Salute e benessere | Articoli

Sintomi ictus

18 Agosto 2020 | Autore:
Sintomi ictus

Segnali, cause, trattamenti e prevenzione di una condizione provocata dalla chiusura o dalla rottura improvvisa di un vaso cerebrale e dal conseguente danno alle cellule cerebrali per l’assenza di ossigeno e dei nutrimenti portati dal sangue. Scopri le pronunce della Corte di Cassazione sull’ictus.

Che cos’è l’ictus? Quali sono le cause? Partiamo dal significato della parola «ictus»: è un termine latino che tradotto vuol dire “colpo” (infatti, si manifesta in maniera improvvisa). Nel momento in cui si verifica l’interruzione dell’apporto di sangue ossigenato in un’area del cervello, le cellule cerebrali di quell’area muoiono, ciò determina la perdita delle funzioni da essa controllate. Funzioni cerebrali che, ad esempio, possono riguardare il movimento di un braccio o di una gamba, il linguaggio, l’udito, la vista e così via.

Una persona che gode di un perfetto stato di salute può accusare i sintomi tipici dell’ictus, sintomi che possono essere transitori, rimanere costanti o peggiorare nelle ore successive dalla prima manifestazione.

Ma quali sono i sintomi dell’ictus? L’improvvisa mancanza di forza, la perdita della sensibilità, il formicolio ad un braccio e ad una gamba o anche ad uno solo di essi; la difficoltà nel linguaggio e nella vista. Se questi segnali si manifestano solo per poco tempo e scompaiono immediatamente, si parla di attacchi ischemici transitori (TIA), i quali possono essere importanti campanelli di allarme per la successiva comparsa di un ictus.

È possibile prevenire l’ictus? Sì, basta seguire alcune semplici regole che riguardano l’alimentazione, l’attività fisica, il tabagismo e così via. I principali fattori di rischio sono infatti l’abuso di alcol, il fumo di sigaretta, l’ipertensione, l’aterosclerosi. Per verificare il profilo di rischio vascolare, è consigliabile effettuare visite periodiche presso il proprio medico di fiducia.

Prosegui nella lettura del mio articolo se desideri saperne di più sull’ictus: tipologie, sintomi, cause, trattamenti, prevenzione. Infine, ti parlerò di due interessanti pronunce della Corte di Cassazione.

Tipi di ictus

Quando si verifica l’ictus? Nel momento in cui un coagulo di sangue blocca un’arteria cerebrale oppure quando un’arteria del cervello viene danneggiata e si rompe, determinando così l’interruzione dell’apporto di sangue ossigenato nell’area cerebrale.

Nella definizione di ictus, rientrano due diverse tipologie:

  • l’ictus ischemico:
  • l’ictus emorragico.

A seguire, ti spiegherò quando si verificano e quali sono i principali fattori di rischio.

Ictus ischemico 

L’ictus ischemico è la forma più frequente di ictus e si verifica a causa del restringimento o della completa chiusura di uno dei vasi arteriosi che attraversano e irrorano il cervello.

L’ictus ischemico può essere di tipo trombotico (se la causa scatenante è una trombosi) o embolico (se all’origine c’è un’embolia).

Diverso dall’ictus ischemico è l’attacco ischemico transitorio o TIA che si distingue per la minore durata dei sintomi (inferiore alle 24 ore). Nella maggior parte dei casi, il TIA dura dai 5 ai 30 minuti.

Fattori di rischio per l’ictus ischemico

I fattori di rischio per l’ictus ischemico sono i seguenti:

  • età;
  • sesso maschile;
  • storia di un TIA precedente;
  • familiare già colpito da ictus (genitori, fratelli/sorelle, figli);
  • ipertensione arteriosa;
  • eccessivo consumo di alcol;
  • fumo di sigaretta;
  • diabete mellito;
  • obesità
  • ipercolesterolemia.

