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“Zingara!”: l’ingiuria nel condominio, al vicino di casa, è più grave

25 Ottobre 2013
“Zingara!”: l’ingiuria nel condominio, al vicino di casa, è più grave

Nessuna attenuante per le minacce e le ingiurie tra proprietari dello stesso condominio, tra i quali dovrebbe prevalere la collaborazione; la parola “zingara” va considerata come ingiuria poiché richiama l’idea di un soggetto estraneo alla società civile.

Chiamare “Zingara!” una persona integra un’ingiuria; ma il reato è tanto più grave se l’espressione è rivolta nei confronti di un vicino di casa. Infatti, tra i partecipanti allo stesso condominio dovrebbe invece prevalere un “clima di solidarietà”.

A bacchettare i cattivi rapporti tra condomini è una sentenza del giudice di Pace di Tagliacozzo (in provincia dell’Aquila) [1].

Condanna senza attenuanti, dunque, per l’ingiuria rivolta al vicino. Ciò perché – almeno così si legge nella sentenza in commento – l’offesa risulta inferta nell’ambito condominiale, dove “si svolge la primaria attività di relazione sociale dell’individuo” e “la mancanza di solidarietà fra gli appartenenti a tale comunità è spesso foriera di gravi conseguenze sul piano individuale e sociale”.

Serve più solidarietà tra i condomini – redarguisce il giudice – che, a causa dell’espressione offensiva ha condannato una coppia a un risarcimento di euro 5.700 euro più le spese di giudizio.

Ingiurie e minacce tra condomini dello stesso stabile non consentono l’applicazione di attenuanti; sono fatti di una certa gravità, proprio perché avvenuti nell’ambito condominiale, dove “dovrebbe prevalere un sentimento di solidarietà”.

La parola “zingara”, poi, va considerata come un’offesa, in quanto – pur essendo estranea al concetto di razzismo – essa richiama l’idea di un soggetto estraneo alla comunità civile. Tale termine assume dunque un significato lesivo della dignità e della onorabilità della persona.


note

[1] G.d.P. Tagliacozzo, sent. n. 18/2013 del 18.10.2013.


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