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Pensione inabilità dipendenti pubblici: può essere revisionata?

30 Maggio 2020
Pensione inabilità dipendenti pubblici: può essere revisionata?

Buongiorno, sono un ex pubblico dipendente iscritto ad Inpdap, oggi pensionato per inabilità assoluta e permanente a svolgere proficuo servizio dal settembre 2017 (100%). Ho 39 anni e 4 mesi di servizio pienamente assoggettati a contributi versati effettivamente. sono nato il 17.2.1959 ( anni 61 compiuti). in caso di revisione dell’inabilità non inferiore al 33% ho letto che la pensione si trasforma in assegno di invalidità. In questo caso quali sono i requisiti richiesti per tenerla e soprattutto mi verranno considerati ai fini del calcolo i contributi versati ovvero mi erogheranno la miseria di circa 212 euro mensili? Vedrò la mia pensione calcolata con il metodo misto al raggiungimento della vecchiaia 67 anni o più o mai (sempre se sono vivo) ed in tale ultimo caso la pensione e reversibile alla moglie?

In base a quanto dal lettore descritto, questi ha ottenuto la pensione per inabilità a proficuo lavoro, di cui all’art. 129 del DPR 3/1957. Si tratta di una pensione spettante ai soli dipendenti pubblici, per la quale sono necessari:
• il riconoscimento medico legale, redatto dalle competenti commissioni, dal quale risulti che il dipendente pubblico non è più idoneo a svolgere in via permanente attività lavorativa in modo proficuo, cioè continuativo e remunerativo;
• almeno 15 anni servizio (14 anni, 11 mesi e 16 giorni) sia per i dipendenti dello Stato, che per i dipendenti degli Enti locali o Sanità; almeno 15 anni di servizio di cui 12 effettivi per il personale del comparto Difesa, sicurezza e soccorso pubblico (art. 52 DPR 1092/1973);
• la risoluzione del rapporto di lavoro per dispensa dal servizio per inabilità permanente a proficuo lavoro (art. 7 L. 379/1955; art. 42 del Dpr 1092/1973).
La pensione è calcolata alla pari della pensione ordinaria (ad esempio di vecchiaia o anticipata), quindi col sistema:
• retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede almeno 18 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995;
• retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995;
• integralmente contributivo per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995;
• non sono previste maggiorazioni, come avviene invece per la pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa.
La pensione per inabilità a proficuo lavoro è soggetta a revisione? A rigor di logica la rivedibilità di una pensione per inabilità assoluta e permanente a proficuo lavoro parrebbe un controsenso, tant’è che a seguito del riconoscimento del requisito sanitario viene disposta la cessazione dal servizio e l’erogazione del trattamento previdenziale definitivo.
Tuttavia, si osserva che l’Inpdap, nella circolare 57/1995, ammette la rivedibilità, in rapporto però alla pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi lavoro, di cui all’art.2, co.12, L. 335/1995.
Nella circolare 37/2004 punto 6.4, l’Inpdap chiarisce invece testualmente, in rapporto alla pensione per inabilità a proficuo lavoro: “Occorre, tuttavia, tenere presente che qualora dai verbali di accertamento sanitario risulti un’inabilità temporanea la stessa, in base alle disposizioni vigenti, non costituisce titolo per il riconoscimento, da parte di questo Istituto, di un trattamento pensionistico di inabilità.”
In buona sostanza, se l’inabilità a proficuo lavoro è temporanea, l’Inpdap non riconosce la relativa pensione.
Come chiarito nella Raccolta sistematica degli orientamenti Aran “Assenze per malattia”, 8.7 pag.56, 8.7 in risposta al quesito “Che differenza c’è, ai fini di un’eventuale risoluzione del rapporto di lavoro, tra inidoneità temporanea e inidoneità permanente alle mansioni ?”
Se si tratta di inidoneità temporanea, la materia è disciplinata dall’art.2110 del codice civile e dall’art.21 del CCNL del 6.7.1995 e non esiste alcuna possibilità di risolvere il rapporto di lavoro prima del superamento del cosiddetto “periodo di comporto” (18 mesi di assenza per malattia, da calcolare secondo quanto previsto dal Ccnl applicato).
Se, invece, si tratta di inidoneità permanente, le cose cambiano; la giurisprudenza ha chiarito, infatti, che “la sopravvenuta inidoneità permanente del lavoratore a svolgere le mansioni assegnategli trova la sua disciplina non nell’art.2110 del codice civile – che presuppone un impedimento temporaneo a svolgere l’attività dovuta – bensì nella norma dell’art.1464 del codice civile, il quale, regolando gli effetti dell’impossibilità parziale della prestazione nei contratti sinallagmatici, prevede la possibilità del recesso dell’altra parte ove questa non abbia un interesse apprezzabile a ricevere un adempimento parziale …” (Cassazione Sent. n.8 del 1988).
Pertanto, nel caso in cui “…l’affezione morbosa del lavoratore sia irreversibile e risulti rigorosamente accertato che il lavoratore non sarà più in grado di riprendere la sua normale attività lavorativa il datore di lavoro può eccezionalmente recedere dal contratto prima del superamento del periodo di comporto …” (Cass. sent.1151/1988).
Si veda anche, a riconferma del mancato riconoscimento di pensione in caso di inabilità a proficuo lavoro non permanente “Sammicheli M.: L’inabilità a proficuo lavoro in ambito previdenziale Inps: il concetto medico legale nella realtà della pratica valutativa.”. L’approfondimento evidenzia numerosi casi pratici di mancato riconoscimento della pensione, in caso di inabilità a proficuo lavoro non rivedibile.
Si veda anche “Conferenza sull’inabilità”, medicina legale 3-2002, in rapporto all’inabilità a proficuo lavoro, questa non può essere riconosciuta se “il quadro, seppur grave, e perdurante per qualche tempo, non è ancora stabilizzato, non è irreversibile e quindi non è permanente.”
È invece rivedibile la pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa, art.2 co. 12 L. 335/1995. In rapporto ai requisiti sanitari per questa pensione, difatti, la revisione è soggetta alle stesse regole previste per l’assegno di invalidità (attenzione: per assegno per invalidità si intende l’assegno ordinario, categoria Io e calcolato alla pari della pensione, che però non spetta ai dipendenti pubblici, a meno che non possiedano contributi anche in qualità di lavoratori del settore privato; non si intende l’assegno di assistenza, o pensione d’invalidità civile, pari nel 2020 a 286,81 euro).
In particolare, gli accertamenti per revisione della pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa possono dare luogo a tre ipotesi:
• se le condizioni sanitarie sono stabili, la pensione di inabilità è confermata;
• se emerge un miglioramento delle condizioni sanitarie che determina un recupero della capacità di lavoro non oltre i limiti richiesti dalla legge per la concessione dell’assegno di invalidità (un terzo) viene revocata la pensione di inabilità e liquidato d’ufficio l’assegno di invalidità, che ha decorrenza dalla data da cui ha effetto la revoca della pensione;
• se il recupero fa scendere la soglia dell’invalidità al di sotto dei due terzi, (cioè al di sotto del 66,66%, non del 33%!) la pensione di inabilità viene revocata senza possibilità di convertirla in assegno di invalidità.
Qualora il diritto alla pensione cessi a causa del recupero della capacità di lavoro, il periodo di godimento della pensione è accreditato figurativamente.
Appare ora chiaro che sia stata fatta confusione tra i due trattamenti pensionistici, quindi, per riprendere il punto della situazione, rispondo ora punto per punto al quesito:
“ (…) oggi pensionato per inabilità assoluta e permanente a svolgere proficuo servizio dal settembre 2017 (100%). Ho 39 anni e 4 mesi di servizio pienamente assoggettati a contributi versati effettivamente. sono nato il 17.2.1959 ( anni 61 compiuti). in caso di revisione dell’inabilità non inferiore al 33% ho letto che la pensione si trasforma in assegno di invalidità: No, questo non vale per la Sua pensione: possiamo ora affermare che la Sua pensione non sia rivedibile- questo vale per la pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa art.2 co.12 L.335/1995—Inoltre la pensione si trasformerebbe in assegno d’invalidità (che comunque ai dipendenti pubblici non spetta) solo se il grado d’invalidità non sia inferiore ai 2/3, o 67%, non al 33%.
in questo caso quali sono i requisiti richiesti per tenerla e soprattutto mi verranno considerati ai fini del calcolo i contributi versati ovvero mi erogheranno la miseria di circa 212 euro mensili? Non so da dove abbia ricavato il dato di 212 euro; immagino si riferisca al vecchio importo dell’assegno d’invalidità civile, da non confondere con l’assegno ordinario d’invalidità, che comunque ora ammonta a 286,81 euro mensili. Comunque, per ottenere l’assegno d’invalidità civile è necessario il riconoscimento di una diversa tipologia d’invalidità, quella civile appunto, presso una diversa commissione medica Asl, almeno in misura pari al 74%, vedrò la mia pensione calcolata con il metodo misto al raggiungimento della vecchiaia 67 anni o più o mai (sempre se sono vivo) ed in tale ultimo caso la pensione e reversibile alla moglie? Ammettendo che per assurdo sia revocata la pensione d’invalidità a proficuo lavoro, al compimento dei 67 anni avrebbe certamente diritto alla pensione di vecchiaia calcolata col metodo retributivo sino al 1995 o al 2011 (dipende dalla sua anzianità contributiva al 31.12.1995”. La pensione di vecchiaia è reversibile al coniuge.

