Vaccino, c’è un rischio se il Coronavirus perde forza

25 Maggio 2020
Vaccino, c’è un rischio se il Coronavirus perde forza

Intervista del coordinatore del team che sta lavorando a un candidato preparato artificiale che potrà darci l’immunità dal Covid: se arretra da solo, la sperimentazione sarà più complicata.

Non sappiamo più cosa sperare. Fino a oggi abbiamo pensato che un indebolimento del Coronavirus per via del caldo estivo sarebbe andato tutto a nostro vantaggio: meno contagi, meno pazienti, più posti letto in terapia intensiva, ecc. Oggi veniamo a sapere, invece, che se davvero il Covid si affievolirà, in coincidenza con l’arrivo dell’estate, allora avremo un problema riguardante il vaccino. Ce lo fa sapere Repubblica, con un articolo di Elena Dusi che, a sua volta, parte da un’intervista del Telegraph.

La perdita di potenza del virus al salire delle temperature fa diventare la ricerca di un vaccino una corsa contro il tempo. L’ultimo a dichiarare che sembra proprio si stia avverando la previsione di un calo di aggressività del Covid con l’avvicinarsi dell’estate è Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia che, proprio oggi, ha detto all’Adnkronos che il virus “sta perdendo forza, sfiancato dagli effetti del lockdown e dalla stagionalità che è una caratteristica di tutti i virus respiratori”.

Più difficile testare l’efficacia

Se è così, gli scienziati dovranno mettere il turbo nella ricerca di un preparato artificiale che ci dia l’immunità dal Covid-19. È in sostanza quello che ha confermato Adrian Hill, direttore dello Jenner Institute dell’università di Oxford, intervistato al Telegraph, come riporta Repubblica: “È una corsa contro il tempo. E anche contro il rischio che il virus scompaia. Le chance di successo del nostro vaccino attualmente sono al 50%”.

Hill sta lavorando a uno degli oltre cento candidati vaccini allo studio contro il Coronavirus. Se la pandemia fa marcia indietro da sola e i contagi diminuiscono, diventerà molto più complicato capire se i vaccini che si stanno testando nel mondo sono realmente efficaci, in quanto in grado di scatenare una risposta immunitaria al Covid.

Questo potrebbe comportare un allungamento dei tempi per avere la prima terapia immunizzante: Hill indicava il mese di settembre come quello in cui iniziare a somministrare il vaccino prescelto. Intendeva quindi, che entro l’estate, avremmo avuto il preparato artificiale in grado di fermare il Coronavirus e completato le sperimentazioni. Così diventa impossibile rispettare quella scadenza.

Il precedente di Ebola

Non è la prima volta che accade. Lo stesso Hill, in prima linea contro l’epidemia di Ebola che colpì duramente l’Africa occidentale, ebbe a che fare con questo paradosso proprio in quel caso. La sperimentazione del vaccino fu lunga e faticosa proprio perché il virus non circolava più con la stessa iniziale virulenza.

In sostanza, Hill e il suo team si ritrovano a dover sperare che la previsione sull’aggressività del Covid, diminuita causa estate, si riveli un fiasco. Paradossalmente, devono augurarsi che il virus mantenga la sua potenza infettante il più a lungo possibile, per avere più tempo per preparare il vaccino.



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