Bonus 600 euro: quando ne hanno diritto i professionisti

25 Maggio 2020 | Autore:
Bonus 600 euro: quando ne hanno diritto i professionisti

I calcoli e le circostanze da considerare per chi appartiene ad una cassa di previdenza autonoma.

Un conto è dire che c’è un bonus da 600 euro per i professionisti colpiti economicamente dall’emergenza coronavirus e un altro ben diverso è ottenerlo. C’è sempre in ogni decreto una virgola, un passaggio nascosto tra le pieghe che può dare diritto all’agevolazione o far sì che quel diritto sfumi.

Il decreto Rilancio approvato dal Governo, e ora al vaglio del Parlamento, fa un distinguo tra i professionisti iscritti ad una cassa di previdenza autonoma e quelli che appartengono alla gestione separata dell’Inps.

Nel primo caso, non è possibile accedere al contributo a fondo perduto, indipendentemente dal fatto che si percepisca o meno il bonus da 600 euro. Quest’ultima indennità, dunque, è l’unico aiuto che hanno a disposizione. Con alcuni vincoli, però. Incassato il bonus di marzo, restava infatti l’incognita di quelli relativi ai mesi di aprile e di maggio (rispettivamente, almeno secondo quanto previsto, di 600 e di 1.000 euro).

Tanto per cominciare, non ha diritto al bonus il professionista ordinistico titolare di una pensione o di contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Dopodiché, occorre valutare se si rientra tra i professionisti che hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività. Secondo il decreto del 28 marzo, ricadono in tale condizione:

  • i professionisti che nel periodo d’imposta 2018 hanno dichiarato un reddito complessivo (al lordo dei canoni locativi da cedolare secca) non superiore a 35mila euro che abbiano subito restrizioni da provvedimenti coronavirus. Considerato che le restrizioni sono state emanate a vario titolo su tutto il territorio nazionale, si può dire che se risulta rispettato il tetto reddituale ne deriva il diritto al bonus anche per aprile e maggio;
  • i professionisti che abbiano dichiarato un reddito 2018 (la norma in realtà parla di «reddito percepito», ma va interpretato come «dichiarato»), calcolato sempre al lordo dei canoni locativi da cedolare secca, compreso tra 35mila e 50mila euro, hanno diritto al bonus per aprile e maggio se hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività.

Passaggio successivo: capire se si è verificata tale circostanza. Lo stesso decreto del 28 marzo chiarisce che va intesa come cessata l’attività se è stata chiusa la partita Iva tra il 23 febbraio e il 31 marzo 2020, ma la scadenza potrebbe slittare al 31 maggio. In questo caso, si avrebbe diritto al bonus.

Inoltre, si stabilisce che si deve intendere ridotta o sospesa l’attività se si è registrata una comprovata riduzione del reddito del primo trimestre 2020 rispetto al medesimo dato del primo trimestre 2019 di almeno il 33%. Reddito, però, non fatturato, cioè va calcolata la differenza tra compensi percepiti e costi sostenuti. La norma non cita tra i costi sostenuti le quote di ammortamento dei beni strumentali, che parrebbero quindi da escludere dal conteggio.


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