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Come contestare una multa con decurtazione punti

17 Agosto 2020 | Autore:
Come contestare una multa con decurtazione punti

Patente: chi può contestare il taglio dei punti per infrazione al codice della strada? Il conducente può fare opposizione se il proprietario ha già pagato?

Non occorre essere pirati della strada per vedersi contestare un’infrazione al codice della strada: purtroppo a tutti può capitare di prendersi una multa, anche per violazioni davvero minime. In casi del genere, il verbale conterrà non solo l’importo da pagare, ma anche l’eventuale decurtazione dei punti dalla patente di guida. In effetti, questa specifica sanzione accessoria può destare più preoccupazione della sanzione economica, soprattutto se si è a corto di punti sulla propria patente, oppure se la decurtazione è esagerata ed eccessiva. Come contestare una multa con decurtazione dei punti patente?

Come ti spiegherò nel corso di questo articolo, fare ricorso contro un verbale di infrazione al codice della strada che prevede, oltre al pagamento della sanzione pecuniaria, anche il taglio dei punti della patente, non è così dissimile dal proporre un ricorso contro una qualsiasi multa per la quale non è prevista alcuna decurtazione. La peculiarità del taglio dei punti sta nel fatto che, nel caso di contestazione differita, ricevuto il verbale, il proprietario dell’auto dovrà indicare chi si trovava effettivamente alla guida del veicolo al momento dell’infrazione: è solo a quest’ultimo, infatti, che può essere applicata la decurtazione dei punti della patente.

Dunque, la contestazione della multa con decurtazione dei punti può essere fatta dal proprietario dell’autovettura che sia anche conducente, oppure da colui che effettivamente si trovava alla guida del veicolo pur non essendone il proprietario. Sei pronto per sapere come contestare un verbale con decurtazione dei punti della patente? Prosegui nella lettura.

Punti patente: cosa sono?

La legge attribuisce a ogni persona in possesso di una patente di guida un numero di punti (pari a venti) che possono essere sottratti a seguito delle infrazioni al codice della strada.

I punti patente sono un po’ l’indicatore, il misuratore dell’affidabilità del cittadino alla guida: un numero elevato di punti significherà un maggiore rispetto dei precetti del codice della strada. Insomma: i punti patente corrispondono ad una specie di “fedina stradale”.

Come funzionano i punti della patente?

La quota iniziale di punti patente è soggetta a variazione, sia in negativo che in positivo: se ad ogni infrazione del codice della strada può corrispondere una decurtazione proporzionata alla gravità della propria condotta, il trascorrere del tempo al contrario aiuta l’automobilista ad aumentare o a recuperare i punti persi.  Ed infatti, se non si commettono infrazioni vengono aggiunti 2 punti ogni due anni, fino ad arrivare ad un massimo complessivo di trenta punti (tetto massimo oltre il quale non si può andare).

Così come esiste un limite massimo di punti cumulabili, ne esiste anche uno di punti decurtabili: nell’ipotesi in cui con un’unica condotta il conducente commetta più violazioni, la decurtazione non potrà superare il limite dei 15 punti, a meno che tra le violazioni commessi non ne figuri una che comporti la sospensione immediata o la revoca della patente. In tale ipotesi non si tiene conto del limite dei 15 punti, e al conducente possono essere sottratti anche tutti.

Per i neopatentati è previsto un regime un po’ più rigido:  i titolari di patenti di guida rilasciate dopo il primo ottobre 2003 (che non siano già in possesso di patente B o superiore), nei primi tre anni dal rilascio, in caso di violazione subiscono una decurtazione doppia dei punti.

Nonostante il raddoppio dei punti però, anche per i neo patentati che con una condotta commettono più violazioni, resta fermo il limite di 15 punti di decurtazione massima.

Decurtazione punti: cos’è?

La decurtazione dei punti è una sanzione accessoria [1] rispetto alla sanzione principale rappresentata, in genere, dalla multa, cioè dall’obbligo di pagare una determinata sanzione pecuniaria.

