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Coronavirus: chi sono i nuovi positivi

25 Maggio 2020
Coronavirus: chi sono i nuovi positivi

Tamponi effettuati in precedenza; casi segnalati dai medici di base o sul lavoro; risultati dei test sierologici. Dati in calo in tutta Italia, anche in Lombardia. 

Il Coronavirus sta arretrando in tutta Italia: i dati epidemiologici sono in calo e in particolare scendono i nuovi positivi (-1570 nelle ultime 24 ore, con una discesa del 2,6%). Anche in Lombardia, la Regione più colpita, la diminuzione è accentuata (285 casi contro i 441 del giorno precedente).

Ma chi sono i nuovi positivi? A questa domanda risponde l’epidemiologo Vittorio Demicheli, capo della task force della Regione Lombardia e direttore sanitario dell’Ats di Milano, in un’intervista al Corriere della Sera riportata dall’Adnkronos Salute.

“Tre giorni fa si è concluso lo screening di massa su operatori e personale delle Rsa – ricorda l’esperto – ma i referti di quei tamponi entrano ancora nei dati di questi giorni. Ci sono poi i positivi che emergono dai test sierologici e quelli segnalati dai medici di base nel quadro di sorveglianza diffuso che parte anche dalle segnalazioni dai luoghi di lavoro. C’è poi qualche caso di contagio in famiglia, ma non troviamo più catene lunghe”, osserva l’esperto.

La diminuzione dei nuovi casi, delle infezioni in atto e dei decessi si spiega, per l’epidemiologo, con “un fenomeno che gli inglesi chiamano harvesting. Il virus ha fatto la cosiddetta ‘mietitura’ ed ha accelerato quindi il percorso clinico di persone fragili, in molti casi con altre patologie. Può essere che ora abbia consumato il bacino dove poteva fare più danni e si presenti con letalità contenuta”.

Analizzando in particolare la situazione in Lombardia, dove l’epidemia sta retrocedendo vistosamente, Demicheli sottolinea che “il dato dei decessi rispecchia l’andamento anche se indica sempre storie cliniche iniziate qualche settimana prima. E una conseguenza anche del dato che emerge dalle terapie intensive. A morire sono quasi sempre i malati più gravi che spesso erano intubati. Se il numero nelle ultime settimane è sceso da oltre 1.300 ai 197 di ieri – osserva l’esperto – significa che sono molte meno anche le persone con un quadro clinico compromesso. I dati vanno letti nel loro complesso”, puntualizza.

Secondo De Micheli “se il trend dovesse continuare ad essere questo, in un paio di settimane potremmo arrivare a numeri minimi” ma il pericolo è sempre in agguato: “non possiamo escludere una ripresa del contagio e un’oscillazione dei numeri dato che ora la gente sta tornando alla vita di prima”, spiega; di confortante c’è la constatazione che “la prima riapertura del 4 maggio sembra assorbita”.

Di buon auspicio c’è la diminuzione degli arrivi che provengono da chiamate ai Pronto soccorso. Per l’epidemiologo questo “è il dato più importante che conforta il monitoraggio: la curva di chiamate al 118 è tornata a numeri pre-Covid- osserva – dopo essere stata piatta mai rilevabile nelle ultime settimane”.



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