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Quante buste paga servono per un finanziamento

28 Maggio 2020 | Autore:
Quante buste paga servono per un finanziamento

Prestiti personali e garanzie a sostegno del credito. Quali sono i requisiti richiesti dalle finanziarie. Eventuali fideiussioni.

Tuo figlio è fidanzato da qualche anno e ha in programma di sposarsi. Ha trovato lavoro presso un’importante multinazionale di Bruxelles e vuole trasferirsi con la sua futura moglie. Tu hai una visione antica del matrimonio: vuoi contribuire alle spese e garantire alla famiglia nascente tutto il necessario per iniziare la nuova avventura. Decidi quindi di rivolgerti alla tua banca per chiedere un prestito. Tuttavia, il tuo stipendio da solo non basta a garantire il pagamento della rata mensile. Il funzionario allo sportello ti chiede se in famiglia c’è un altro reddito da mettere come garanzia. Chiedi a tua moglie, che lavora part time in un’impresa edile, di affiancarti per ottenere la liquidità di cui hai bisogno. La banca accoglie la sua fideiussione e ti concede la cifra domandata.

Tuttavia tu continui a non dare una risposta al tuo dubbio: quante buste paga servono per un finanziamento? La richiesta fatta dalla banca è legittima oppure è stato fatto un abuso?

Leggi le righe che seguono, troverai le risposte alle tue domande e capirai come funziona il processo dei prestiti personali.

Che cos’è un finanziamento?

Il finanziamento è un contratto a prestazioni corrispettive che viene stipulato tra due o più parti per erogare denaro a chi lo richiede. In particolare, si tratta di un rapporto attraverso il quale i soggetti si impegnano a realizzare un beneficio reciproco:

  • da un lato, la finanziaria concede al richiedente la somma di denaro domandata;
  • dall’altro lato, il debitore si impegna a restituire la cifra per intero e a pagare gli interessi convenuti.

Il prestito in questo caso è concesso a titolo professionale. Infatti, l’ente finanziatore (banca o istituto privato) per poter erogare credito a famiglie o imprese:

  • deve avere i requisiti richiesti dalla legge;
  • deve essere autorizzato a esercitare tale attività;
  • è sottoposto a operazioni di controllo e vigilanza;
  • deve attenersi a tutte le disposizioni contenute nel codice civile e nelle leggi speciali vigenti in materia.

Il finanziamento, delle volte, può avvenire anche a titolo personale tra soggetti privati. In tal caso si tratta solitamente di un aiuto concesso da amici e parenti a chi versa in condizioni di difficoltà economica. Per tal motivo di regola non sono previsti interessi.

Il pericolo che si cela dietro la tendenza di chiedere prestiti a soggetti privati è però quello dell’usura. Si tratta di un rischio concreto perché gli strozzini, che in un primo momento sembrano volerti aiutare, ti inseriscono in un meccanismo di interessi sempre maggiori ai quali tu non sei in grado di fare fronte. Le condotte criminali possono sfociare anche in minacce e aggressioni fisiche. Il tutto è svincolato da ogni logica di rispetto delle norme di legge e di tutela del soggetto debole. Per tal motivo, laddove possibile, è sempre auspicabile rivolgersi agli istituti di credito presenti sul territorio.

A cosa serve la busta paga?

Il finanziamento concesso da amici e parenti a titolo personale è sganciato da ogni forma di garanzia. Di solito, un genitore non chiede gli interessi al figlio o non dà dei termini tassativi da rispettare. Facciamo un esempio.

Lucia vuole studiare medicina a Milano. Ha bisogno di almeno 5.000 euro per trasferirsi, affittare casa, pagare la retta universitaria. È una studentessa priva di lavoro e quindi nessuna finanziaria le concede un prestito. Si rivolge allora ad Anna, sua sorella, che le presta i soldi necessari e la tranquillizza sui tempi della restituzione. Lucia renderà la somma ricevuta, senza interessi, quando avrà recuperato qualche spicciolo con un lavoro occasionale.

