Coronavirus, gli studi sugli anticorpi che fanno sperare

26 Maggio 2020
Coronavirus, gli studi sugli anticorpi che fanno sperare

Test clinici condotti sui macachi dimostrano che c’è una particolare proteina, con funzione difensiva, in grado di neutralizzare l’infezione.

Anticorpi neutralizzanti: è questa la chiave per disinnescare il Coronavirus. La ricerca sul vaccino anti-Covid si sta concentrando proprio su queste proteine difensive potenzialmente in grado di scatenare una risposta immunitaria contro il virus. I nuovi studi che a breve saranno pubblicati sulla prestigiosa rivista Nature hanno tracciato una specie di identikit di un tipo di anticorpi neutralizzanti che potrebbero essere efficaci. Lo sono stati, per esempio, nel bloccare l’infezione in atto nei macachi sui quali sono stati testati dei candidati vaccini anti-Covid. Ce ne parla un lancio dell’agenzia di stampa Adnkronos. Gli studi sono stati portati avanti da due gruppi di scienziati cinesi.

Il primo studio

Gli autori del primo lavoro spiegano che l’ingresso di Sars-CoV-2 nelle cellule bersaglio dipende dal legame che si crea tra il cosiddetto dominio di legame al recettore (Rbd) della proteina Spike del virus (le caratteristiche punte che compongono la sua ‘corona’) e il recettore delle cellule, Ace2. Gli studiosi segnalano di aver isolato e caratterizzato 206 anticorpi monoclonali specifici per Rbd, derivati da singole cellule B di otto persone infette. “Abbiamo identificato – annunciano – anticorpi con potente attività di neutralizzazione anti Sars-CoV-2 che si correla con la loro capacità di competere con Ace2 per il legame Rbd”. In pratica sono in grado di bloccare l’ingresso virale.

Il team unisce diverse istituzioni del gigante asiatico, dal National Clinical Research Center for Infectious Disease – Shenzhen Third People’s Hospital alla Tsinghua University di Pechino. Gli scienziati Bin Ju, Qi Zhang, Jiwan Ge e colleghi spiegano che, “sorprendentemente, né gli anticorpi anti-Sars-CoV-2 né il plasma infetto hanno reagito in modo crociato con il dominio di legame al recettore Rbd dei virus ‘cugini’ della Sars o della Mers”. I risultati osservati, concludono gli esperti, “suggeriscono che gli anticorpi anti-Rbd sono inibitori specifici della specie virale e quelli identificati nel lavoro potrebbero essere candidati per lo sviluppo di interventi clinici” contro il virus.

Il secondo studio

Un passo ancora in avanti lo si vede nel secondo studio: gli autori – scienziati dell’Istituto di microbiologia e dell’università dell’Accademia cinese delle scienze di Pechino – spiegano di aver isolato due anticorpi monoclonali umani specifici da un paziente Covid convalescente e di ritenerne interessante per gli sviluppi in particolare uno.

Gli anticorpi “CA1 e CB6 hanno dimostrato una potente attività di neutralizzazione specifica” per il Coronavirus Sars-CoV-2 “in vitro”, evidenziano gli esperti. E in particolare “il CB6 ha inibito l’infezione nelle scimmie rhesus”, un tipo di macaco, “sia in ambito profilattico”, quindi preventivo del contagio, “che terapeutico”.

Ulteriori studi strutturali hanno rivelato che il CB6 prende di mira il sito di legame dell’enzima Ace2, recettore di Sars-CoV-2, interferendo in parole povere nelle interazioni tra il virus e le cellule bersaglio. “I nostri risultati – concludono gli autori – suggeriscono che CB6 merita un’ulteriore traslazione clinica”.



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