Coronavirus, le 8 regole per il ritorno a scuola

27 Maggio 2020
Coronavirus, le 8 regole per il ritorno a scuola

Come sarà rientrare in classe al suono della prima campanella dopo l’emergenza? Ce lo dicono i pediatri, che hanno consegnato ai ministri della Salute e dell’Istruzione un documento con le buone pratiche da seguire.

Le regole per un rientro a scuola in sicurezza, secondo i pediatri italiani, non sono molte: solo otto. Bastano, però, per cambiare la fisionomia di molti aspetti dello stare insieme in classe al mattino, a partire dal divieto di assembramenti: niente più entrate e uscite caotiche, ma sarà necessario scaglionarle, almeno finché il Coronavirus non sarà un brutto ricordo. È di stamattina la consegna ai ministri Roberto Speranza e Lucia Azzolina (rispettivamente Salute e Pubblica istruzione) di un documento con le linee guida.

Le 8 regole d’oro per la sicurezza degli studenti 

“Buone pratiche”, le definisce la Federazione italiana medici pediatri (Fimp) presieduta da Paolo Biasci. Tra queste, oltre ai già citati orari scaglionati di ingresso e di uscita, la misurazione della temperatura corporea con termoscanner, il divieto di scambiarsi materiali tra alunni, una buona aerazione degli ambienti. Ma anche più attività all’aperto e niente giochi da casa da portare in classe. E infine molte delle raccomandazioni che conosciamo già e che valgono per tutti, adulti compresi: lavare le mani spesso, mascherina per i più grandi di 6 anni e per maestri e personale scolastico quando non sia possibile rispettare il distanziamento sociale.

Prescrizioni che, secondo i pediatri, se seguite, possono garantire sicurezza in un ambiente, come quello scolastico, che non è solo luogo principe della formazione, ma anche della socialità, come sottolinea Biasci, in una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos.

“Dobbiamo evitare nuovi lockdown o comunque svuotamenti delle classi per contagi incontrollati – ha detto il presidente Fimp -. Un ruolo centrale nell’interruzione di una potenziale catena di contagio lo ha, in età pediatrica, l’approccio per piccoli gruppi. Se infatti i bambini sono assortiti sempre nella stessa composizione e con gli stessi operatori responsabili, la sorveglianza diventa uno strumento immediato per bloccare i contagi all’interno dello stesso istituto. Crediamo, pertanto, che applicare questo modello ai bambini dell’asilo e della materna ci permetta di isolare tempestivamente il caso Covid-19 positivo, allertando le famiglie e gli operatori che con quella persona sono entrati in contatto ed evitando il coinvolgimento di altri bambini o personale scolastico”.

L’importanza delle vaccinazioni

Biasci sottolinea anche che, fondamentale, sempre ai fini della sicurezza degli studenti, è essere in regola con il calendario vaccinale. All’Adnkornos spiega che “è raccomandato che, a partire dai 6 mesi di vita, siano sottoposti a vaccinazione contro l’influenza stagionale. Sarebbero opportuni alcuni requisiti strutturali: ampiezza dei locali rispetto al numero di bambini e adeguata aerazione, arredi e giochi idonei dal punto di vista igienico, adeguata sanificazione con procedure codificate e verificate con regolarità. È necessario che, prima dell’inizio dell’anno scolastico e con cadenza periodica, ogni struttura scolastica predisponga momenti formativi per il personale che includano le procedure nazionali e regionali e quelle organizzative interne a ogni istituto, per la gestione dei casi sospetti di Covid-19, ma anche il corretto uso di guanti e mascherine”.

Come procedere se a scuola c’è un caso di Coronavirus

“In questo quadro – prosegue Biasci – dobbiamo pensare alla sorveglianza non solo dei bambini e dei ragazzi che frequentano la scuola, ma anche del personale e delle famiglie. In caso si rilevi un sospetto di Covid-19 si devono infatti attivare le procedure di verifica attraverso una comunicazione tempestiva ai medici pediatri curanti per gli accertamenti del caso. Nel frattempo si deve procedere all’immediato allontanamento del bambino o dell’operatore scolastico e alla messa in quarantena di tutti contatti avvenuti a scuola, in attesa dell’esito del tampone. Come pediatri di famiglia sottolineiamo che è fondamentale che il risultato pervenga al medico curante entro 24/48 dalla richiesta”.

“È necessario fare assoluta chiarezza – sottolinea Biasci – sulla necessità del certificato per il rientro in ambiente scolastico, dopo un’assenza per malattia, quale essa sia, eliminando le differenze tra le Regioni che lo hanno abolito, perché di fatto inutile a diminuire rischi di contagio, rispetto a quelle che ancora lo prevedono. Qualora fosse richiesta ai pediatri di famiglia la certificazione per il rientro a scuola, tenuto conto anche delle implicazioni medico-legali che una dichiarazione di assenza di contagiosità comporta, tale adempimento dovrà essere previsto in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale. Va considerato che, sino al termine dell’emergenza sanitaria Covid-19, ogni bambino che sia stato assente per motivi sanitari con sintomatologia riferibile a caso sospetto di Covid-19 non potrà rientrare nella comunità scolastica senza essere stato sottoposto a un tampone naso-faringeo con esito negativo”.



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