Inoltre, se alcune condizioni (come l’ipertrofia ventricolare sinistra, la fibrillazione atriale, l’aterosclerosi carotidea la malattia renale cronica, il pregresso infarto) non vengono trattate adeguatamente, aumenta la probabilità di insorgenza di un ictus.

Ictus emorragico

L’ictus emorragico è quasi sempre causato dall’ipertensione. L’ictus emorragico si verifica quando un’arteria del cervello si rompe.

Fattori di rischio per ictus emorragico

I fattori di rischio per l’ictus emorragico sono:

  • età;
  • ipertensione arteriosa;
  • fumo di sigaretta;
  • eccessivo consumo di alcol.

Ictus: quali sono i sintomi?

Riconoscere subito i sintomi dell’ictus è fondamentale per poter intervenire prontamente e salvare la vita del paziente o per limitare la comparsa di eventuali disabilità. Il ministero della Salute precisa che l’ictus cerebrale rappresenta la terza causa di morte in Italia, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, ed è la prima causa di disabilità.

I principali sintomi dell’ictus sono:

  • paresi facciale: un lato del viso non si muove bene;
  • deficit motorio degli arti superiori;
  • difficoltà nel linguaggio: l’improvvisa incapacità a parlare (afasia), un modo di parlare biascicato o la pronuncia di parole incomprensibili.

È importante annotare l’orario in cui compaiono i primi sintomi dell’ictus, in quanto entro 3 ore dal loro esordio, presso gli ospedali specializzati dotati di “stroke unit”, è possibile sottoporre il paziente colpito da ictus ischemico ad una terapia trombolitica (finalizzata allo scioglimento del trombo).

Altri campanelli d’allarme (che compaiono improvvisamente) a cui fare attenzione per il riconoscimento dell’ictus sono:

  • perdita della vista o di una parte del campo visivo, a carico di uno o di entrambi gli occhi;
  • perdita di equilibrio, la comparsa di sbandamenti o vertigini;
  • mal di testa;
  • incapacità di comprendere cosa stiano dicendo le altre persone.

Ictus: il test FAST

Ricorda l’acronimo “FAST”. Come mai? Ti sarà utile per non dimenticare i test da fare qualora una persona sia stata colpita da un ictus. Il Cincinnati Prehospital Stroke Scale (CPSS) è una scala di valutazione medica impiegata per la diagnosi dell’ictus.

Precisamente:

  • F (sta per “face”: faccia): chiedi ad una persona di sorridere e osserva se un angolo della bocca non si solleva oppure cade;
  • A (come “arms”: braccia): chiedi alla persona di sollevare entrambe le braccia e osserva se un braccio tende a cadere verso il basso;
  • S (sta per “speech”: linguaggio): chiedi alla persona di ripetere una frase semplice e valuta se il suo modo di parlare è strano (se pronuncia parole senza senso) o biascicato;
  • T (come time: tempo): in presenza di uno solo di questi segnali, chiama subito il 118.

Ictus: quali sono le cause?

Le cause dell’ictus sono essenzialmente due:

  • la chiusura di un’arteria cerebrale che non consente il passaggio del sangue. In tal caso, siamo in presenza di un’ischemia cerebrale: le cellule che vengono nutrite da quell’arteria subiscono un infarto che ne provoca la morte cellulare (o necrosi). Ma quali sono i casi che determinano la chiusura di un’arteria? La formazione di un coagulo (il cosiddetto trombo) al suo interno o sulla placca ateromasica. In tal caso, si parla di trombosi cerebrale. Un’altra ipotesi potrebbe essere il raggiungimento dell’arteria da parte dei cosiddetti emboli (coaguli provenienti dal cuore o dalle grosse arterie del collo, già colpite dalle placche ateromasiche). In questo caso, parliamo di embolia cerebrale;
  • l’improvvisa rottura di un’arteria cerebrale, spesso provocata dai valori elevati della pressione arteriosa. Si tratta di emorragia cerebrale. Un’emorraggia causata dalla rottura di un’arteria profonda o di un’aneurisma cerebrale. Nel momento in cui un’arteria si rompe, le cellule cerebrali non ricevono più sangue e il sangue sotto pressione comprime il tessuto cerebrale, provocando così l’ictus.

