Gli assistenti civici: il frutto di un fallimento sociale

26 Maggio 2020 | Autore:
Gli assistenti civici: il frutto di un fallimento sociale

Nulla si rende necessario se un problema non esiste. E la discussione sulle soluzioni proposte nasconde la vera questione: il mancato rispetto delle regole.

Li hanno definiti «inutili». Li hanno paragonati alle ronde leghiste di qualche anno fa. Li hanno chiamati «spioni» al servizio del Governo. In un’Italia in cui fare polemica è diventato uno sport nazionale paragonabile solo al calcio, l’idea del ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, di reclutare 60mila assistenti civici per controllare il rispetto delle misure di contenimento del coronavirus ha scatenato una bagarre che ha fatto tremare anche le mura di Palazzo Chigi.

Il vertice convocato ieri sera da Giuseppe Conte per calmare gli animi piuttosto alterati nella sua maggioranza (ogni settimana ce n’è una) è servito solo a fissare qualche paletto che accontentasse tutti: «I ministri direttamente interessati al progetto – è stato spiegato al termine dell’incontro – proseguiranno nelle prossime ore nel mettere a punto i dettagli di questa iniziativa, che mira, per il tramite della Protezione civile, a soddisfare la richiesta di Anci di potersi avvalere, per tutta la durata dell’emergenza sanitaria, di soggetti chiamati ad espletare, gratuitamente, prestazioni di volontariato, con finalità di mera utilità e solidarietà sociale, anche attraverso la rete del Terzo Settore». Nessun incarico di pubblico servizio, dunque. Nessuna interferenza con il lavoro della Polizia. Sarano i ministri a dire, a breve, a che cosa serviranno questi assistenti, cioè se avrà ragione chi li definisce delle pure e semplici «spie».

Una prima indicazione è arrivata questa mattina dal sottosegretario all’Interno, Achille Variati, nel corso di una trasmissione di Radio 24: «Nessuna funzione anti assembramento degli assistenti civici. Potrebbe anche succedere – ha suggerito Variati – che uno di questi volontari, di fronte a una situazione, possa consigliare di indossare la mascherina, ma è un consiglio come potrebbe darlo un qualunque cittadino a un altro, ma niente di più». Ok, avremo dei «consiglieri del buon senso». A cui, chi esce di casa senza alcuna intenzione di rispettare le regole sicuramente ascolterà con enorme attenzione. Bisogna pensare positivo. Qualcuno disse una volta: «L’ottimista è uno che se fa un passo avanti e due indietro non pensa sia un disastro, ma un cha cha cha». Ecco, che non manchi mai l’ottimismo.

Non ha alcuna voglia di fare delle danze spensierate il Forum del Terzo Settore, citato, peraltro, da Palazzo Chigi al termine del vertice di ieri sera. Il coordinatore della Consulta Volontariato del Forum, Enzo Costa, apre il rubinetto della doccia fredda e precisa oggi che «i cosiddetti assistenti civici non possono essere scambiati per volontari. I volontari, infatti, non si reclutano per bando e tanto meno possono essere usati ma, come afferma la legge, agiscono esclusivamente per fini di solidarietà e in risposta ai bisogni delle persone e delle comunità in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà».

Eppure, c’è chi li vede già a controllare gli ingressi e gli interni di parchi e giardini, le spiagge ed i luoghi della movida. A fare che e a quale titolo, dovranno essere – come detto da Palazzo Chigi – i ministri interessati. In primis il Viminale, cioè il primo a storcere il naso davanti ad un’iniziativa lanciata in diretta nazionale senza che l’Interno ne sapesse nulla.

Nel frattempo, e mentre mezza Italia si scorna con l’altra metà tra chi è favorevole e chi è contro, non guasterebbe pensare a se e come si potevano evitare gli assistenti civici. Perché si ha l’impressione che sfugga il motivo per cui si sta tentando di correre ai ripari, magari anche nel modo sbagliato, per evitare di tornare a una quarantena che ha lasciato un segno indelebile sotto ogni punto di vista e che resta una minaccia incombente.

Sembra banale, ma nessun medico decide una terapia se il paziente non ha una malattia in corso. E nemmeno lo lascia tornare a casa senza prescrivergli un farmaco, un esame o una visita specialistica sapendo che il suo assistito ha un disturbo. Il tempo dirà, successivamente, se la terapia si rivela inutile e bisognerà cambiarla con un’altra più efficace. Ma il medico dovrà partire da una certezza: la malattia c’è, è in corso e può provocare dei danni irreparabili.

Ecco, medicine o esami non si rendono necessari soltanto se la malattia non c’è, questo è il punto. E, purtroppo, nei luoghi di aggregazione la patologia è sotto gli occhi di tutti. Le immagini degli assembramenti ovunque sono paragonabili a quelle di chi, nonostante abbia un tumore ai polmoni che lo sta uccidendo, continua a fumare tre pacchetti di sigarette al giorno, magari lamentandosi del fatto che qualcuno glielo fa notare.

L’unico modo per evitare gli assistenti civici o gli interventi della Polizia, le ordinanze di sindaci e governatori, di allontanare lo spettro di una nuova chiusura di massa è quello di rispettare le regole. Altrimenti, ogni critica anche alle soluzioni più discutibili non è giustificata né giustificabile. Diventa un polso tra chi vuole dimostrare chi è più forte: tu che mi imponi delle norme o io che sono pronto a non seguirle, oltre che a dire che sono inutili. Il problema è che, giocata così, questa partita non la vince nessuno: tutti ne usciranno sconfitti, tutti assaggeranno il sapore amaro di un fallimento educativo e sociale di cui, ahimè, avevo già parlato due mesi e mezzo fa.



1 Commento

  1. A dir poco vergognoso, mi meraviglio del presidente ANCI sindaco di Bari, esistono associazioni che hanno effettuato corsi a riguardo, corsi di sicurezza stradale, operatore di assistenza, guardie zoofile ambientali e la stessa protezione civile, con adeguate preparazioni.
    Mi chiedo cosa ne pensano i prefetti dei vari comuni ed i questori stessi

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