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Cosa fare quando la banca cambia iban

24 Maggio 2020 | Autore:
Cosa fare quando la banca cambia iban

Codice iban: cos’è, a cosa serve e com’è composto? La banca può modificare unilateralmente l’iban? Chi è tenuto a comunicare il cambio a creditori e debitori?

È difficile trovare qualcuno che non abbia un conto corrente: un po’ per comodità, un po’ per necessità, praticamente tutti preferiscono affidare il proprio stipendio e i propri risparmi alle banche e alle poste, così da stare più tranquilli e sentirsi tutelati da furti o truffe. Il problema è che dare i propri soldi agli istituti di credito significa anche dover sottostare alle loro decisioni, a volte adottate unilateralmente nel loro interesse esclusivo. Con questo articolo cercheremo di capire cosa fare quando la banca decide di cambiarti l’iban.

Come sicuramente saprai, l’iban è quel codice che serve per farti accreditare denaro sul tuo conto; allo stesso tempo, gli iban degli altri ti servono per poter pagare sui conti altrui. Il punto è che l’iban potrebbe cambiare in corso di rapporto: in altre parole, può succedere che gli istituti di credito (indifferentemente, banche o Poste italiane), per via di operazioni interne (ad esempio, fusioni tra società), si trovino costrette a modificare il codice iban dei propri clienti. Il problema è che la modifica viene imposta senza possibilità di poter fare alcunché, se non di recedere dal rapporto e chiudere il conto. Cosa fare quando la banca cambia iban? Quali oneri gravano sul correntista? Chi è tenuto alle comunicazioni inerenti alla variazione dell’iban? Scopriamolo insieme.

Codice iban: cos’è?

Il codice iban (acronimo che sta per International Bank Account Number) non è altro che una serie di numeri che si riferisce alle coordinate bancarie. È costituito da 27 caratteri, tra i quali si trova anche l’identificativo del conto corrente.

Iban: com’è composto?

Come appena detto, l’iban è un codice alfanumerico che fornisce determinate indicazioni. Nello specifico, esso è così composto:

  • le prime due lettere iniziali indicano la provenienza del conto. Ad esempio, la sigla IT sta per Italia, DE sta per Germania mentre GB indica il Regno Unito;
  • le successive due cifre sono di controllo (cosiddetto check number);
  • il Cin (Control Internal Number), un carattere di controllo costituito da una sola lettera;.
  • l’Abi (Associazione Bancaria Italiana), costituito da cinque numeri che indica l’istituto bancario dove risiede il conto;
  • il Cab (Codice di Avviamento Bancario), composto da altri cinque numeri e contenente ulteriori dati che permettono di identificare l’istituto di credito;
  • il numero di conto corrente, composto di dodici cifre.

Iban: a cosa serve?

A cosa serve il codice iban? Attraverso le coordinate iban è possibile effettuare diverse operazioni bancarie: ad esempio, grazie agli attuali servizi di home banking, senza doverti recare presso il tuo istituto di credito (banca o poste) puoi effettuare pagamenti direttamente da casa, semplicemente conoscendo il codice iban del beneficiario.

Conoscendo il codice iban, puoi inviare bonifici indirizzati a beneficiari con conti in Italia e all’estero: ciò che occorre fare è semplicemente inserire le coordinate nell’apposito spazio, insieme alla causale del versamento ed i dati di chi lo riceve. Ovviamente potrai effettuare la stessa operazione presso lo sportello di una banca, compilando l’apposito formulario in formato cartaceo.

L’iban consente non solo di fare, ma anche di ricevere bonifici, nonché accrediti direttamente sul tuo conto, come lo stipendio e la pensione. Il codice è presente nei documenti che ti sono stati rilasciati al momento dell’apertura del conto corrente e nel tuo account di internet banking. Perfino alcune carte di credito o carte prepagate posseggono il codice iban, stampato sulla facciata principale della tessera: anche la postepay evolution emessa dalle poste italiane è dotata di codice iban.

L’iban ti consente altresì di effettuare la domiciliazione bancaria delle utenze, come la bolletta della luce, del telefono o del gas: si tratta dei cosiddetti addebiti continuativi Sepa (o meglio, Sepa Direct Debit, meglio conosciuti con l’acronimo Sdd), su cui torneremo a breve.

Codice iban: perché la banca lo cambia?

Può accadere che la banca comunichi ai propri clienti l’improvviso cambiamento del codice iban di cui si era titolari e del quale ci si stava già servendo per compiere tutte le consuete operazioni di pagamento e di accredito.

Perché la banca cambia l’iban? Questo evento è in genere la conseguenza di operazioni compiute dagli istituti di credito: ad esempio, se due banche decidono di fondersi, è molto probabile che le conseguenze si ripercuotono sui correntisti, i quali si vedranno cambiato il numero di conto. Se varia il numero del conto corrente, allora cambierà anche l’iban: come visto qualche paragrafo fa, le ultime dodici cifre del codice iban rappresentano proprio il numero di conto corrente.

Tuttavia, la modifica dell’iban potrebbe derivare anche dal cambiamento inerente alle prime cifre, cioè quelle che individuano l’istituto bancario: pensa a una banca che venga completamente assorbita da un’altra, di fatti scomparendo.

