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Cassa integrazione dirigenti

15 Agosto 2020
Cassa integrazione dirigenti

Le aziende che attraversano un periodo di crisi possono accedere agli ammortizzatori sociali che, tuttavia, non coprono tutti i lavoratori ma solo alcune tipologie contrattuali.

Il mercato, soprattutto nel contesto della globalizzazione che rende la competizione tra le imprese sempre più agguerrita, è caratterizzato da forti oscillazioni della domanda di beni e di servizi. Inoltre, possono verificarsi altri fattori che determinano una riduzione dell’attività lavorativa delle imprese. In questi casi, lo Stato mette a disposizione dei datori di lavoro e dei lavoratori degli strumenti chiamati ammortizzatori sociali. Il principale ammortizzatore sociale è la cassa integrazione guadagni. Tuttavia, non tutti i dipendenti sono tutelati dalla cassa integrazione, basti pensare ai dirigenti che non possono percepire il trattamento di integrazione salariale.

Il rapporto di lavoro dirigenziale, infatti, pur essendo considerato un rapporto di lavoro subordinato è soggetto ad una disciplina peculiare sotto molteplici aspetti, compresa la materia degli ammortizzatori sociali.

Cosa sono gli ammortizzatori sociali?

L’attività dell’impresa non è sempre costante nel tempo. Conseguentemente, anche la necessità della prestazione di lavoro dei lavoratori subordinati non è costante, ma subisce delle variazioni e delle oscillazioni.

Quando l’impresa attraversa un periodo di crisi determinata da diversi fattori come, ad esempio, intemperie stagionali, flessioni del mercato, provvedimenti delle autorità di governo, emergenze sanitarie, etc., può verificarsi una riduzione particolarmente significativa dell’attività lavorativa presso l’impresa. In questo caso, per riallineare le esigenze di lavoro alle ore lavorate dalle unità di personale, l’impresa potrebbe adottare delle decisioni drastiche come, ad esempio, il licenziamento dei lavoratori. Per evitare questo esito, considerate le conseguenze sociali che il licenziamento comporta, lo Stato mette a disposizione dei datori di lavoro e dei lavoratori dei particolari strumenti chiamati ammortizzatori sociali.

Il principio cui si ispirano gli ammortizzatori sociali è quello assicurativo. Le imprese, infatti, nel monte complessivo di contributi previdenziali che versano ogni mese all’Inps, pagano anche uno specifico contributo al fondo che alimenta gli ammortizzatori sociali. E’ dunque una sorta di assicurazione: l’impresa paga oggi un contributo al fine di poter attingere, in caso di necessità, ad una forma di sostegno pubblico.

Che cos’è la cassa integrazione guadagni?

Il principale ammortizzatore sociale previsto nel nostro ordinamento è la cassa integrazione guadagni. Si tratta di una prestazione economica a carico dello Stato che viene erogata ai lavoratori ai quali il datore di lavoro abbia sospeso o ridotto l’attività lavorativa.

Per evitare che la crisi dell’impresa si traduca in una riduzione o in un azzeramento del reddito percepito dal lavoratore, la cassa integrazione ha proprio la funzione di integrare il reddito perso dal lavoratore a causa della contrazione dell’attività lavorativa.

Nel nostro ordinamento, non esiste una sola tipologia di cassa integrazione guadagni, dovendosi, al contrario, registrare una molteplicità di tipologie di cassa integrazione che si differenziano, essenzialmente, per il settore merceologico presso cui opera l’impresa e il numero di dipendenti.

Le principali tipologie di cassa integrazione sono le seguenti:

  • Cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo);
  • Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs);
  • Fondo di integrazione salariale (Fis);
  • Fondi di solidarietà bilaterali;
  • Cassa integrazione guadagni in deroga (Cigd).

Ogni azienda, quando riceve la matricola previdenziale Inps, viene iscritta in una specifica gestione ammortizzatori sociali, sulla base delle proprie caratteristiche (settore, numero dipendenti). Ne deriva che, oltre all’obbligo di versare a quella specifica gestione ammortizzatori sociali la contribuzione sociale, l’impresa potrà accedere a quel trattamento di integrazione salariale in caso di necessità.

Cassa integrazione guadagni: le causali di accesso

Per poter accedere al trattamento di integrazione salariale, l’impresa deve trovarsi in una delle situazioni alle quali la legge prevede l’applicazione della cassa integrazione. Le causali di accesso alla cassa integrazione variano al variare della gestione ammortizzatori sociali. Per esempio, la Cigo può essere richiesta per intemperie stagionali, fluttuazioni del mercato, blocco produttivo temporaneo, etc.

La Cigs, invece, può essere richiesta per riorganizzazione aziendale, crisi aziendale o perché l’azienda ha sottoscritto con le organizzazioni sindacali un contratto di solidarietà che prevede la riduzione dell’orario di lavoro dei dipendenti per evitare i licenziamenti. Ne consegue che l’impresa potrà richiedere e ottenere il trattamento di integrazione salariale solo se ricorre una delle causali previste dalla legge.

