Le fake news in previdenza forense

26 Maggio 2020 | Autore:
Le fake news in previdenza forense

La difficoltà ad onorare l’obbligo contributivo verso Cassa Forense. 

Come da me ampiamente previsto e anticipato in tempi non sospetti, sta esplodendo la protesta di moltissimi iscritti in reale difficoltà a onorare l’obbligo contributivo verso Cassa Forense. Per venerdì 4 settembre 2020 è già indetta una manifestazione in Roma avanti Cassa Forense.

Sotto attacco il sistema previdenziale forense definito iniquo, vessatorio e addirittura predatorio da parte dei vecchi verso i giovani in nome della liberalizzazione della previdenza.

Vorrei qui richiamare un concetto basilare: nel rapporto causale della povertà reddituale di molti avvocati, praticamente abbandonati nel cd. decreto rilancio dal Governo giallo-rosso, la previdenza svolge un ruolo del tutto secondario perché la povertà dipende da due fattori esiziali anche per la previdenza che sono:

  • la demografia;
  • il lavoro che non c’è.

L’avvocatura ha numeri incompatibili con la popolazione italiana e il PIL dell’avvocatura, dopo anni di contrazione, a causa della pandemia, subirà un’ulteriore notevole flessione.

Non è un caso che nella ripartenza della cosiddetta fase 2 due realtà siano rimaste al palo: la scuola e la giustizia.

Due fastidiosi fardelli per chi governa il regime imbecillocratico (F. Bastiat 1850).

Dopo la Seconda Guerra Mondiale tutti gli Stati europei, nonostante le pesanti perdite, sono riusciti a rilanciare la propria economia attraverso una favorevole struttura demografica a piramide con un grande potenziale economico.

Questo ha permesso di applicare un sistema pensionistico vantaggioso per tutti i lavoratori ma, come ha scritto in questi giorni la prof. Elsa Fornero, “Le pensioni non sono una “variabile indipendente” dalle condizioni economiche generali, e in particolare dalla crescita. Non è la politica a garantire le nostre pensioni, ma il buon funzionamento del sistema economico e dell’occupazione.

La crescita fornisce, attraverso l’aumento dei redditi da lavoro, la fonte per corrispondere buone pensioni ai pensionati di oggi e a quelli di domani (oltre alla base tassabile per la parte assistenziale del sistema).

La crescita – soprattutto quella attesa – è però anche la premessa per una maggiore redditività dei mercati finanziari. La seconda, banale ma spesso trascurata, osservazione è che nessuna fonte di finanziamento delle pensioni è esente da rischi, sia essa legata all’economia reale del paese o a un portafoglio finanziario.

Favorire un po’ di diversificazione è pertanto utile, così come il ricorso alla fiscalità generale in situazioni di emergenza. Ma proprio perché dal sistema a ripartizione non si può uscire, è bene garantirne la sostenibilità nel tempo, senza avventurarsi in pericolose controriforme di corto respiro, attingendo al debito pubblico”. (Elsa Fornero)

Detto questo, prendersela esclusivamente con il sistema previdenziale forense è una battaglia di retroguardia perché, a parte l’immobilismo del management, le cause sono altrove; bisogna intervenire energicamente sulle forze politiche e sul Parlamento perché sia affrontato e risolto il problema demografico dell’avvocatura italiana, cresciuta con progressione geometrica come area di parcheggio, e perché siano favorite nuove opportunità di lavoro evitando l’assistenzialismo a pioggia che non porta da alcuna parte.

Affrontati e risolti i mali veri dell’avvocatura italiana, si potrà poi ridisegnare il sistema previdenziale forense perché sia sempre più flessibile e così in grado di intercettare la realtà di oggi e, presumibilmente, anche di domani.

Se la giustizia oggi è per soli “ricchi” anche la previdenza non può essere da meno e questo dovrebbe far aprire gli occhi a tutti.

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Fonte: Diritto e Giustizia



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