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Separazione dei beni gratis

24 Maggio 2020 | Autore:
Separazione dei beni gratis

Convenzioni matrimoniali e decisioni dei coniugi. Quale regime patrimoniale applicare alla nuova famiglia?

Sei felicemente divorziato, ma vuoi ricostruire la tua vita e creare una nuova famiglia. Tuttavia, con la tua ex moglie hai avuto dei problemi molto importanti dal punto di vista economico. Eravate in regime di comunione dei beni e prima di separarvi lei ha prosciugato tutto il tuo conto in banca. Ha prelevato il contante, venduto la sua metà dei beni ed è scappata via con il suo amante, peraltro tuo migliore amico.

Tutta questa situazione ti ha reso estremamente diffidente e hai preso una decisione inderogabile. Quando troverai una nuova compagna, prima di sposarla, metterai i patti in chiaro: ognuno dei due deve avere un patrimonio separato. E per raggiungere tale scopo non vuoi spendere nemmeno un centesimo. Ecco perché ti interessa sapere come si fa a ottenere una separazione dei beni gratis.

Se questo è il quesito che ti stai ponendo, leggi il nostro articolo. In questo scritto ti forniremo un quadro generale del regime patrimoniale tra coniugi e, soprattutto, vedremo come è possibile raggiungere il tuo obiettivo.

Che cos’è il regime patrimoniale dei coniugi?

Quando due persone si sposano acquisiscono una serie di diritti e di doveri reciproci. Pensa, ad esempio, all’obbligo di fedeltà, a quello di contribuire al benessere economico e spirituale della famiglia o a quello di assistenza materiale e morale.

Tali condizioni, contenute nella nostra Costituzione, nel codice civile e in una serie di leggi speciali costituiscono il cosiddetto diritto di famiglia. Si tratta di una fetta del nostro sistema giuridico che si occupa di tutte le situazioni che riguardano sia il rapporto coniugale sia la relazione tra genitori e figli.

Tra le tante disposizioni presenti in materia, quelle che ci interessano di più fanno riferimento al regime patrimoniale dei coniugi. Con questa espressione si intende la disciplina dell’aspetto economico della famiglia. Infatti, tali norme stabiliscono come devono essere distribuite le risorse finanziarie degli sposi sia durante il matrimonio sia successivamente in caso di separazione o di divorzio.

In relazione a tale aspetto, la distinzione più importante è quella tra comunione o separazione dei beni.

Di tale differenza si parla soprattutto ai giorni nostri. In tempi passati, infatti, la possibilità di adottare una decisione che distingueva la posizione del marito da quella della moglie era pressocché nulla. La donna non lavorava e non aveva un reddito proprio da destinare a patrimonio personale: il marito aveva il monopolio del portafoglio domestico.

A seguito dell’evoluzione della società per fortuna è cambiata anche la visione economica della famiglia. Pari dignità e pari diritti significano anche maggiore possibilità di scelta tra l’uno e l’altro regime.

Come funziona la comunione dei beni?

La disciplina sulla comunione dei beni è contenuta nel codice civile. Tale regime patrimoniale, in assenza di patto contrario, costituisce la regola generale del matrimonio.

Ne deriva che se i futuri coniugi non dispongono diversamente al momento delle nozze, a conclusione della celebrazione del rito la comunione dei beni viene applicata in automatico. In tal caso si usa il termine di comunione legale in quanto prevista direttamente dalla legge.

Il regime di cui stiamo parlando ha un fine specifico: quello di mettere in comune tutti i beni dei coniugi nonché la futura ricchezza che da essi deriva.

Questa è la regola generale, ma come spesso avviene vi sono le dovute eccezioni. Infatti, la comunione dei beni non ha carattere universale e non si applica a tutti i beni di marito e moglie.

Il codice civile stabilisce espressamente che non ricadono in comunione:

  • i beni personali di ciascun coniuge (pensa, ad esempio, all’abbigliamento o agli accessori di uso privato);
  • i beni del marito o della moglie acquistati prima dal matrimonio;
  • i beni acquisiti da uno dei due coniugi per successione o donazione sia prima sia durante il matrimonio;
  • i beni necessari all’esercizio dell’attività professionale di uno dei due sposi.

Al di fuori di queste ipotesi, soprattutto con riferimento a ciò che viene acquistato in costanza di matrimonio, tutte le proprietà ricadono in comunione dei beni. La loro gestione spetta disgiuntamente a ciascun coniuge, fatte salve le ipotesi di straordinaria amministrazione. In quest’ultimo caso, infatti, le decisioni devono essere assunte da moglie e marito di comune accordo.

Cosa si intende con separazione dei beni? 

Se i coniugi non vogliono la comunione legale devono dichiarare espressamente di voler adottare un regime patrimoniale diverso. In questo caso, la scelta è quella della separazione dei beni. Tale soluzione presenta delle caratteristiche esattamente opposte a quelle della comunione. Infatti, in tale ipotesi il patrimonio dei due sposi viene separato. Marito e moglie dunque, sotto il profilo economico, viaggiano ciascuno per la propria strada su due binari paralleli.

Bada bene: le limitazioni previste dalla separazione dei beni riguardano soltanto il profilo patrimoniale del matrimonio. Esse non incidono in nessun modo sulla validità del rapporto coniugale o sugli obblighi previsti dal diritto di famiglia a carico degli sposi. Tutte le norme rimangono invariate e non sono previste deroghe o sconti sugli obblighi e i doveri imposti per legge.

La scelta di tale regime matrimoniale può essere giustificata da ragioni molto diverse tra di loro. In alcuni casi, infatti, la decisione ha origine strettamente personale; in altre ipotesi, si opta per tale soluzione per fini fiscali o tributari (pensa, ad esempio, a un reddito familiare elevato oppure al caso in cui uno dei due soggetti sia titolare di un’attività commerciale che può fallire).

Come si ottiene una separazione dei beni gratis? 

Il regime della separazione dei beni può essere scelto sia al momento delle nozze sia in una fase successiva.

Le conseguenze nell’uno e nell’altro caso sono le stesse: due patrimoni personali vengono mantenuti distinti per tutta la durata del matrimonio. Tuttavia, le procedure da seguire e i costi da sostenere sono differenti.

Vediamo perché.

Quando si sceglie il regime di separazione al momento della celebrazione delle nozze, non sono richieste particolari formalità. Infatti, a conclusione del rito (civile o religioso) gli sposi dichiarano di voler derogare alla regola generale della comunione dei beni e di voler adottare la separazione. Tale scelta viene annotata dal celebrante nell’atto di nozze e trascritta nel registro dello stato civile in maniera del tutto gratuita.

Viceversa, quando la decisione viene presa in un momento successivo al matrimonio, occorre stipulare una convenzione matrimoniale dinanzi a un notaio. Ne deriva che è necessario sopportare i costi di un atto pubblico: onorario del professionista e spese fisse (marche da bollo, copie degli atti e così via).

Se quindi sei orientato verso questa scelta, ti consigliamo di farla sin da subito. In tal caso, infatti, eviti il rischio di sostenere successivamente delle spese che, se sei fortunato, si aggirano intorno alle cinquecento euro.


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