Cassa integrazione guadagni: a chi si applica

La cassa integrazione guadagni, in realtà, non tutela tutti i lavoratori che potrebbero subire una riduzione di salario determinata dalla contrazione dell’attività lavorativa dell’impresa. Ciò avviene in quanto tale strumento si applica solo ai lavoratori subordinati.

I primi esclusi dal trattamento di integrazione salariale sono, dunque, i consulenti, collaboratori coordinati e continuativi, partite Iva, e in generale tutti i collaboratori dell’impresa assunti con contratti di lavoro autonomo.

Nell’ambito del lavoro subordinato occorre, peraltro, rilevare che vi sono alcune tipologie contrattuali escluse dalla cassa integrazione. Basti pensare, ad esempio, ai lavoratori assunti con contratto di lavoro intermittente. In questo caso, la cassa integrazione guadagni si può applicare solo se il lavoratore era stato chiamato quando si è verificata la causa di riduzione o sospensione dell’attività di lavoro.

Cassa integrazione guadagni: quanto spetta?

Per quanto concerne la misura del trattamento di integrazione salariale, la regola generale è che al lavoratore messo in cassa integrazione spetta un trattamento economico pari all’80% della retribuzione persa a causa della sospensione o riduzione dell’orario di lavoro.

In ogni caso, la legge prevede che il trattamento massimo mensile erogabile a titolo di integrazione salariale non possa superare un tetto massimo detto massimale Cig.

Il massimale viene disposto anno per anno dall’Inps con una propria circolare al fine di adeguare l’importo agli scostamenti registrati dall’Istat nell’indice del prezzo di consumo per le famiglie di operai ed impiegati.

La presenza del massimale fa sì che i lavoratori con un reddito medio-alto percepiscano, in realtà, un trattamento di integrazione salariale inferiore all’80% della retribuzione persa a causa della sospensione o riduzione dell’orario di lavoro. Per questo, in alcuni settori, sono stati introdotti dei fondi bilaterali che integrano la cassa integrazione erogata dall’Inps.

Cassa integrazione guadagni e dirigenti

Un’altra tipologia di rapporto di lavoro subordinato che resta escluso dalla possibilità di ottenere il trattamento di integrazione salariale è rappresentato dal lavoro dirigenziale. Il contratto di lavoro dirigenziale è, infatti, considerato un contratto di lavoro subordinato ma, a causa della particolare natura dell’incarico conferito al dirigente e della particolare forza economica di questa categoria di lavoratori, molte norme poste a tutela del lavoro subordinato non si applicano ai dirigenti.

Basti pensare alla normativa in materia di licenziamenti illegittimi [1] che, come noto, non si applica ai dirigenti, per i quali una forma di tutela contro il licenziamento ingiustificato è stata introdotta solo dalla contrattazione collettiva. Lo stesso discorso vale per la cassa integrazione guadagni. Ne consegue che, in caso di crisi aziendale, il datore di lavoro non potrà sospendere o ridurre unilateralmente la prestazione di lavoro del dirigente con l’intervento della cassa integrazione. Una soluzione praticabile è, allora, la sottoscrizione di un accordo temporaneo di trasformazione del rapporto di lavoro dirigenziale da full-time in part-time.

Tuttavia, in questo caso, a fronte di una riduzione del numero di ore di lavoro prestate dal dirigente si avrà una proporzionale riduzione della retribuzione erogata al dirigente senza che allo stesso possa essere riconosciuta una integrazione della retribuzione persa da parte dello Stato.

Inoltre, per trasformare il rapporto in part-time, benché solo temporaneamente, è necessario il consenso del lavoratore.

Nel particolare momento emergenziale determinato dalla pandemia da Covid-19 molte aziende hanno deciso insieme ai dirigenti di prevedere una riduzione del compenso dovuto anche come attestazione di solidarietà nei confronti dei lavoratori messi in cassa integrazione.

Dirigenti: si applica il divieto di licenziamento per Covid-19?

Come noto, il decreto Cura Italia [2] ha introdotto il divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo per 60 giorni a partire dalla data di entrata in vigore del decreto stesso, ossia, dal 17 marzo 2020. Il termine è stato successivamente prorogato fino al 17 agosto 2020 dal decreto Rilancio [3].

Con il divieto si vuole evitare che le imprese, a causa degli effetti negativi sul business prodotti dal coronavirus, possano licenziare i lavoratori. Lo Stato ha messo in campo ingenti risorse per la cassa integrazione proprio al fine di evitare i licenziamenti e, come contropartita, vieta ai datori di lavoro di licenziare il personale.

Sono sorti dubbi sull’applicabilità di questo divieto anche ai dirigenti e l’opinione prevalente ritiene che il licenziamento del dirigente sia possibile nonostante la sussistenza di questo divieto che, invece, si applicherebbe solo ai lavoratori subordinati assunti con categoria legale non dirigenziale.

In ogni caso, il divieto non opera nei confronti di qualsiasi tipologia di licenziamento ma solamente per i licenziamenti determinati da motivi economici. Resta, comunque, sempre possibile il licenziamento per motivi disciplinari.


note

[1] Art. 3 L. 604/1966.

[2] Art. 46 D.L. 18/2020.

[3] D.L. 34/2020.


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