La situazione relativa alle banche e alle finanziarie è ovviamente diversa. Come abbiamo visto, la loro è un’attività professionale, è un lavoro a tutti gli effetti. Ecco perché tali enti concedono somme in prestito soltanto se sono sicuri di riuscire a recuperarle. A tal fine, le finanziarie chiedono apposite garanzie e realizzano delle indagini per verificare l’attendibilità del potenziale cliente.

Il primo controllo che viene effettuato è quello al Crif, ossia il gestore degli elenchi dei cattivi pagatori. Se sei segnalato con tale etichetta purtroppo, anche se hai tutte le buone intenzioni del caso, il prestito ti viene negato. Viceversa, l’istituto di credito, dopo aver appurato la tua posizione regolare, verifica la presenza di un reddito o di garanzie in grado di assicurare il pagamento della rata mensile.

Per tal motivo, la prima domanda che ti viene rivolta è quella sulla presenza di un contratto di lavoro e di una busta paga. L’esistenza di un rapporto professionale, preferibilmente a tempo indeterminato, rassicura la banca sulla tua affidabilità. Se hai un impiego, hai anche i soldi per pagare la rata mensile. La busta paga è, infatti, il documento rilasciato dal tuo datore di lavoro all’interno del quale viene indicato l’ammontare dello stipendio mensile scomposto in tutte le sue voci: trattenute, detrazioni, assegni familiari, eventuali indennità e reddito netto. È quest’ultimo l’aspetto che per la banca assume maggiore importanza. Se lo stipendio che ti viene erogato decurtato di tutte le tasse è eccessivamente basso, la pratica di finanziamento non viene evasa e ha esito negativo. In alternativa, può essere richiesto di mettere a garanzia dei beni in tuo possesso o di trovare un fideiussore.

Quante buste paga servono per un finanziamento?

Può capitare che quando si chiede un finanziamento non si abbiano sufficienti garanzie da fornire alla banca. La presenza di un’unica busta paga può non essere sufficiente e le ragioni possono essere diverse: lo stipendio è già impegnato con altri prestiti, il contratto è part time e percepisci un salario minimo e chi più ne ha più ne metta. In tali ipotesi può essere necessario affiancare al tuo documento, il rapporto di lavoro un’altra persona (o di più di una).

La richiesta di garanzia è assolutamente lecita e legittima. In questo caso, infatti, si configura un’ipotesi disciplinata dal codice civile con il nome di fideiussione.

Il fideiussore è un soggetto che si affianca al debitore per garantire il pagamento della sua obbligazione e che si impegna personalmente con il creditore. Ne deriva che, se il debitore non paga, il garante è chiamato dalla banca a risarcire la quota non adempiuta.

Il fideiussore può impegnarsi con qualsiasi bene in suo possesso. Può, ad esempio, mettere a disposizione la sua busta paga (ipotesi molto frequente nella prassi) oppure dare in pegno un bene o ipotecare un immobile. Il suo ruolo varia a seconda dell’entità del credito da proteggere ed è valido anche se il debitore ignora il suo intervento.

Facciamo anche in questo caso un esempio per comprendere meglio il concetto.

Salvatore e Chiara hanno bisogno di un prestito per comprare una nuova macchina. In famiglia lavora soltanto Chiara e ha un contratto part time che non le consente di essere presa in considerazione dalla banca. Salvatore si sfoga con suo padre, ma non vuole chiedere aiuto per non gravarlo di questo peso. Il papà di Salvatore decide allora di recarsi in banca all’insaputa del figlio, consegna la sua busta paga in garanzia, diventa fideiussore della coppia e risolve il problema economico dei suoi cari.

La volontà di prestare fideiussione deve ovviamente essere espressa. Il garante si obbliga a pagare un debito non suo e quindi non si può mai presumere il suo desiderio di intervenire in maniera tacita.



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