La decurtazione dei punti è una sanzione destinata all’effettivo trasgressore, cioè a colui che concretamente era alla guida al momento dell’infrazione.

Tizio guida in autostrada il veicolo del padre, Caio. Il tutor lo sorprende mentre supera i limiti di velocità. Non potendo procedere alla contestazione immediata, l’agente accertatore invia la multa al soggetto che, in base alla targa iscritta nei pubblici registri, risulta essere il proprietario del veicolo. In un caso del genere, Tizio e Caio sono obbligati in solido a pagare la multa, ma solo Tizio è il trasgressore, in quanto è colui che materialmente ha commesso l’infrazione.

Dunque, i punti devono essere decurtati a colui che risulta essere l’effettivo trasgressore. Tuttavia, come si fa a sapere chi si trovava a bordo dell’auto quando non è possibile procedere alla contestazione immediata della multa? Prosegui nella lettura.

La comunicazione del nome del trasgressore

Nei casi di contestazione differita della multa, il proprietario del veicolo con cui è stato violato il codice della strada riceverà a casa il verbale con l’importo da pagare; in allegato troverà inoltre un modulo da compilare e da restituire all’organo accertatore nel quale dovrà indicare il nominativo di colui che si trovava alla guida al momento dell’infrazione.

Se il proprietario non ottempera a quest’obbligo entro sessanta giorni, senza addurre un giustificato e documentato motivo, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 292 a 1.168 euro.

Dunque, per applicare correttamente la decurtazione dei punti patente al conducente, nelle ipotesi di contestazione differita, la giustizia chiede collaborazione all’intestatario del veicolo il quale, pena una sanzione economica, dovrà comunicare chi si trovava alla guida, fosse anche lui stesso.

Peraltro, la comunicazione deve avvenire entro sessanta giorni anche se si è deciso di fare ricorso contro la multa: secondo la Corte di Cassazione [2], il termine di sessanta giorni per comunicare i dati del conducente nel caso di sanzioni amministrative che prevedono la decurtazione dei punti della patente decorre dalla data di notifica del verbale principale e non dalla definizione dell’eventuale procedimento di opposizione dell’infrazione.

Conducente diverso dal proprietario: notifica del verbale

Se l’autorità notifica una multa al proprietario dell’auto e questi comunica che alla guida c’era un’altra persona, l’organo accertatore dovrà provvedere a notificare il verbale d’infrazione anche a quest’ultimo: tanto emerge da una circolare ministeriale del 2019 [3], la quale esclude la necessità di procedere a nuova notificazione solamente nell’ipotesi in cui il trasgressore sottoscriva di suo pugno il modulo con cui si comunica chi era alla guida.

Dunque, l’esigenza di procedere a una nuova notifica del verbale si rende necessaria quando il proprietario si limiti a dichiararsi estraneo alla violazione, indicando altro soggetto quale trasgressore, dovendosi informare quest’ultimo dell’esistenza di un provvedimento sanzionatorio nei suoi confronti (nella specie: decurtazione dei punti), del quale, altrimenti, non potrebbe avere conoscenza, e di porlo nelle condizioni di esercitare i propri diritti.

Chi può contestare la decurtazione dei punti?

Chi può contestare la decurtazione dei punti della patente? Sicuramente, legittimato a proporre ricorso sarà colui che è allo stesso tempo proprietario del mezzo e conducente al momento dell’infrazione. Ma cosa succede se le due posizioni appartengono a persone diverse?

Secondo la Corte di Cassazione [4], il conducente di una vettura, pur se intestata a un’altra persona, ha sempre il diritto di fare ricorso contro la decurtazione dei punti della patente.

Dunque, nel caso di obbligati in solido a pagare la multa (proprietario e conducente), entrambi potranno proporre ricorso avverso il verbale; per la precisione, il conducente avrà interesse a contestare la decurtazione dei punti, facendo valere vizi afferenti alla detta sanzione amministrativa accessoria.

Peraltro, anche in presenza di avvenuto pagamento della sanzione pecuniaria in misura ridotta, resta ammissibile il ricorso avverso le altre sanzioni accessorie, come la sospensione della patente e la decurtazione dei punti [5].

