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Comunicazione cassa integrazione al lavoratore

26 Maggio 2020
Comunicazione cassa integrazione al lavoratore

Nei periodi di crisi molti lavoratori vengono messi in cassa integrazione e si chiedono quali saranno i loro diritti.

Nel corso del rapporto di lavoro, possono esserci dei momenti di crisi per il datore di lavoro che, necessariamente, si riflettono anche sul lavoratore. Quando l’impresa non riesce a garantire il monte orario di lavoro del personale può ricorrere, a determinate condizioni, agli ammortizzatori sociali.
Non sempre, tuttavia, esiste un corretto flusso di informazioni tra azienda e lavoratore. Può, dunque, accadere che il lavoratore venga a sapere solo dal sindacato di essere tra coloro che sono stati messi in cassa integrazione.

Ma esiste un obbligo di comunicazione cassa integrazione al lavoratore? Come vedremo, in realtà, non esistono disposizioni legislative che prevedano espressamente tale obbligo. Tuttavia, un obbligo di informazione si può ricavare dai generali canoni comportamentali che devono essere sempre seguiti dalle parti nel rapporto di lavoro oltre che dalla necessità, prettamente operativa, di far sapere ai lavoratori i propri turni di lavoro.

Che cos’è la cassa integrazione?

Lo Stato italiano è uno Stato sociale. La natura sociale dello Stato determina un ruolo importante del potere pubblico a sostegno dell’economia e dei lavoratori.

Ciò che lo Stato vuole evitare è che le dinamiche presenti nel mercato possano scaricare i loro effetti sociali sui lavoratori. In particolare, numerose politiche pubbliche sono mosse dall’obiettivo di evitare il licenziamento del personale da parte delle imprese.

Come si può ben comprendere, quando le cose vanno male l’imprenditore potrebbe essere tentato dalla riduzione dei costi aziendali tramite il licenziamento del personale. Per evitare che ciò accada, lo Stato Sociale mette a disposizione delle imprese e dei lavoratori degli strumenti, detti ammortizzatori sociali, che servono a gestire dei periodi di crisi temporanea dell’impresa senza che vengano assunte decisioni definitive nei confronti del personale.

Il principale ammortizzatore sociale è la cassa integrazione guadagni. Si tratta di un trattamento economico di integrazione salariale che viene erogato ai lavoratori ai quali sia stato sospeso o ridotto l’orario di lavoro da parte del datore di lavoro.

L’obiettivo della cassa integrazione è consentire all’imprenditore di ridurre, nell’immediato, il costo della manodopera, senza ricorrere ai licenziamenti, e tutelare allo stesso tempo il reddito dei lavoratori, evitando che la riduzione di attività lavorativa si traduca in una riduzione o in una completa sospensione del pagamento dello stipendio.

Cassa integrazione: le tipologie

Quello degli ammortizzatori sociali, in Italia, è un mondo estremamente complesso. Infatti, nell’attuale assetto previsto dalla legge [1], non esiste una sola tipologia di cassa integrazione guadagni per tutte le imprese.

Al contrario, ogni azienda, nel momento in cui le viene assegnata la matricola previdenziale Inps, viene iscritta in una specifica gestione ammortizzatori sociali, alla quale corrisponde un determinato strumento di cassa integrazione da poter attivare quando ne ricorrono i presupposti.

La diversificazione delle tipologie di cassa integrazione risponde all’esigenza di offrire alle imprese uno strumento di ammortizzazione sociale che sia il più possibile rispondente alle caratteristiche del settore in cui l’impresa opera.

Per questo, le tipologie di cassa integrazione alle quali l’impresa può accedere si differenziano, essenzialmente, a seconda del settore di appartenenza dell’impresa e del numero di addetti. In particolare, è possibile distinguere le seguenti tipologie di cassa integrazione.

La Cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo), pensata soprattutto per il settore industriale ed edile, può essere richiesta al ricorrere delle seguenti causali:

  • mancanza di lavoro/commesse e crisi di mercato;
  • fine cantiere, fine lavoro, fine fase lavorativa, perizia di variante e suppletiva al progetto;
  • mancanza di materie prime o componenti;
  • eventi meteo;
  • sciopero di un reparto o di altra impresa;
  • incendi, alluvioni, sisma, crolli, mancanza di energia elettrica, impraticabilità dei locali, anche per ordine della pubblica autorità – sospensione o riduzione dell’attività per ordine della pubblica autorità per cause non imputabili all’impresa o ai lavoratori;
  • guasti ai macchinari – manutenzione straordinaria.

La Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs), in cui rientrano le grandi imprese commerciali, i grandi tour operator ed agenzie di viaggio, le imprese del trasporto aereo, la ristorazione collettiva, etc. si può richiedere in caso di :

  • crisi aziendale;
  • riorganizzazione aziendale;
  • contratto di solidarietà difensivo, che prevede la riduzione di orario di lavoro dei dipendenti come alternativa ai licenziamenti.

Il Fondo di integrazione salariale (Fis) è stato pensato per le imprese con più di cinque addetti a cui non si applicano le due predette tipologie di cassa integrazione.

I Fondi di solidarietà bilaterali sono il frutto dell’autonomia negoziale collettiva.

La Cassa integrazione guadagni in deroga è un ammortizzatore sociale non-standard che scatta in casi eccezionali e che mira a tutelare i lavoratori che resterebbero altrimenti esclusi dalle tipologie di cassa integrazione tradizionali.

I fondi con i quali viene pagata la cassa integrazione si finanziano attraverso i contributi sociali versati dall’imprenditore e calcolati, alla pari degli altri contributi previdenziali, sul reddito erogato al lavoratore. Il principio che è alla base della cassa integrazione è, dunque, un principio assicurativo. L’impresa paga la sua contribuzione alla cassa integrazione al fine di potervi attingere quando si verificano le causali che legittimano l’accesso a tale trattamento di integrazione salariale.

