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Assegno spedito per posta: cosa succede?

27 Maggio 2020
Assegno spedito per posta: cosa succede?

La spedizione con posta ordinaria dell’assegno, anche se non trasferibile, fa scattare il concorso di colpa del mittente con la banca nell’eventuale mancata identificazione del presentatore.

Immagina di dover ricevere, tramite corrispondenza, un assegno per un lauto risarcimento e di scoprire che il titolo è andato disperso o, addirittura, trafugato in qualche ufficio postale; un ignoto truffatore, presentatosi in banca, si è spacciato per te e, dopo aver ingannato il cassiere, si è impossessato della somma.

Cosa potresti fare in un caso del genere? A chi dovresti chiamare in causa per ottenere la restituzione dei tuoi soldi? Proprio di recente, le Sezioni Unite della Cassazione [1] hanno affrontato questo problema chiarendo se la colpa debba essere imputata al mittente – per aver optato per la posta semplice, piuttosto che per la raccomandata o per l’assicurata, o per aver preferito l’assegno al più sicuro bonifico – oppure alla banca – per aver pagato il titolo a un soggetto diverso dall’effettivo beneficiario, oppure, infine, ad entrambi i soggetti.

Ma procediamo con ordine e vediamo cosa succede in caso di assegno spedito con posta semplice.

Cosa succede quando si porta all’incasso un assegno?

Quando viene emesso un assegno, il possessore – cosiddetto prenditore – lo porta all’incasso in banca, potendo chiedere o il contante o l’accredito diretto sul conto.

In quel momento, la banca verifica l’identità del richiedente sulla base dei documenti d’identità da questi consegnati e la firma dell’emittente-correntista sulla base di un semplice confronto a occhio con quella a suo tempo depositata all’atto della consegna del carnet.

Il cassiere che “cambia” l’assegno però non ha l’obbligo di fare analisi approfondite anche se, ad oggi, esistono dei mezzi che consentono di falsificare sia le firme che i documenti d’identità. La Cassazione ha, infatti, chiarito che l’unico adempimento che deve fare il dipendente di banca è una verifica a “occhio nudo”, senza cioè particolari strumenti tecnologici, pur sempre con prudenza e accortezza.

Si può spedire un assegno con posta semplice?

La legge non vieta di spedire assegni con posta semplice, ma le condizioni generali di contratto del servizio di Poste Italiane escludono ogni responsabilità per l’invio di contanti o titoli di credito che non arrivino a destinazione. Certo, però, è che si tratta di un metodo molto rischioso visto che la posta ordinaria non garantisce la prova né dell’invio né del ricevimento della busta. In più, l’eventuale smarrimento del titolo non è coperto da alcuna assicurazione. Per cui, se la lettera non dovesse arrivare a destinazione, il pagamento si intende come non eseguito e il creditore avrebbe diritto a un nuovo assegno.

Ecco perché oggi, rispetto all’invio dell’assegno tramite posta semplice, si preferiscono mezzi più semplici (come il bonifico, il vaglia postale o PayPal: leggi Come spedire soldi per posta) o più sicuri (come la raccomandata a.r. o l’assicurata).

L’assegno “non trasferibile” è sicuro?

Certo, è anche vero che oggi gli assegni sono tutti muniti della clausola di “non trasferibilità”, sicché chi viene in possesso di un assegno intestato ad altri non può fare la cosiddetta girata e intestarlo a sé medesimo. Ciò rende più difficile trafugare e incassare assegni altrui, ma non impossibile, visto il perfezionamento di tecniche di contraffazione dei documenti, che rendono sempre più difficile scoprire “l’inganno” anche con controlli accurati.

Dunque, inviare un assegno con posta semplice resta sempre poco consigliabile.

Chi è responsabile per l’assegno inviato con posta semplice?

Come dicevamo in apertura, alla Cassazione è stato chiesto se l’invio e il mancato incasso di un assegno spedito con posta semplice possa configurare una responsabilità della banca (che ha dato la somma a un soggetto non legittimato) o del mittente (che ha scelto tale mezzo di trasferimento pur potendo usarne di altri più sicuri come appunto il bonifico).

La Corte è stata salomonica: la responsabilità è di entrambi i soggetti. «La spedizione per posta ordinaria di un assegno, anche se non trasferibile, fa scattare il concorso di colpa del mittente, insieme alla banca, nel caso venga incassato da una persona non legittimata. L’iniziativa comporta, infatti, l’esposizione volontaria del mittente ad un rischio superiore a quello consentito dal rispetto delle regole di comune prudenza e del dovere di agire per preservare gli interessi degli altri soggetti coinvolti nella vicenda».

La Cassazione fa leva sul rischio sempre più frequente che i beni, e nello specifico gli assegni, affidati alla posta ordinaria vengano sottratti, tanto da essere una condotta vietata dai regolamenti di servizio.

Come detto, peraltro, il pericolo che l’assegno finisca in mano a terzi non è scongiurato né dalla clausola di non trasferibilità, né dall’obbligo della banca di procedere all’identificazione del presentatore.

Le Sezioni unite chiariscono che, anche a fronte di molti sistemi di pagamento che eviterebbero di fare ricorso all’assegno, come ad esempio il bonifico, non esiste una norma che escluda di ricorrere a tale mezzo, spesso imposto anche dal fatto che il destinatario non ha un conto corrente. Esiste però la via della posta raccomandata e assicurata che offre molte garanzie in più. E chi non la usa si espone e accetta un rischio che va oltre quello ritenuto accettabile in base alle regole di comune prudenza.


note

[1] Cass. sent. n. 9769/20


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