Cronaca | News

Coronavirus: si spera in una regressione estiva

25 Maggio 2020
Coronavirus: si spera in una regressione estiva

L’auspicio del virologo Giorgio Palù con l’arrivo dell’estate.

Da tempo, si discute sulla possibile attenuazione dei casi Covid-19 in vista dell’estate. Il caldo annienterà il virus? «Lo scopriremo solo vivendo», cantava Battisti. Intanto, anche le nazioni che non hanno applicato il lockdown per il contenimento della pandemia provocata dal Coronavirus, sembrano registrare un decremento di positivi sovrapponibile al nostro. Secondo il virologo Giorgio Palù, intervistato da “La Verità”, ciò ci fa ipotizzare e sperare una regressione estiva, analogamente agli altri coronavirus e a tutti i virus respiratori.

Rispetto ai suoi simili, Sars-CoV-2 è apparso comunque «molto più contagioso: gli altri virus hanno infettato solo 10mila persone – osserva il past president della Società europea di virologia – mentre con questo ormai siamo a 5 milioni. Ma non ha una letalità paragonabile agli altri, anche se oggi in Italia, in base ai tamponi fatti, dobbiamo ammettere una letalità superiore al 14%». Un dato non definitivo, precisa l’esperto, come riporta una nota stampa dell’Adnkronos, perché «il tasso di letalità vero lo avremo quando saranno pubblicati gli studi basati sui test sierologici. I dati cinesi ci dicono che circa l’80% di chi ha contratto il virus è asintomatico, ma aspettiamo di sapere anche i valori statunitensi ed europei, perché ormai tre quarti della pandemia è da noi».

Quanto ai test sierologici per la ricerca degli anticorpi contro Covid-19, Palù dice no allo screening di massa: «Vanno fatti a strati per età, genere, occupazione e residenza su qualche decina di migliaia di persone». E i tamponi? «Il tampone è diventato un procedimento salvifico – risponde il virologo – ma ha una sensibilità del 60%. E adesso sta emergendo anche il caso dei falsi positivi. È un elemento diagnostico che va studiato assieme alla sorveglianza sindromica, alla sierologia, all’isolamento del virus che nessuno fa perché non lo sanno fare».



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