Cassa integrazione: quanto spetta?

In linea generale, il trattamento di integrazione salariale ammonta all’80% della retribuzione persa dal lavoratore a causa della sospensione o della riduzione dell’orario di lavoro. L’ammontare del trattamento di integrazione salariale dipende, dunque, dal normale orario contrattuale del dipendente e dalla percentuale di riduzione dell’attività lavorativa che è stata disposta dall’azienda. Non sempre, infatti, l’azienda sospende a zero ore il lavoratore.

In alcuni casi, l’azienda ha una riduzione di lavoro ma non un totale azzeramento e, dunque, ha comunque bisogno che i lavoratori continuino a prestare la propria attività lavorativa, seppur con un orario di lavoro ridotto.

Si prevede, in ogni caso, un massimale Cig, vale a dire, un importo massimo mensile erogabile a titolo di trattamento di integrazione salariale. Tale importo viene determinato annualmente dall’Inps con una propria circolare al fine di adeguarlo, anno per anno, agli scostamenti registrati dell’Istat nel indice dei prezzi di consumo dei beni per le famiglie di operai ed impiegati.

Si ricorda che occorre prestare attenzione al lavoro durante la Cig: infatti, il lavoratore che svolge attività di lavoro autonomo o subordinato durante il periodo di integrazione salariale non ha diritto al trattamento per le giornate di lavoro effettuate. Il divieto di cumulo [2] si riferisce anche alle attività iniziate prima del collocamento del lavoratore in cassa integrazione.

Comunicazione cassa integrazione al lavoratore

Seppure non ci sia una disposizione legislativa che imponga espressamente al datore di lavoro determinati oneri di comunicazione in caso di ricorso alla cassa integrazione guadagni, si deve dare per scontato che il datore di lavoro debba esaustivamente comunicare al dipendente la sua messa in cassa integrazione.

È altresì consigliabile fornire al lavoratore le informazioni di base relative al funzionamento della cassa integrazione e al trattamento economico che percepirà durante il programma di cassa integrazione. Occorre, infatti, sempre ricordare che il contratto di lavoro deve essere sempre eseguito dalle parti ispirandosi ai principi della correttezza e della buona fede, che impongono senza dubbio una adeguata trasparenza nell’informazione da dare ai lavoratori.

Sotto il profilo strettamente operativo, inoltre, l’azienda che ricorra alla cassa integrazione dovrà stabilire, di solito con cadenza settimanale o mensile, i nuovi turni del personale, a seconda della percentuale di riduzione dell’attività di lavoro che il piano di cassa integrazione prevede. La necessità di comunicare ai lavoratori le caratteristiche della cassa integrazione deriva, dunque, anche da questa esigenza operativa.

Chi paga la cassa integrazione?

Per quanto concerne il pagamento, in generale la cassa integrazione guadagni è autorizzata con pagamento a conguaglio del datore di lavoro. Ciò significa che il datore di lavoro anticipa al lavoratore, direttamente in busta paga, il trattamento di integrazione salariale e, poi, lo recupera portandolo a conguaglio con i contributi previdenziali dovuti all’Inps.

Il pagamento diretto dei lavoratori, da parte dell’Inps, può essere autorizzato solo su richiesta della azienda, nel caso di serie e documentate difficoltà finanziarie debitamente documentate dalla stessa.

Il pagamento diretto Cig, nel caso della Cigo e del Fis, viene autorizzato dalla sede Inps territorialmente competente.

Nel caso della Cigs, invece, il pagamento diretto è autorizzato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali nel decreto che ammette l’azienda al trattamento straordinario di integrazione salariale.

Per consentire all’Inps di elaborare i pagamenti verso i singoli lavoratori, il datore di lavoro dovrà inviare mensilmente all’ente previdenziale il modello Sr41 nel quale sono indicati i dati che permettono all’Inps di calcolare quanto spetta al singolo lavoratore a titolo di cassa integrazione guadagni.

Per quanto riguarda il pagamento a conguaglio, le somme anticipate dal datore di lavoro vengono recuperate tramite la denuncia mensile con il flusso Uniemens. In caso di cessazione di attività l’azienda potrà chiedere il rimborso mediante l’invio di un flusso Uniemens.


note

[1] D. Lgs. 148/2015.

[2] Circolare Inps n. 130 del 4.10.2010.


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6 Commenti

  1. Quando per negligenza o imperizia, il datore di lavoro o chi per esso, omette qualche fondamentale passaggio atto garantire la dovuta retribuzione (cigd in questo caso) ai lavoratori, a cosa va incontro?

  2. Quando il datore di lavoro non per necessità ma per “Dispetto” ti mette in FIS a chi ci si può rivolgere per contestare la messa in cassa integrazione ?

  3. Ma il datore di lavoro, dopo aver chiarito i giorni di cassa integrazione per i dipendenti, può il mese successivo, a posteriori, dichiarare di aver deciso di non usufruire dei giorni indicati e far scalare ferie e permessi nei giorni in cui il lavoratore credeva di svolgere FIS?

  4. Mio figlio è stato messo in cassa integrazione ,però non le hanno dato il periodo di integazione,cioè non le stato detto quando doveva rientrare a lavoro, .ha chisto al dattore quando doveva rientrare e non le ha risposto,,passato il mese pensando ad una proroga se rivolto ad un avvocato in quanto il dattore avveva assunto durante la messa in integrazione a lui ed un altro operaio,di altro personale .in poche parole il dattore di lavoro non ha mai dato la data di rientro pur sapendo che la cassa integrazione finiva a settembre.come si può aggire.

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