Dunque, vale questo principio: se gli obbligati in solido a pagare la sanzione sono almeno due, il pagamento effettuato da uno non impedisce all’altro di fare opposizione.

È appunto il caso della violazione commessa dal conducente che non sia anche proprietario del veicolo (e ad entrambi sia stata contestata): se il proprietario paga la multa, il conducente può comunque fare ricorso per evitare quantomeno la decurtazione dei punti dalla patente.

Peraltro, gli effetti dell’esito del ricorso proposto dal solo conducente andranno a favore o sfavore soltanto di quest’ultimo; resta da escludere che il proprietario che ha pagato possa beneficiare dell’eventuale accoglimento del ricorso proposto dal solo conducente.

L’atto da impugnare è l’intero verbale: non si può fare ricorso solo contro la decurtazione dei punti dalla patente.

Impugnazione del preavviso di decurtazione punti

La giurisprudenza si è trovata più volte a discutere sulla controversa questione della possibilità o meno di ricorrere contro il preavviso di decurtazione dei punti della patente contenuto nel verbale di accertamento di infrazione al codice della strada.

Con una sentenza resa a Sezioni Unite [6], la Corte di Cassazione ha stabilito il principio secondo cui è immediatamente ricorribile all’autorità giudiziaria (cioè, al giudice di pace) il verbale di contestazione all’infrazione del codice della Strada nella parte in cui, non già commina la sanzione accessoria della decurtazione dei punti della patente di guida, bensì preavverte che, dell’infrazione che comporta detta sanzione, verrà data comunicazione all’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida.

In caso di sanzione, la quale comporti una decurtazione dei punti dalla patente, infatti, l’automobilista che voglia fare opposizione non deve attendere la comunicazione di avvenuta variazione dei punti che viene effettuata dall’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida una volta che il procedimento sanzionatorio si sia ormai concluso.

Al contrario, deve proporre opposizione davanti al giudice di pace già contro il preavviso di detta decurtazione, preavviso che è contenuto nel verbale di accertamento con la multa e la richiesta di pagamento.

Si tratta di un preavviso perché la decurtazione avviene solamente in un secondo momento, nello specifico dopo che l’illecito (insieme al nominativo del trasgressore) sia segnalato all’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida.

Secondo la giurisprudenza, dunque, è possibile fare opposizione direttamente contro il preavviso di decurtazione, senza necessità di attendere la comunicazione della variazione di punteggio da parte dell’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida.

Decurtazione punti: motivi di ricorso

La decurtazione dei punti sulla patente non è valida:

  • se non viene riportata nel verbale di accertamento della contravvenzione;
  • se nel verbale in cui vengono contestate più infrazioni non viene indicato a quale infrazione in particolare si riferisce la perdita dei punti;
  • se la sanzione non viene comunicata al trasgressore, il quale non ha avuto modo di sapere dell’esistenza del verbale.

Si tratta di tre importanti motivi di ricorso che, se tempestivamente eccepiti, possono portare all’esclusione della decurtazione dei punti della patente.

Ugualmente, sarà possibile fare ricorso nel caso in cui il proprietario abbia comunicato all’organo accertatore un nominativo sbagliato: si pensi a colui che si vede notificata una multa per un veicolo non suo e sul quale non era a bordo al momento della violazione stradale.

Contro la decurtazione dei punti patente è possibile presentare ricorso al prefetto oppure al giudice di pace, rispettivamente entro sessanta e trenta giorni dalla notifica del verbale.

Ti invito a leggere l’articolo dedicato ai ricorsi contro multe per approfondire il modo in cui è possibile contestare un’infrazione al codice della strada;


note

[1] Art. 126-bis cod. str.

[2] Cass., sent. n. 18027/2018.

[3] Circolare Ministero dell’Interno, Prot. n. 300/A/3480/19/109/16.

[4] Cass., sent. n. 1184/2019.

[5] Cass., sez. un.,  sent. n. 20544/2008.

[6] Cass., sez. Un., sent. n. 3936/2012.

Autore immagine: Canva.com


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