Coronavirus: niente bonus ai professionisti

23 Maggio 2020 | Autore:
Coronavirus: niente bonus ai professionisti

Il decreto Rilancio esclude la categoria dall’indennità di aprile e maggio, dopo le promesse di Gualtieri. Battaglia anche sui contributi a fondo perduto.

Una delle cose più antipatiche nella vita accade quando una persona ti offre una caramella e, appena l’hai messa in bocca e cominci ad avvertire il sapore, la stessa persona te la toglie. Lo stesso è successo a circa 500mila professionisti, a cui il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, aveva offerto la «caramella» del bonus da 600 euro di aprile per poi toglierla dicendo che dovevano accontentarsi di quant’era buona quella di marzo.

Già, i professionisti sono stati esclusi dai contributi a fondo perduto. Ora, quelli che hanno incassato il bonus di marzo si vedono sfumare quelli di aprile e di maggio. Al danno si aggiunge la beffa, perché Gualtieri aveva promesso che questi professionisti sarebbero stati equiparati agli autonomi e che, quindi, avrebbero preso sia i 600 euro di aprile sia i 1.000 euro di maggio. Macché: la clausola di esclusione contenuta nel decreto Rilancio che riguarda chi ha preso i soldi a marzo ha mandato tutto all’aria. Le casse di previdenza private confidano in un errore materiale involontario. Perché se fosse volontario, si annuncia una vera e propria guerra.

Già gli animi tra Governo e professionisti sono caldi per via dell’esclusione dai contributi a fondo perduto a cui, invece, hanno diritto imprenditori, artigiani e commercianti. Secondo il ministro «i professionisti sono persone e beneficiano delle indennità di 600 euro, quindi non hanno diritto ai contributi a fondo perduto delle imprese».

Non l’avesse mai detto: per il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, queste parole «denotano una preoccupante e pericolosa approssimazione su un settore economico che occupa 900 mila lavoratori tra dipendenti e collaboratori e muove un volume d’affari di circa 210 miliardi di euro all’anno. Un settore che investe e produce ricchezza per il Paese. Ma anche un settore colpito duramente dalla crisi economica, innescata dalla pandemia. Quali sono le differenze – si chiede Stella – tra un imprenditore, un artigiano o un commerciante che per effetto del Covid-19 ha subito un calo di fatturato e un dentista, un avvocato, un architetto o un commercialista che per lo stesso motivo hanno subito il medesimo danno? Due pesi, due misure. Ci troviamo di fronte a una visione ottocentesca dell’economia che inquadra ancora il lavoro professionale con la lente delle corporazioni. Evidentemente – conclude il capo di Confprofessioni – al ministro Gualtieri sfugge la nozione di impresa, così come formulata nelle raccomandazioni della Commissione europea». La battaglia è appena iniziata.


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