Esistono altre cause di ictus cerebrale come i difetti congeniti della coagulazione del sangue, la presenza di un foro tra i due atri del cuore, le patologie reumatologiche.

Diagnosi ictus

Per diagnosticare l’ictus si ricorre:

  • alla Tac cerebrale (senza mezzo di contrasto). Dopo l’arrivo in pronto soccorso, bisogna eseguire immediatamente questo esame che consente di distinguere tra ictus ischemico ed emorragico; evidenzia la presenza di eventuali segni di sofferenza ischemica cerebrale precoci. Il ministero della Salute consiglia di ripetere questo esame a distanza di 48 ore;
  • all’ecodoppler vasi epiaortici: eseguito durante il ricovero, questo esame consente di evidenziare la presenza di aterosclerosi carotidea;
  • l’ecocardiogramma (transtoracico o transesofageo): viene effettuto nello studio di un’eventuale embolia cardiaca;
  • l’angiografia cerebrale: si esegue nelle prime ore dall’ictus, qualora si intenda trattare il paziente con l’intervento endovascolare di disostruzione arteriosa.

Ictus: trattamenti

In fase acuta per il trattamento dell’ictus ischemico si procede:

  • alla somministrazione endovena dei trombolitici, entro 3 ore (mai dopo le 4-5 ore) dalla comparsa dei sintomi, dopo l’effettuazione della Tac. I trombolitici favoriscono lo scioglimento del trombo ed il ripristino del flusso sanguigno nell’area interessata;
  • alla rimozione meccanica del trombo che ha scatenato l’ictus. I medici inseriscono un catetere nell’arteria cerebrale;
  • alla somministrazione di farmaci antiaggreganti nella fase acuta, a meno che non si tratti di pazienti da sottoporre alla terapia trombolitica;
  • alla somministrazione di farmaci anticoagulanti nei pazienti con fibrillazione atriale o altre cause di ictus tromboembolico;
  • alla disostruzione della carotide in caso di grave aterosclerosi carotide.

In presenza di ictus emorragico:

  • si procede alla terapia di emergenza. Il trattamento ha lo scopo di controllare il sanguinamento e favorire la riduzione della pressione intracranica. In presenza di gravi emorragie, il neurochirurgo può intervenire chirurgicamente;
  • dopo la terapia di emergenza, il trattamento consiste nel recupero delle funzioni cerebrali danneggiate dall’ictus attraverso specifici programmi riabilitativi (riabilitazione motoria, logopedia ecc.), da seguire presso il proprio domicilio oppure in strutture riabilitative/assistenziali.

Dopo il ricovero, bisogna seguire:

  • interventi riabilitativi: fisioterapia, logopedia e terapia occupazionale;
  • interventi clinici: terapia antipertensiva, ipolipemizzante, antiaggregante, anticoagulante e il trattamento delle comorbidità, come il diabete, la bronchite cronica, la malattia renale cronica ecc.;
  • uno stile di vita sano che comporta un’alimentazione equilibrata, l’astensione dal fumo; la pratica dell’attività fisica (esistono programmi specifici per i pazienti con esiti cronici di ictus cerebrale).

Come prevenire l’ictus?

Prevenire l’ictus è possibile modificando il proprio stile di vita e inserendo nella propria quotidianità abitudini salutari.

