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Tra i cittadini si diffonde la sfiducia nei giudici

26 Maggio 2020
Tra i cittadini si diffonde la sfiducia nei giudici

La logica delle correnti mina l’indipendenza della magistratura e crea diffidenza sull’imparzialità delle decisioni. La soluzione è la separazione delle carriere.

Lo scandalo delle intercettazioni delle conversazioni del magistrato Luca Palamara, già presidente dell’Anm, consigliere del Csm e capo di una delle “correnti” maggioritarie tra le toghe, indigna le forze politiche (“correntismo e carrierismo estesi oltre ogni limite”, afferma oggi il responsabile giustizia del Pd, Walter Verini) e preoccupa la stessa magistratura: “Questa è la nostra Tangentopoli”, dice in un’intervista al Giornale Loredana Miccichè, membro togato del Csm.

Miccichè precisa anche che “la maggioranza silenziosa dei magistrati è lontanissima dall’uso politico della giustizia e sconvolta da quello che legge sui giornali. È un danno enorme per tutti noi, perché ci sarà sempre il sospetto di decisioni prese per fini politici”.

Ma l’argomento indigna anche l’avvocato Giulia Bongiorno, senatrice della Lega. “Quello che ho letto finora mi fa tremare i polsi perché sono consapevole dell’enorme potere che ha un magistrato”, dice oggi intervistata da La Stampa, riportata anche dall’Adnkronos, parlando della “logica delle correnti” che governa la magistratura: “Ora, davanti allo scandalo, molti dicono che non si meravigliano. Io dico invece che è una logica intollerabile, che non attenua e non giustifica un bel nulla”, afferma.

”La sola idea – osserva Bongiorno – che un giudice possa assolvere o condannare per non scontentare un pubblico ministero, in quanto esponente di una corrente capace di influenzare la valutazione della carriera di quello stesso magistrato, mi fa paura. Più in generale tra i cittadini si sta diffondendo sfiducia nei giudici, se non diffidenza”.

”Ormai è prassi – racconta, parlando del suo lavoro da avvocato – che il cliente, appena può, ci chieda chi è quel magistrato, a quale corrente appartiene, se lo conosciamo. E noi avvocati li dobbiamo difendere: stia tranquillo, il giudice è bravo, è indipendente, valuterà secondo il diritto…”

“Il punto – prosegue Bongiorno – è che una sentenza non è un’operazione aritmetica. In ogni norma c’è sempre un’area in chiaroscuro da interpretare, dove ovviamente si riflette anche il pensiero personale del magistrato. Fondamentale è che questa interpretazione sia all’insegna dell’equilibrio e dell’indipendenza”.

Ora il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, di fronte al terremoto che ha investito la magistratura italiana corre ai ripari e annuncia una riforma del Csm che vorrebbe presentare domani in Senato, della quale però non ha ancora rivelato quali saranno i contenuti.

Ma Giulia Bongiorno è scettica su questa iniziativa: ”Se sarà un maquillage, come penso, sarà inutile. Bonafede, come ministro, è l’emblema dell’immobilismo. Lo scandalo è scoppiato un anno fa: vi risulta che abbia fatto qualcosa nel frattempo? Tanti annunci e basta. Se poi farà qualcosa – prosegue la senatrice – saranno ritocchi minimali. Giusto per dire che s’è messo mano”.

Per la senatrice, piuttosto quello che occorre è la ”separazione delle carriere e separazione del Csm”, riferendosi all’idea di dividere i percorsi dei giudici da quelli dei pubblici ministeri.

“Questa – dice – è l’unica riforma che può incidere. Così come i meccanismi di elezione: io penso che un mix tra voto e sorteggio sia la soluzione migliore”. Quella dei magistrati eletti al Csm per sorteggio è un’idea che adesso piace anche al sindaco di Napoli ed ex magistrato, Luigi de Magistris, mentre la separazione delle carriere è un tema che rappresenta da anni il cavallo di battaglia dell’avvocatura ed è stato riproposto di recente dall’Unione delle Camere penali italiane.



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