Lockdown e obesità, come ha influito sui bambini

27 Maggio 2020
Lockdown e obesità, come ha influito sui bambini

L’indagine telefonica di un pediatra che rivela come l’emergenza Coronavirus e le sue restrizioni abbiano condizionato le abitudini alimentari, con effetti su bimbi e ragazzi già in sovrappeso.

Abbiamo ripetuto spesso – come non farlo – che l’emergenza Coronavirus ha stravolto le nostre esistenze fin nelle più piccole abitudini. Il lockdown, specialmente, ha inciso pesantemente sui nostri stili di vita, dieta compresa. Si è posto per tutti il problema di trascorrere più tempo a casa, con la naturale conseguenza di aprire spesso la dispensa e strafogarsi. Ci abbiamo scherzato anche su: il web, specie a inizio Fase 1, si è di colpo riempito di meme ironici (vignette sui social, per chi non fosse “pratico”) sulle pesanti ricadute del lockdown sul nostro aspetto fisico in generale, tra donne baffute e perse senza estetista e parrucchiere e il rischio concreto di prendere “una quarantena di chili” (leggi l’articolo: Coronavirus, i meme più divertenti).

Per chi già soffriva di disturbi alimentari, purtroppo, è stato più difficile vivere questo periodo con leggerezza e ridere degli eventuali chili di troppo: vi abbiamo raccontato di come l’Istituto superiore di sanità (Iss) abbia lanciato l’allarme sul concreto pericolo di acuire questi disturbi, per chi ne già ne aveva, o di svilupparli per chi, prima del lockdown, non aveva un rapporto facile col cibo (leggi l’articolo: Coronavirus e disturbi alimentazione, l’allarme dell’Iss).

L’Adnkronos Salute, a proposito di chili di troppo causa Covid e sue conseguenze, ha intervistato il pediatra Italo Farnetani, professore alla Libera università Ludes di Malta, che ha affrontato l’argomento dal punto di vista che meglio conosce: quello dei bambini.

Per Farnetani, che ha condotto un’indagine telefonica su 47 pediatri da tutte le regioni italiane, ci sono una notizia buona e una cattiva. La prima è che “in due mesi non si è spostata la percentuale dei minori in sovrappeso e obesità; la cattiva è che a prendere qualche chilo durante il lockdown per Covid-19 sembrerebbero essere stati proprio bambini e ragazzi già in eccesso ponderale, ovvero circa due milioni e 130mila giovanissimi, pari al 25,2% della popolazione di 3-17 anni”.

Il quadro che emerge è che “in due mesi non si è spostata la percentuale dei minori in sovrappeso e obesità. Il danno del lockdown è stato soprattutto a livello del comportamento alimentare – spiega il pediatra -. È aumentata infatti l’assunzione di cibi fuori pasto o consumati mentre bambini e adolescenti erano davanti a uno schermo, oppure erano annoiati. Questo dato però va interpretato anche tenendo conto della nota reazione dei più piccoli agli alimenti: in tanti studi passati si è dimostrato che, anche se hanno a disposizione grandi quantità di cibo, come in un buffet, i bambini non si abbuffano, ma quando hanno raggiunto il senso di sazietà smettono di mangiare”. Certo però che la noia e l’immobilità non hanno semplificato le cose.

D’altra parte, sempre da studi passati si è dimostrato che “le mamme che lavorano tendono a usare più cibi confezionati, mentre quelle che hanno più tempo a disposizione, come avvenuto durante il lookdown, tendono a usare i cibi freschi. Chi era in precedenza in sovrappeso oppure obeso in un’alta percentuale di casi ha incrementato l’eccesso ponderale, ma questo perché si sono amplificate le motivazioni psicologiche, familiari, gli errori alimentari che erano alla base del disordine ponderale”, aggiunge Farnetani.

Attenzione però: il ricorso alle diete, talvolta anche molto radicali, è tipico di ogni anno per la prova costume e spesso ‘contagia’ anche le giovanissime. “Quest’anno è stato ritardato dall’incertezza della programmazione delle vacanze, ma arriverà come ogni anno, pertanto – conclude il pediatra – bisogna stigmatizzare la cattiva abitudine di ricorrere a diete incongrue e fai da te, molto dannose per tutti, ma in particolare per i giovanissimi”.



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