Ecco poche e semplici strategie da adottare per la prevenzione dell’ictus:

  • non fumare: il fumo raddoppia il rischio di ictus, in quanto facilita la formazione di placche aterosclerotiche, danneggia le pareti dei vasi, facilita l’aggregazione piastrinica;
  • pratica quotidianamente attività fisica. Ad esempio, cammina con passo svelto per 30 minuti ogni giorno o più giorni della settimana; vai in bicicletta; nuota, balla; sali e scendi dalle scale (non usare l’ascensore);
  • tieni sotto controllo il peso corporeo. Nei soggetti in sovrappeso, la riduzione del peso corporeo ha effetti positivi sulla pressione arteriosa, sul diabete e sui grassi nel sangue;
    segui un’alimentazione sana ed equilibrata;
  • limita il consumo di alcolici. La dose massima consentita è la seguente: 2 bicchieri di vino al giorno per gli uomini, 1 bicchiere  al giorno per le donne da consumare preferibilmente durante i pasti;
  • riduci il consumo di grassi e condimenti di origine animale;
  • aumenta il consumo di pesce, frutta, verdura, cereali integrali (pane, pasta e riso) e legumi;
  • riduci il consumo di dolci;
  • limita il sale nella dieta (non superare i 5 grammi di sale al giorno). Evita alimenti ad alto contenuto di sale. La raccomandazione è ancora più importante per i soggetti con ipertensione arteriosa;
  • controlla la pressione arteriosa regolarmente;
  • esegui controlli periodici della glicemia per diagnosticare precocemente la presenza di diabete;
  • fai attenzione alla fibrillazione atriale.

Ictus: giurisprudenza

In questo paragrafo, ti parlerò di due interessanti decisioni degli Ermellini chiamati a pronunciarsi su casi che hanno avuto come protagonisti pazienti con ictus cerebrale. Scopriamo insieme cosa hanno deciso i giudici a riguardo.

Responsabilità contrattuale della struttura sanitaria

Il paziente che agisce per ottenere il risarcimento del danno, deve provare il nesso di causalità tra l’aggravamento della patologia (o l’insorgenza di una nuova malattia) e l’azione o l’omissione dei sanitari. Qualora il danneggiato abbia assolto a tale onere, spetta alla struttura sanitaria dimostrare l’impossibilità della prestazione derivante da causa non imputabile, provando che l’inesatto adempimento è stato determinato da un impedimento imprevedibile ed inevitabile con l’ordinaria diligenza.

E’ questo l’orientamento della Suprema Corte che ha confermato la sentenza di merito che aveva rigettato la domanda di risarcimento del danno proposta dalla paziente e dai suoi stretti congiunti, in relazione a un ictus cerebrale che aveva colpito la prima a seguito di un esame angiografico. Era mancata la prova della riconducibilità eziologica della patologia insorta alla condotta dei sanitari. La Ctu (consulenza tecnica d’ufficio) aveva evidenziato l’esistenza di diversi fattori, indipendenti dalla condotta analizzata, i quali avevano favorito l’evento lesivo.

Rendita da malattia professionale

Per il diritto dei superstiti alla rendita da malattia professionale già goduta dal lavoratore deceduto, l’evento letale deve considerarsi derivato dalla tecnopatia quando questa sia stata causa diretta della malattia che ha determinato la morte dell’assicurato e quando la malattia sopravvenuta (l’ictus cerebrale), anche se non si collega eziopatogeneticamente alla tecnopatia (broncopatia da cereali), sia stata influenzata da essa nell’esito letale.


note

[1] Cass. Sezione 3, Civile, ordinanza n. 26700 del 23.10.2018.

[2] Cass. Sezione L, Civile, sent. n. 9499 del 12.08.1992.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

7 Commenti

  1. Ho un familiare con un ictus. Nel giro di pochissimo tempo, mi sono ritrovata ad assistere una persona in una situazione di inabilità assoluta e permanente, che non era in grado di svolgere una qualsiasi attività lavorativa. Posso chiedere la pensione di inabilità per la persona malata?

    1. In questo caso, il parente convivente ha diritto a chiedere per il malato la pensione di inabilità, purché la persona colpita da ictus abbia almeno 5 anni di contributi versati, di cui 3 nell’ultimo quinquennio, e 5 anni di anzianità assicurativa. Che succede se chi è colpito da ictus e impossibilitato a lavorare non ha questi requisiti? Il malato avrà, comunque, diritto alla sola pensione per invalidi civili totali, sempre che non superi un reddito annuo di 16.532,10 euro.

