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Dl Rilancio: a rischio Ryanair e lo scalo di Orio al Serio

23 Maggio 2020 | Autore:
Dl Rilancio: a rischio Ryanair e lo scalo di Orio al Serio

Prevista una norma per far cambiare politica alla compagnia irlandese sulla retribuzione dei lavoratori. Preoccupazione per il futuro dello scalo di Bergamo.

Il braccio di ferro tra il Governo e Ryanair si fa ancora più duro e mette a rischio la continuità della compagnia irlandese in Italia con preoccupanti conseguenze, a cascata, sul futuro dell’aeroporto bergamasco di Orio al Serio, principale hub del vettore low cost e punto di riferimento per milioni di passeggeri.

La corda potrebbe spezzarsi a causa di una norma contenuta nel decreto Rilancio che obbliga tutte le compagnie aeree e le imprese del trasporto aereo che operano e impiegano personale in Italia a garantire ai propri lavoratori il trattamento retributivo non inferiore a quello minimo stabilito dal contratto collettivo nazionale di settore.

La linea del Governo, caldamente appoggiata dai sindacati, è molto chiara: la norma prevede anche un sistema sanzionatorio, con la possibilità di revocare le concessioni e multe per chi non adempie agli obblighi.

Il provvedimento interessa le compagnie aeree e le imprese che operano e impiegano personale sul territorio italiano e che sono assoggettate a concessioni, autorizzazioni e certificazioni previste dalla normativa Easa o dalla normativa nazionale, oltre che alla vigilanza dell’Enac. E coinvolge anche il personale dipendente di terzi ed utilizzato per lo svolgimento delle proprie attività dai vettori aerei e dalle imprese operanti in Italia. Secondo quanto previsto dal decreto, entro 90 giorni dall’entrata in vigore del Dl Rilancio, compagnie e imprese interessate devono comunicare all’Enac di aver ottemperato agli obblighi, «a pena di revoca delle concessioni, autorizzazioni e certificazioni rilasciate dall’autorità amministrativa italiana».

In caso di concessioni, autorizzazioni e certificazioni non rilasciate dall’autorità amministrativa italiana, la violazione di questi obblighi comporta l’applicazione da parte dell’Enac di una sanzione amministrativa da un minimo di 5 mila euro ad un massimo di 15 mila per ogni lavoratore impegnato sul territorio italiano.

Un boccone che Ryanair potrebbe decidere di non mandare giù: la compagnia irlandese ha un sistema tutto suo per l’impiego del personale, con il solo 30% dell’organico assunto ed il resto proveniente da società terze con sede in Paesi dove appena si conosce l’imposizione fiscale. Il vettore low cost, quindi, potrebbe decidere di spostare i suoi aerei altrove, penalizzando soprattutto l’aeroporto di Orio al Serio che, oltre ad essere l’hub di riferimento di Ryanair, ospita la scuola di addestramento dei suoi piloti. Per lo scalo bergamasco sarebbe un’ulteriore tegola, dopo le difficoltà create dal calo del traffico dovuto all’emergenza coronavirus.


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