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Inchieste coronavirus: in Lombardia i primi indagati

23 Maggio 2020 | Autore:
Inchieste coronavirus: in Lombardia i primi indagati

In Corte d’Appello a Brescia ci sarebbero dei nomi iscritti nel registro. Si indaga sulla mancata chiusura dell’ospedale di Alzano e sulla gestione delle Rsa.

Si concentrano in Lombardia le inchieste sulla gestione dell’emergenza coronavirus su cui ci sarebbero già i primi indagati. Il lavoro dei giudici delle procure di Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova si trova nel distretto della Corte d’Appello bresciana, il cui Procuratore generale, Guido Rispoli, ha ammesso che ci sono già dei nomi e dei cognomi iscritto nel registro degli indagati. Senza, però, svelare altri particolari sull’identità delle persone coinvolte. Si pensa possa trattarsi di dirigenti di qualche struttura sanitaria ma anche di posizioni di rilievo a livello regionale. Per ora, Rispoli sceglie la cautela: «Stiamo indagando – precisa il Procuratore – non è già una valutazione di responsabilità»

Due i filoni su cui si concentra il lavoro investigativo. Il primo riguarda la mancata chiusura dell’ospedale di Alzano Lombardo, nella bergamasca Val Seriana che non è mai diventata zona rossa nonostante, tra la fine di febbraio e l’inizio del mese di marzo, ce ne sarebbero state le condizioni.

Secondo gli investigatori, infatti, dopo il primo caso di Codogno vennero riscontrati due «positivi» nell’ospedale di Alzano. I dirigenti della struttura lo comunicarono alla direzione sanitaria di Seriate, che dipende dall’Asst di Bergamo in capo a Francesco Locati, suggerendo l’opportunità di chiudere il nosocomio. Da Seriate, la richiesta rimbalzò alla Regione Lombardia e finì sui tavoli della direzione generale della Sanità, di cui è responsabile Luigi Cajazzo. L’ospedale non venne chiuso.

Il secondo filone riguarda la gestione delle Rsa, le case di cura, diventate grazie alla delibera regionale dell’8 marzo 2020 «centri di smistamento di malati Covid in Lombardia» ma nelle quali restavano ricoverati i pazienti anziani, spesso malati cronici. Molte le denunce di parenti di persone decedute o di chi ha preso il virus fuori dalle strutture e che ora puntano il dito contro «l’omessa adozione delle necessarie cautele preventive». Non mancano le denunce di medici e infermieri delle strutture che sostengono di aver contratto il coronavirus «nell’esercizio delle loro funzioni e per mancanza di presidi preventivi».



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