Dunque, il cambio del codice iban non è un mero capriccio dell’istituto di credito, ma la conseguenza di determinati eventi, in genere importanti per la vita societaria della banca e che si riflettono anche sulla quotidianità dei correntisti.

Cambio iban: cosa fare?

Cosa fare se la banca cambia improvvisamente l’iban? In genere occorrerà attenersi alle indicazioni comunicate al correntista. Quando avviene un cambiamento del codice iban, tale mutamento viene prontamente comunicato ai clienti, i quali riceveranno un’apposita informativa contenente indicazioni importanti.

Per la precisione, la comunicazione della banca non conterrà (ovviamente) soltanto il nuovo codice iban, ma anche altre importanti istruzioni su come comportarsi dopo il cambio.

In genere, per un determinato periodo di tempo la banca manterrà attivi entrambi i codici iban, cioè sia quello precedente che il nuovo: entrambi corrisponderanno quindi allo stesso conto, e se qualcuno dovesse effettuarvi un pagamento i soldi non andranno persi.

Il problema riguarda il periodo successivo, quello in cui il vecchio iban diverrà effettivamente inattivo e, pertanto, inutilizzabile. Cosa fare quando il vecchio iban è stato oramai cancellato?

Vecchio codice iban cancellato: cosa fare?

In casi del genere, cioè quando viene modificato il codice iban, purtroppo l’incombenza di contattare tutti coloro che sono a conoscenza del vecchio iban non più attivo grava sul correntista. In altre parole, se la banca ti ha cambiato l’iban, dovrai essere tu a comunicare il nuovo a tutti coloro che ne possono essere interessati: la banca non farà nulla del genere.

D’altra parte, l’istituto bancario non può essere a conoscenza di tutti coloro a cui hai dato il tuo iban affinché lo usassero per pagarti. Certo: la banca potrebbe occuparsi di comunicare la modifica dell’iban a tutti quei soggetti che sono stati espressamente autorizzati a effettuare versamenti o prelievi dal conto, tipo il datore di lavoro oppure la società erogatrice di servizi periodici per cui si è optato per la domiciliazione dei pagamenti (addebiti Sepa; leggi il prossimo paragrafo).

Tuttavia, ciò accade di rado e solamente se è la banca a indicartelo; in caso contrario, dovrai essere tu ad avere cura di comunicare a tutti coloro che utilizzano il tuo iban dell’avvenuta modifica.

La banca può comunicare il nuovo codice iban?

Come detto, la banca potrebbe darsi da fare e comunicare spontaneamente il nuovo codice iban del proprio correntista; ciò vale soprattutto per gli addebiti continuativi Sepa, cioè per le domiciliazioni bancarie che consentono il pagamento di bollette periodiche (luce, telefono, ecc.)

Quando si è passati in via definitiva agli addebiti Sepa (Sdd), infatti, il sistema bancario italiano ha provveduto a sviluppare uno specifico servizio aggiuntivo (denominato Seda, acronimo che sta per Sepa-Compliant Electronic Database Alignment) che permette lo scambio dei dati relativi al mandato Sdd tra la banca del pagatore e l’azienda creditrice, come proprio i dati riguardanti il cambio dell’Iban.

Peraltro, è appena il caso di notare che, quando una persona decide di lasciare la propria banca per diventare correntista di un’altra, a questi non viene certo domandato di provvedere in proprio alla modifica delle coordinate bancarie: è la banca a provvedere alle relative comunicazioni.

Modifica codice iban: a chi comunicarlo?

Se la banca ti ha comunicato la modifica del codice iban e non si è fatta carico di provvedere alle comunicazioni a coloro che utilizzano in maniera frequente dello stesso, allora toccherà a te darti da fare.

In genere, la modifica del proprio codice iban va comunicata:

  • al datore di lavoro nel caso di accredito dello stipendio;
  • all’ente previdenziale per l’accredito della pensione. Va precisato però, che in questo caso spesso è necessario compilare degli appositi moduli online o tramite altri sistemi telematici;
  • ai clienti, i quali dal momento in cui ricevono la comunicazione, sono tenuti a fare riferimento al nuovo conto per l’esecuzione di tutti i futuri pagamenti a favore del mittente;
  • all’istituto di credito presso il quale è stato acceso un mutuo o si è chiesto un prestito per l’addebito delle rate;
  • al gestore del servizio di luce, gas, telefonia, ecc. al fine di consentire solo di eseguire le richieste di addebito per le quali è stata rilasciata in precedenza specifica autorizzazione, a valere sul nuovo conto indicato.

Per provvedere alla comunicazione della modifica del tuo iban potrai avvalerti di un semplice modello che potrai trovare leggendo l’articolo dal titolo Modulo cambio iban. Si tratta di una semplice lettera da inviare ai soggetti sopra indicati; l’invio può avvenire per posta (è preferibile una lettera raccomandata con avviso di ricevimento), oppure attraverso fax, pec o semplice email.

La comunicazione del cambio di iban è importante perché, in assenza, potrebbero crearsi disguidi, soprattutto nel caso di mancato pagamento dello stipendio o delle bollette per cui avevi predisposto la domiciliazione bancaria.


note

Autore immagine: Canva.com


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