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Maxi truffa ai risparmiatori: falsi fondi e polizze

27 Maggio 2020
Maxi truffa ai risparmiatori: falsi fondi e polizze

I rendimenti promessi arrivavano fino al 40%, ma gli strumenti finanziari erano fasulli. Sgominata dalla Guardia di Finanza l’organizzazione criminale.

Sono oltre un centinaio i risparmiatori truffati da tre persone appartenenti ad un’associazione a che si occupava della raccolta e gestione di risparmi, non autorizzata e che vendeva strumenti finanziari fasulli a struttura piramidale, con il meccanismo della catena di Sant’Antonio.

Oggi l’organizzazione è stata sgominata dalla Guardia di Finanza, che ha eseguito il sequestro preventivo di beni per un milione e mezzo di euro. L’accusa della Procura della Repubblica nei loro confronti è quella di truffa aggravata nei confronti di vittime sparse per l’intero territorio nazionale, alle quali veniva promesso un rendimento degli investimenti fino al 40%. Tra gli indagati c’è anche un funzionario in pensione di un Istituto di credito che secondo gli inquirenti aveva indicato ai membri dell’associazione i potenziali clienti.

Le Fiamme gialle, in una nota stampa diffusa dall’agenzia Adnkronos, spiegano che «le complesse indagini eseguite dal Comando Provinciale della Guardia di Finanzia di Reggio Calabria e dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria hanno consentito, tra l’altro, di tracciare le ricchezze illecitamente accumulate dagli indagati: conti correnti in Italia e nell’isola di Tenerife, terreni a Reggio Calabria e 127 monili tra cui diamanti, collane, bracciali, anelli in oro, orologi di alto valore altre pietre preziose e 241 monete di argento».

La Guardia di Finanza spiega così il meccanismo truffaldino: «agendo attraverso società finanziarie appositamente costituite in Italia e all’estero, si facevano consegnare somme di denaro dai malcapitati prospettando loro il reinvestimento in fondi di risparmio, promettendo tassi di interesse particolarmente allettanti anche fino al 40%».

Era tutto fumo, però,  perché – proseguono i finanzieri – «i membri dell’associazione incameravano, quindi, le somme ed al fine di rendere più credibile il raggiro provvedevano al rimborso, solo parziale, in piccole tranche e mediante ricariche su carte prepagate. A fronte delle somme ricevute a titolo di investimento, gli indagati facevano in modo che i soggetti truffati stipulassero polizze assicurative fittizie a garanzia degli investimenti, riuscendo così ad incamerare indebitamente ulteriori somme di denaro».

Il meccanismo poi si autoalimentava con ulteriori sottoscrizioni dei nuovi arrivati: «Tali falsi piani assicurativi, gestiti da uno dei sodali mediante una società nel padovano, oltre a dare una parvenza di garanzia all’investimento, incoraggiavano i potenziali clienti a stipulare altri contratti di partecipazione all’interno di strutture piramidali (Multi level marketing), tra le quali i networks “Adamax“, “Unetenet“, “TelexFree” e “Lirbertagià“, gestiti dal principale indagato».

Si tratta di un metodo illegale: «è il sistema di pacchetti di affiliazioni e di vendite, tipico dello schema Ponzi, che prospetta agli investitori un rendimento proporzionale alla capacità di reclutamento di nuovi sottoscrittori dei piani di investimento», spiega la Guardia di Finanza. In realtà, gli indagati hanno rimborsato ai malcapitati clienti solo una parte dei versamenti, trattenendo gran parte delle somme investite. Ora il notevole controvalore dei beni sequestrati agli indagati potrà aiutare i risparmiatori truffati a recuperare almeno in parte le perdite.



1 Commento

  1. Io non capisco se clienti hanno investito soldi sapendo che era un investimento illegali , perche lo Stato dopo avere scoperto queste illegalità e sequestrato i soldi investiti illegalmente dovrebbe restituirle ?
    io posso capire se un cittadino investe i soldi in una banca regolare e viene truffato, allora a questo punto si dovrebbe denunciare tutti i colpevoli , e fare chiudere la banca incriminata .

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