I problemi nascono dal fatto che la pensione di inabilità (L. 222/1984) inizialmente fosse un trattamento riservato ai soli dipendenti del settore privato; solo a seguito dell’art.2 co. 12 L. 335/1995 è stata estesa ai dipendenti pubblici.
In ogni caso, in un importante approfondimento Inps Inpdap (del 3.4.2017) è chiarito che, nonostante il riconoscimento della pensione di cui alla L. 335/1995, se la valutazione è stata effettuata a seguito di istanza di pensione di inabilità ai sensi della normativa in argomento in attività di servizio e se risulta essere stato sottoposto ad accertamenti sanitari conclusi con il giudizio da parte della Commissione Medica di inabilità assoluta e permanente (a qualsiasi proficuo lavoro o alle mansioni svolte) che hanno dato luogo al collocamento a riposo, l’interessato non può essere successivamente sottoposto a nuovi accertamenti sanitari in quanto la Commissione Medica si è già espressa.
Il lettore nella sua richiesta menzionava comunque la presenza di una valutazione di inabilità a proficuo lavoro, per cui, anche qualora gli sia stata assegnata la pensione di inabilità L. 335/1995, alla luce di queste ulteriori precisazioni Inps si ritiene che la pensione non sia rivedibile.

Articolo tratto da una consulenza redatta dalla dott.ssa Noemi Secci, consulente del lavoro.



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