Covid: quasi 10mila assunzioni come infermiere di famiglia

26 Maggio 2020 | Autore:
Covid: quasi 10mila assunzioni come infermiere di famiglia

Il decreto Rilancio stanzia oltre un miliardo per potenziare l’assistenza domiciliare. Si parte con contratti a termine, ma l’obiettivo è renderli stabili.

Sarà la nuova figura sulla quale potrà contare la sanità pubblica per assistere a domicilio oltre un milione di pazienti. Con il decreto Rilancio, verranno assunti 9.600 infermieri di famiglia, chiamati anche di comunità o di quartiere. Al di là del nome, si tratta di una conferma di quanto previsto nel dicembre scorso dal Patto per la salute, intervento che ora è stato accelerato dall’emergenza coronavirus.

I mesi scorsi hanno palesato, tra le altre, queste due cose: l’intasamento delle strutture sanitarie nel momento in cui si presenta un’emergenza imprevista e l’enorme quantità di pazienti (anche di pazienti Covid) che hanno dovuto affrontare la malattia a casa. Ecco, allora, che occorreva incrementare il personale per garantire l’opportuna assistenza a domicilio e, di conseguenza, evitare che queste persone debbano rivolgersi all’ospedale, lasciando in questo modo le corsie libere per chi non può essere curato a casa.

In questo contesto, dunque, il decreto Rilancio mette a disposizione 1,2 miliardi di euro per questo tipo di cure, stanziando 300 milioni per l’assunzione di quasi 10mila infermieri dedicati, in pratica uno ogni 8.000 abitanti. Le risorse complessive serviranno in parte per potenziare l’assistenza ai pazienti Covid nella fase di emergenza e in parte a rafforzare il sistema domiciliare.

L’infermiere di famiglia, come precisato dalla Federazione di categoria, sarà «un professionista della rete territoriale che lavora in team con gli altri professionisti, compresi medici e pediatri, per rispondere ai bisogni delle famiglie». Sarà alle dipendenze dell’Asl per rispondere ai bisogni di pazienti cronici, anziani e minori con disabilità, ma anche per operare nell’ambito della prevenzione sugli stili di vita e sull’educazione sanitaria nelle famiglie.

Diverse le Regioni che hanno già dato il via libera al progetto (Lombardia, Piemonte, Toscana e Lazio), mentre in altre come Emilia Romagna, Friuli, Puglia e Valle d’Aosta si è in fase di sperimentazione.

Si prevede che questa nuova figura professionale operi nel distretto, in ambulatori infermieristici o multiprofessionali, nelle case della salute, nelle residenze sanitarie e nelle cure intermedie, aiutando le famiglie in tutti quei bisogni sommersi di cui hanno bisogno. L’obiettivo è fare dell’infermiere di famiglia un attivatore potenziale di cure di cui ha bisogno il cittadino.

Si partirà con dei contratti a tempo determinato, anche se l’obiettivo del decreto è quello di stabilizzare le posizioni a tempo indeterminato.



1 Commento

  1. PENSO CHE CON QUESTA IDEA SI METTA ALTRA CARNE AL FRONTE. IN SOSTANZA: INVECE DI POTENZIARE I PUNTI DI ALLERTA ED ALLARME UTILI ALLA PREVENZIONE (quello che è mancato col covid19) DI FATTO SI VUOLE CREA UNA NUOVA PRIMA LINEA (in senso militare= carne da macello) CHE SUBIRA’ TUTTE LE CONSEGUENZE DELLE EVENTUALI DEFICIENZE E MANCANZE DEL SISTEMA DI PROTEZIONE SANITARIA, SISTEMA CHE FINO AD OGGI ERA RESA DALLE STRUTTURE OSPEDALIERE. DOMANDA: PER IL COVID19 CHI DOVEVA LEGGERE LE SEGNALAZIONI DEI MEDICI DI FAMIGLIA (da ott 2019 !!) E CONSENTIRE DI AVVIARE TUTTA LA MACCHINA DELLA PREVENZIONE? QUI STA TUTTA LA RESPONSABILITA’ DEL SERV SANITARIO REGIONALE VISTO CHE SONO LE REGIONI AD OCCUPARSI DELLA SANITA’ SUL TERRITORIO !!!

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