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Negozianti e lockdown, stop al pagamento dell’affitto

26 Maggio 2020
Negozianti e lockdown, stop al pagamento dell’affitto

Importante provvedimento pilota a Venezia, dove il tribunale civile ha deciso di esonerare il locatario moroso.

Il negoziante non paga l’affitto dei locali della sua attività durante i mesi del lockdown. Lo ha deciso il tribunale di Venezia [1], accogliendo il ricorso urgente di un negozio di abbigliamento, cui il locatore aveva chiesto una somma complessiva pari a 50mila euro. Un provvedimento pilota che mostra come il Coronavirus possa incidere profondamente sui contratti d’affitto, creando un importante precedente.

Il giudice ha concluso che il proprietario dei locali non può incassare dalla banca la garanzia a suo favore, né, d’altra parte, l’istituto di credito può rivalersi sul negoziante affittuario. Questo grazie ai contenuti del decreto Cura Italia [2], che esonera il debitore dalla responsabilità del risarcimento a causa del rispetto delle misure di contenimento dei contagi da Coronavirus, che hanno determinato, durante il lockdown, la chiusura dei negozi.

In sostanza, la situazione di emergenza sanitaria che si è determinata, a causa della pandemia di Covid-19, rappresenta un presupposto valido per escludere il debitore dall’obbligo del versamento, circostanza prevista, peraltro, dal Codice civile [3]. Il tutto in assenza di contraddittorio, senza quindi convocare l’altra parte e cioè il locatore, perché questo poteva rischiare di vanificare il provvedimento stesso, considerando che, nel frattempo, il locatore poteva escutere la garanzia a suo favore.

L’assenza del contraddittorio

La causa, comunque, continuerà il mese prossimo, per ascoltare anche le ragioni del locatore. Infatti, il fatto che si proceda senza contraddittorio perché il tipo di procedura lo prevede, implica una necessaria prosecuzione dell’udienza. Questo perché la procedura civile prevede dei provvedimenti più veloci, rispetto al processo ordinario, chiamati provvedimenti d’urgenza. La specialità sta nel fatto che il rito – ossia la procedura – è più snella, semplice e informale, quindi anche più breve. La parte che chiede al giudice uno di questi provvedimenti deve dimostrare l’urgenza che ha di ottenerlo, urgenza tale che, in caso di ritardo, non sarebbe più possibile tutelare il diritto, proprio come nell’esempio che vi abbiamo portato.

Addirittura, quando l’urgenza è massima, è possibile ottenere il provvedimento del giudice senza neanche citare l’avversario. Il giudice lo concede solo sulla base della lettura dei documenti presentati dal ricorrente. È il significato dell’espressione “inaudita altera parte“, ovvero “senza sentire l’avversario”: il giudice emette il provvedimento senza il contraddittorio tra le parti, ossia senza dare all’avversario la possibilità di partecipare al giudizio e difendersi. Chiaramente, però, l’avversario, non appena riceve il provvedimento, potrà rivolgersi al giudice per le dovute opposizioni.

Il quadro completo sugli affitti

Per quanto riguarda il capitolo locazioni, ricordiamo cosa ha previsto il governo per fronteggiare l’emergenza Covid. Proprio a causa del momento di sofferenza economica che molti stanno vivendo, il decreto Rilancio ha previsto una serie di agevolazioni riguardanti il pagamento degli affitti.

In particolare, un credito d’imposta del 60% dell’importo mensile del canone di locazione versato per i mesi di marzo, aprile e maggio 2020, relativo a immobili non abitativi destinati all’esercizio dell’attività d’impresa, anche agricola e di lavoro autonomo. Possono beneficiarne imprese, anche agricole, lavoratori autonomi, enti non commerciali, compresi quelli del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti per gli immobili non abitativi destinati all’attività istituzionale.

Chi voglia approfondire, può farlo in questo articolo: Coronavirus: guida completa su come ottenere tutti i bonus.


note

[1] Tribunale di Venezia, sezione I civile, I gruppo, decreto di fissazione udienza 5042/2020 del 22 maggio 2020;

[2] decreto legge 17 marzo 2020 n. 18, art. 91;

[3] art. 1218 Codice civile.


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