  2. Buongiorno. Ma chi ha avuto un ictus ha diritto automaticamente all’invalidità? Io ho letto sul web che la capacità del malato si riduce drasticamente ma esistono dei punteggi di invalidità e vorrei un attimo capire cosa comporta questo. E poi vorrei sapere se c’è anche diritto all’accompagnamento. Vi ringrazio in anticipo

    1. Non sempre chi ha avuto un ictus ha diritto all’invalidità. Proprio perché, come dicevamo prima, questo diritto si basa sulla percentuale di diminuzione dell’incapacità lavorativa. Significa che se l’ictus ha avuto delle conseguenze lievi su una persona e questa riesce, comunque, a rientrare al lavoro e svolgere –  seppur in modo ridotto – un’attività, avrà meno diritti rispetto a chi, dopo un ictus, rimane bloccato a casa. Il grado di invalidità (e di conseguenza i diritti del familiare di chi ha un ictus) si determina in base alle tabelle e alle percentuali legati ad un certo tipo di malattia. Se questa comporta un’invalidità superiore al 67%, il paziente ha diritto ad un assegno ordinario purché abbia versato i contributi minimi (gli stessi che abbiamo visto per l’assegno d’inabilità). Se questi contributi, però, sono stati versati, per ottenere l’assegno d’invalidità civile ci vorrà una percentuale di almeno il 74% e un reddito annuo inferiore a 4.800,38 euro.

    2. Il familiare convivente ha diritto all’assegno di accompagnamento quando le conseguenze di un ictus sono talmente gravi da lasciare il paziente impossibilitato a muoversi da solo o a compiere gli atti quotidiani della vita. L’importo dell’assegno di accompagnamento è di 515,43 euro al mese per 12 mensilità (6.185,16 euro l’anno).
      Come fare domanda? Chi assiste un familiare con un ictus e ha diritto all’indennità di accompagnamento deve:
      andare dal medico curante per chiedere il certificato di invalidità civile e di accompagnamento. Il documento sarà inviato dal medico all’Inps per via telematica;
      entro 90 giorni dal rilascio del certificato deve inoltrare (anche tramite un patronato) la domanda di invalidità civile in modalità telematica all’Inps.
      La Commissione fissa una visita con il richiedente ed invia il verbale al richiedente, il quale, successivamente, torna al patronato. Qui verrà compilato ed inviato telematicamente all’Inps il modello utile per la liquidazione dell’indennità di accompagnamento.

  3. Le conseguenze dell’ictus possono davvero essere devastanti. Lo so perché un mio familiare l’ha avuto ed ora mi ritrovo a doverlo assistere. Visto che non mi sono mai ritrovata in una situazione del genere, mi domando se posso beneficiare dei permessi e delle agevolazioni concessi dalla Legge 104

    1. La Legge 104 non viene applicata per l’ictus in sé (non è tra le patologie contemplate per avere diritto all’agevolazione) ma per la malattia o le conseguenze che provoca: la mobilità azzerata, la disabilità cronica, l’incapacità del malato di comprendere e di esprimersi, ecc. Tutte circostanze che portano ad una situazione di handicap grave e, quindi, al diritto di usufruire dei permessi della Legge 104.
      I diritti di chi ha un familiare con un ictus che ha comportato delle lesioni molto gravi sono:
      permessi lavorativi retribuiti di 3 giorni al mese, frazionabili anche a ore;
      rifiuto al trasferimento e al lavoro notturno;
      priorità di scelta della sede, se dipendente pubblico;
      congedo straordinario retribuito per un massimo di 2 anni nell’intera vita lavorativa;
      diritto al prolungamento del congedo parentale per i genitori che hanno un figlio disabile in seguito ad un ictus;
      agevolazioni fiscali per l’acquisto di sussidi, veicoli ed attrezzature, per le spese mediche e di assistenza specifica.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube