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Opposizione decreto penale di condanna

21 Agosto 2020 | Autore:
Opposizione decreto penale di condanna

Guida completa all’opposizione al decreto penale di condanna: legittimazione a proporre; termini; benefici; riti alternativi; oblazione penale.

Non ogni reato commesso conduce alla celebrazione di un processo penale: in alcuni casi, nonostante si ritenga fondata la colpevolezza dell’autore, il giudice, considerata la scarsa gravità dell’evento, decide di comminargli solamente una multa. Davanti al provvedimento con cui gli viene irrogata la sanzione pecuniaria, l’imputato può decidere di accettare la pena oppure di opporsi: solo a seguito di tale scelta si instaurerà un processo penale in piena regola. Quanto appena descritto corrisponde allo schema tipico del decreto penale di condanna e della relativa opposizione.

Come ti spiegherò nel corso di questo articolo, il decreto penale di condanna consiste in una vera e propria multa; a differenza della tradizionale sanzione pecuniaria che viene comminata in caso di violazioni amministrative (ad esempio, infrazione al codice della strada), però, il decreto penale rappresenta una condanna penale che resta iscritta nel certificato del casellario giudiziale. In altre parole, il decreto di condanna macchia la fedina penale dell’imputato; ecco perché è concessa la possibilità di opporsi. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura di questo articolo: vedremo come fare opposizione al decreto penale di condanna.

Decreto penale di condanna: cos’è?

Il decreto penale di condanna è un provvedimento con cui il giudice, riconosciuta la fondatezza dell’accusa, condanna l’imputato al pagamento di una sanzione economica.

Per la precisione, il decreto penale di condanna è emanato dal giudice per le indagini preliminari (gip) del tribunale territorialmente competente a conoscere del reato. La richiesta proviene dal magistrato del pubblico ministero che ha curato le indagini il quale, ritenendo di poter comminare solamente una pena pecuniaria all’indagato, chiede al giudice che si proceda in tal senso.

Il decreto penale è di condanna perché, in assenza di opposizione, rappresenta un provvedimento di condanna a tutti gli effetti, suscettibile di essere riportato all’interno del certificato del casellario giudiziale dell’imputato, macchiandone così la fedina penale.

Presupposti del decreto penale di condanna

Affinché il giudice per le indagini preliminari possa emanare un decreto penale occorre che sussistano determinati presupposti di legge. Per la precisione:

  • deve trattarsi di reato procedibile d’ufficio oppure, se procedibile a querela, il querelante non deve aver esternato apertamente la volontà di opporsi alla definizione del procedimento in queste forme;
  • il pubblico ministero deve ritenere che si debba applicare soltanto una pena pecuniaria, anche se inflitta in sostituzione di una pena detentiva;
  • non devono essere trascorsi più di sei mesi dall’inizio delle indagini, cioè dalla data in cui il nome della persona alla quale il reato è attribuito è iscritto nel registro delle notizie di reato
  • non occorre applicare all’imputato anche una misura di sicurezza personale [1].

Il ruolo del pm nel procedimento per decreto penale

Come appena detto, il magistrato del pubblico ministero ha un ruolo molto importante all’interno della procedura speciale per decreto penale di condanna: egli è il titolare dell’iniziativa, cioè è colui legittimato a chiedere al giudice, ricorrendone i presupposti, che si definisca il procedimento mediante emissione del decreto penale di condanna.

Nella richiesta da avanzare al giudice per le indagini preliminari il p.m. dovrà indicare l’entità della pena da comminare all’imputato. Nel determinare la misura della sanzione economica il pubblico ministero può chiedere l’applicazione di una pena diminuita sino alla metà rispetto al minimo edittale.

Il decreto penale di condanna può essere chiesto dal p.m. anche quando ritiene che si debba applicare soltanto una pena pecuniaria, anche in sostituzione di una pena detentiva.

Per la precisione, la legge afferma che, nel caso di irrogazione di una pena pecuniaria in sostituzione di una pena detentiva, per determinare l’ammontare della pena pecuniaria occorre individuare il valore giornaliero al quale può essere assoggettato l’imputato e moltiplicarlo per i giorni di pena detentiva.

Nella determinazione dell’ammontare della pena pecuniaria in sostituzione di quella detentiva bisogna tenere conto della condizione economica complessiva dell’imputato e del suo nucleo familiare. Il valore giornaliero non può essere inferiore alla somma di euro 75 di pena pecuniaria per un giorno di pena detentiva e non può superare di tre volte tale ammontare.

Giudice: quando emette decreto penale di condanna?

Il giudice per le indagini preliminari, prima di emettere il decreto penale di condanna richiesto dal magistrato del pubblico ministero, deve valutare il ricorrere di tutte le condizioni indicate nei paragrafi precedenti. Ma non solo.

Il giudice per le indagini preliminari è tenuto a respingere la richiesta di emissione del decreto penale di condanna ogni volta in cui, dall’esame degli atti, ritenga che l’imputato debba essere immediatamente prosciolto, ad esempio perché il reato è prescritto, perché manca una condizione di procedibilità (ad esempio, la querela), perché il fatto non costituisce più reato, ecc.

Decreto penale di condanna: cosa c’è scritto?

Se il giudice per le indagini preliminari accoglie la richiesta del magistrato del pubblico ministero, allora emana un provvedimento che assume la denominazione di decreto penale di condanna.

Secondo la legge [2], il decreto penale di condanna notificato all’imputato contiene:

  • le generalità dell’imputato o le altre indicazioni personali che valgano a identificarlo;
  • l’enunciazione del fatto, delle circostanze e delle disposizioni di legge violate;
  • la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata;
  • il dispositivo (cioè, la condanna vera e propria);
  • l’avviso che l’imputato può proporre opposizione entro quindici giorni dalla notificazione del decreto e che l’imputato può chiedere mediante l’opposizione il giudizio immediato ovvero il giudizio abbreviato o ancora il patteggiamento;
  • l’avvertimento all’imputato che, in caso di mancata opposizione, il decreto diviene esecutivo;
  • l’avviso che l’imputato ha la facoltà di nominare un difensore;
  • la data e la sottoscrizione del giudice e dell’ausiliario che lo assiste.

Decreto penale di condanna: quali sono i vantaggi?

Nel decreto penale di condanna notificato all’imputato v’è espressamente scritto che contro di esso è possibile proporre opposizione entro quindici giorni; in mancanza, il decreto diverrà esecutivo, nel senso che non sarà più possibile fare nulla per rimuoverlo.

Il decreto penale di condanna è una procedura speciale che presenta dei vantaggi per l’imputato:

  • se la propria posizione è indifendibile, nel senso che non è possibile contestare l’addebito della Procura della Repubblica, l’imputato dovrà pagare solamente una somma di danaro (in genere, di importo nemmeno eccessivo), senza dover affrontare un lungo e costoso procedimento dall’esito incerto;
  • il decreto penale di condanna non comporta la condanna al pagamento delle spese del procedimento, né l’applicazione di pene accessorie (come l’interdizione dai pubblici uffici, ad esempio);
  • anche se divenuto esecutivo, il decreto non ha efficacia di giudicato nel giudizio civile o amministrativo. Ciò significa che l’accettazione del decreto penale non equivale all’ammissione di una propria responsabilità civile. L’eventuale vittima del reato, dunque, se vorrà ottenere il risarcimento dei danni, dovrà intraprendere un’apposita azione civile senza poter far valere, come elemento a sé favorevole, il decreto penale;
  • il reato è estinto se nel termine di cinque anni, quando il decreto concerne un delitto, ovvero di due anni, quando il decreto concerne una contravvenzione, l’imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole. In questo caso si estingue ogni effetto penale e la condanna non è comunque di ostacolo alla concessione di una successiva sospensione condizionale della pena.

Insomma, l’imputato che si vede notificare un decreto penale di condanna dovrà valutare bene se proporre opposizione o meno: se il fatto è incontestabile, infatti, vi sono diverse ragioni per “accontentarsi” del decreto penale di condanna, sfuggendo così a un’eventuale condanna a seguito di dibattimento.

Opposizione a decreto penale di condanna: quando conviene?

Da quanto detto nel precedente paragrafo si evince che l’opposizione a decreto penale di condanna è conveniente solamente quando si ritiene di essere innocenti e, pertanto, si intenda far valere in giudizio le proprie ragioni.

Ma non solo: l’opposizione a decreto penale di condanna trova una ragion d’essere ogni volta che il decreto è stato ingiustamente emesso, ad esempio perché il reato si è già prescritto oppure perché non ricorrevano le altre condizioni per poterlo emanare (ad esempio, il p.m. ha calcolato male la pena oppure sono trascorsi più di sei mesi dall’inizio delle indagini).

Opposizione a decreto penale di condanna: come si fa?

L’opposizione a decreto penale di condanna può essere fatta personalmente dall’imputato oppure a mezzo avvocato di fiducia, nel termine tassativo di quindici giorni.

Non occorrono particolari formalità: è sufficiente depositare, presso la cancelleria del giudice che ha emesso il decreto, un atto in cui si dichiara, in maniera chiara e incontrovertibile, di volersi opporre al decreto penale e di voler accedere a uno dei riti stabiliti dalla legge.

Più nel dettaglio, il codice [3] dice che la dichiarazione di opposizione deve indicare, a pena di inammissibilità, gli estremi del decreto di condanna, la data del medesimo e il giudice che lo ha emesso. Ove non abbia già provveduto in precedenza, nella dichiarazione l’opponente può nominare un difensore di fiducia.

Opposizione a decreto penale: cosa succede dopo?

Secondo la legge, con l’atto di opposizione l’imputato può chiedere al giudice che ha emesso il decreto di condanna di procedere con il giudizio immediato, con il giudizio abbreviato ovvero con il patteggiamento. Inoltre, a seguito delle modifiche del 2014, l’imputato può chiedere di accedere anche alla sospensione con messa alla prova. Cosa significa tutto ciò? Spieghiamo con calma.

All’imputato che propone opposizione contro il decreto penale di condanna è lasciata libertà di decidere quale procedimento aprire a seguito del rifiuto del decreto. Dunque, davanti all’imputato che presenta opposizione si aprono quattro strade:

  • giudizio immediato – l’imputato chiede in pratica di essere rinviato a giudizio. Il giudice, preso atto di questa volontà manifestata all’interno dell’opposizione, fissa con ulteriore decreto la data della prima udienza, dando il via a un processo dibattimentale in piena regola;
  • giudizio abbreviato – l’imputato chiede di essere giudicato con il rito abbreviato. Per sapere cos’è e come funzione il giudizio abbreviato ti rinvio alla lettura dell’articolo dedicato a questo argomento;
  • patteggiamento – l’imputato chiede che la propria posizione venga definita mediante il rito speciale del patteggiamento, cioè dell’applicazione della pena su richiesta delle parti. Anche in questa circostanza, per sapere cos’è il patteggiamento ti rinvio alla lettura dell’articolo di approfondimento. Poiché il patteggiamento necessità del consenso del p.m., il giudice fissa con decreto un termine entro il quale il pubblico ministero esprima il proprio parere. Ove il pubblico ministero non abbia espresso il consenso nel termine stabilito, il giudice emette decreto di giudizio immediato;
  • sospensione con messa alla prova – l’imputato chiede che il giudice emetta un provvedimento con cui sospendere il procedimento e concedergli un periodo durante il quale la sua condotta potrà essere valutata ai fini dell’estinzione del reato.

Cosa succede se l’imputato, facendo opposizione a decreto penale di condanna, dimentica di scegliere uno di questi quattro riti? È la legge a rispondere: ove l’imputato non abbia formulato nell’atto di opposizione alcuna richiesta, il giudice emette decreto di giudizio immediato [4].

Dunque, in assenza di indicazioni da parte dell’imputato, il giudice, ritenuta ammissibile l’opposizione a decreto penale di condanna, dispone il rinvio a giudizio, emanando un nuovo decreto ove viene indicata la data della celebrazione della prima udienza.

Oblazione penale e decreto di condanna

La legge permette all’imputato di optare per un’ulteriore strada: quella dell’oblazione penale. L’oblazione è una causa estintiva dei reati che ricorre allorquando, in relazione a determinati crimini (non gravi), l’imputato accetti di pagare una somma di danaro.

Come spiegato nell’articolo dal titolo Oblazione penale: cos’è e come funziona, uno dei vantaggi dell’oblazione consiste nell’evitare che il reato venga iscritto nel proprio certificato penale.

Dunque, se è vero che l’oblazione, come il decreto penale di condanna, consiste nel pagamento di una somma di denaro, il vantaggio dell’oblazione consiste nell’effetto estintivo del reato, il quale non macchierà la propria fedina penale.

L’oblazione è ammissibile solamente:

  • per le contravvenzioni sanzionate esclusivamente mediante una ammenda, con il pagamento di una somma pari alla terza parte del massimo stabilito dalla legge per la contravvenzione commessa;
  • per le contravvenzioni punite in modo alternativo con l’arresto ovvero con l’ammenda, attraverso il pagamento di una somma pari alla metà del massimo della pena stabilita dalla Legge per la contravvenzione commessa.

Pertanto, l’imputato, nel proprio atto di opposizione a decreto penale di condanna, potrà presentare contestuale domanda di oblazione, la quale dovrà essere valutata dal giudice ancor prima della richiesta di accedere a giudizio immediato, giudizio abbreviato o patteggiamento.

Peraltro, la giurisprudenza [5] ha stabilito che la domanda di oblazione può anche non essere contestuale all’atto di opposizione a decreto penale di condanna, purché essa avvenga entro quindi giorni dalla notifica del decreto penale stesso.


Se vuoi opporti a un decreto penale di condanna, devi depositare entro quindici giorni, presso la cancelleria del giudice per le indagini preliminari che ha emanato il decreto, una dichiarazione nella quale manifesti la tua volontà di fare opposizione. In questa dichiarazione potrai chiedere di essere sottoposto a giudizio immediato, a giudizio abbreviato, a patteggiamento oppure alla sospensione con messa alla prova.

note

[1] Art. 459 cod. proc. pen.

[2] Art. 460 cod. proc. pen.

[3] Art. 461 cod. proc. pen.

[4] Art. 464 cod. proc. pen.

[5] Cass., sent. n. 15785/2016.

Autore immagine: Canva.com


1 Commento

  1. Quando si dice; “Lupus in fabula”… E’ proprio da una tale situazione, provocata dallo SCONSIDERATO e COLPEVOLE accoglimento da parte degli inquirenti dei vaneggiamenti mitomani della mia accusatrice (già ictu oculi persona mentalmente instabile), che lo scrivente è diventato l'”anarchico fuorilegge” attuale, pur raggiunti gli ottant’anni suonati… Altro che fiducia nella giustizia… Ingrata patria, non avrai le mie ossa!!!

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