L’allarme degli psicologi sui rischi dello smart working

25 Maggio 2020
L’allarme degli psicologi sui rischi dello smart working

Lavorare da casa ha indubbiamente i suoi vantaggi, ma purtroppo non solo quelli. Dietro l’apparente comodità di una postazione di lavoro casalinga si nasconde l’insidia di potenziali problematiche per la salute. Vediamo quali.

Smart working, il rovescio della medaglia. Non è tutto oro quel che luccica, neanche se “l’oro” è la seducente prospettiva di lavorare dal proprio salotto in tranquillità, un’abitudine ereditata dall’emergenza Coronavirus. Sui pericoli dello smart working mettono in guardia gli psicologi italiani: il rischio numero uno è quello di andare incontro al burnout, la sindrome da stress che interessa operatori e professionisti impegnati giornalmente in attività che implicano le relazioni interpersonali. Il burnout provoca come un “deterioramento” delle energie che impedisce di dedicarsi al lavoro con lo stesso impegno e dedizione di un tempo, provocando frustrazione e apatia.

Ce ne parla l’Adnkronos, riportando stralci di un intervento online di David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop), a tema “Lavoro e organizzazioni nella ripresa: il contributo della psicologia”.

Non si stacca mai

”Lo smartworking – ha detto Lazzari – è un’opportunità ma può rappresentare anche un rischio per il benessere psicofisico. Infatti, si registrano sempre più spesso casi di burnout da parte di persone che a casa non riescono a gestire il flusso di lavoro, rimanendo così schiacciati dalle scadenze.

Prima del lockdown, nella maggior parte dei casi, l’orario di attività era scandito dalla frequentazione del luogo di lavoro mentre ora sono saltati gli schemi. Non si ‘stacca’ mai durante il giorno, ritrovandosi impegnati anche la sera e nel weekend. Si favorisce così un proliferare di casi di stress e disagio psicologico. La tecnologia, tramite pc, device e telefono, irrompe ormai a qualsiasi ora nella vita degli individui, impedendo di vivere gli spazi affettivi, sociali e di riposo che sono invece fondamentali”.

I lati positivi

“Molte imprese – ha continuato il presidente del Cnop – stanno analizzando gli aspetti positivi dello smartworking, ipotizzando una radicale modifica del modello organizzativo. In effetti, il lavoro da casa offre alle aziende spazi notevoli di risparmio sui costi per i locali, la sorveglianza, le utenze, la pulizia, la sicurezza. Anche il lavoratore può beneficiare di minori costi, ad esempio per gli spostamenti e la pausa pranzo.

Tuttavia, è bene che questi risparmi non comportino un peggioramento delle condizioni di lavoro delle persone, cui vanno sempre garantiti tempi e spazi certi di distacco dal flusso di attività ormai inarrestabile”.

Come evitare che lo smart working diventi una prigione

Per il presidente del Cnop “vanno condivise delle regole di rispetto e di buonsenso. Non si può chiamare, o peggio videochiamare, all’alba o a tarda sera o nel weekend, così come non si deve bombardare il lavoratore di messaggi, email, audio registrazioni. Non va perso di vista il valore della conoscenza personale, della socialità, del senso di appartenenza. Tutti aspetti che si coltivano sul posto di lavoro e che invece a distanza si rischiano di perdere. Dobbiamo far tesoro dell’esperienza maturata durante il lockdown. Ad esempio inquadrando le difficoltà riscontrate dai genitori che si sono ritrovati contemporaneamente impegnati nel duplice ruolo di lavoratori da remoto e di sorveglianti in presenza dei propri figli alle prese con le attività didattiche online”.

“Vanno sperimentate nuove forme di flessibilità e di armonizzazione tra vita e lavoro – ritiene Lazzari -. Tutto questo è fondamentale sia per il benessere dei singoli sia per ridurre l’impatto socioeconomico della pandemia e lo strascico di incognite che ci attende. E la professione psicologica può avere un ruolo determinante per fornire elementi di interpretazione e di soluzione dei problemi a favore di imprese, decisori politici ed istituzioni. Da questo punto di vista, è essenziale la collaborazione con società scientifiche e imprese”.



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