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Investimenti: la diversificazione finanziaria strada obbligata

2 Agosto 2014
Investimenti: la diversificazione finanziaria strada obbligata

Il portafoglio ragionato: avere troppi strumenti per spalmare i rischi è controproducente Il mercato richiede analisi più attente.

C’è una parola magica che circola nel mondo del risparmio. È la diversificazione finanziaria.

Gestori, promotori e consulenti non mancano di ripeterla nei momenti in cui debbono impostare una strategia di investimento oppure consigliare al cliente l’allocazione più opportuna dei propri risparmi.

La diversificazione potrebbe diventare una sorta di paravento per il professionista del risparmio: alla fine potrà avere sempre ragione perché tra i prodotti in portafoglio ce ne sarà qualcuno che va bene.

Fin qui però il cliente ne trarrebbe comunque un vantaggio.

La situazione però si complica se si considera che le condizioni di mercato sono radicalmente mutate: sono moltiplicati gli strumenti per investire (e il rischio di acquistare prodotti simili è alto) e sono cambiate le correlazioni tra i mercati.

Occorre fornire strategie che sappiano creare valore aggiunto. Da questo punto di vista proporre una strategia semplicemente passiva, diversificando a pioggia non ha molto senso.

Per questo motivo è bene puntare molto sulla forza relativa, vale a dire andare a cavalcare quei titoli e quei settori che si mostrano più tonici rispetto ad altri con un costante lavoro di ribilanciamento che tiene conto dell’andamento dei mercati.

Negli ultimi 12 anni ci sono state due o tre crisi che hanno messo a dura prova il classico principio della diversificazione: in molti casi tutte le asset class sono andate male e quasi nessuna si è salvata. Quello che la clientela vuole è un investimento più selettivo e ovviamente se il quadro non fornisce spunti interessanti anche la possibilità di restare liquidi. Spesso all’interno di gestioni o veicoli di private insurance vediamo inseriti 30 o 40 titoli. È una dispersione totale. Se quella fosse la logica giusta basterebbe acquistare un unico Etf Msci World.

Se la diversificazione è sicuramente l’approccio migliore per gestire il portafoglio, il passato ci ha insegnato che possono capitare degli eventi improvvisi e imprevedibili, per cui tutte le asset class perdono terreno e quindi non c’è salvagente che tenga. Soprattutto in questo contesto di mercato, fortemente condizionato dalle mosse delle banche centrali, consigliamo ai nostri clienti strumenti flessibili con strategie total return.

Un gestore bravo in un momento di rendimenti ai minimi può dare valore aggiunto anche se i mercati non sono direzionali. Sono strumenti che si trovano prevalentemente con le banche online, che offrono un’ampia selezione di strumenti.

Alla fine poi deve prevalere il buon senso. Se un risparmiatore ha una dotazione di 10mila euro è inutile proporre dieci o quindici strumenti, anche perché in questo modo i costi avrebbero un’incidenza molto elevata e la buona diversificazione potrebbe non essere garantita.

Quando la diversificazione rischia di essere solo apparente?

Il portafoglio di un cliente può definirsi ben diversificato, dato il livello di rischio e l’orizzonte temporale desiderato, non perché ha un numero di titoli o di classi di attivo elevato ma quando i titoli o le asset class selezionate presentano bassi livelli di correlazione tra di loro reagendo in modo diverso in funzione dei diversi scenari macroeconomici.

La ricerca della diversificazione infatti la si deve fare attraverso la qualità degli investimenti piuttosto che nella quantità di titoli. L’obiettivo finale è quello di consentire un andamento della performance del portafoglio stabile e il più possibile meno dipendente dall’andamento di un singolo mercato.

Guardando infatti ai mercati la diversificazione rimane la migliore strategia di investimento, negli ultimi 20 anni infatti solo in poche occasioni i mercati sono stati estremamente selettivi (anni in cui più del 50% delle asset class hanno avuto risultati negativi) penalizzando, solo in questo caso, i processi di investimento che puntano sulla diversificazione.

Che tipo di consigli dare a un risparmiatore per fare un check del loro portafoglio?

Investire un po’ più di tempo, facendosi supportare dal proprio consulente, nell’analisi del proprio portafoglio. Spesso gli investimenti sono fatti in modo stratificato in base alle risorse che si rendono disponibili di tempo in tempo, magari con investimenti in prodotti alla “moda” su asset class che in un determinato momento stanno realizzando buone performance.

Un’efficiente diversificazione infatti la si deve “pianificare” in modo corretto non solo scegliendo strumenti d’investimento già diversificati al loro interno (ad esempio i fondi comuni d’investimento) ma anche combinando in modo “diversificato” i vari prodotti finanziari investiti su mercati e con strategie di gestione differenti. Anche la “modalità” di investimento è un altro strumento di diversificazione: investire a piccoli passi, ad esempio mediante un piano di accumulo o sottoscrivendo un fondo pensione con addebito periodico, consente di diversificare il cosiddetto “market timing“, riducendo la volatilità del portafoglio nonché l’emotività che spesso guida le scelte d’investimento/disinvestimento dei clienti in base alle performance dei mercati.

Cosa dovrebbe chiedere poi a un consulente per essere sicuro che sta operando in questo senso?

Chiedere delle analisi di correlazione dei vari prodotti in portafoglio tra di loro e nei confronti dei principali indicatori finanziari, per capire come il proprio portafoglio, che magari presenta un numero elevato di prodotti e strumenti finanziari, potrebbe reagire a seguito dell’andamento negativo del mercato azionario, di un rialzo dei tassi di interesse o della crescita dell’inflazione. La diversificazione infatti deve essere utile per la riduzione dei rischi insiti nei diversi scenari macro.


note

Autore immagine: 123rf com


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