Coronavirus e contagio animali, l’allarme della virologa

27 Maggio 2020
Coronavirus e contagio animali, l’allarme della virologa

Ilaria Capua sull’aumento dei casi di infezione nei visoni e sul rischio che di Covid possano ammalarsi cani e gatti.

Abbiamo sempre saputo poco sul rapporto tra Coronavirus e animali. Sappiamo poco tuttora: ogni informazione che diffondiamo rischia di essere contraddetta in poche ore/giorni. Per esempio, soltanto il 4 aprile – e non un’era fa – sul sito del ministero della Salute si leggeva che “l’attuale diffusione del Covid-19 è il risultato della trasmissione da uomo a uomo. Ad oggi, non ci sono prove che gli animali da compagnia possano diffondere il virus”.

Risale, invece a un paio di giorni fa, la notizia che in Olanda si è verificato il secondo caso di trasmissione del virus da animale a uomo, un dipendente di un allevamento di visoni entrato in contatto con un animale che aveva il virus. Sul tema, come ci dice l’Adnkronos, è intervenuta la virologa Ilaria Capua, che ha sottolineato il rischio collettivo nell’ipotesi in cui di Covid si ammalassero gli animali domestici.

“Quello degli animali potrebbe essere un vero pasticcio“, ha detto Capua, direttore del One Health Center of Excellence, University of Florida (Usa) durante il webinar (seminario via web) “Il cammino della scienza e gli impatti per l’umanità’ organizzato da The European House – Ambrosetti”.

“Alcuni recettori – secondo la virologa – sono uguali e il numero degli animali che si stanno infettando sta iniziando ad aumentare. C’è l’esempio dei quattro allevamenti di visoni in Danimarca. Se il Sars-Cov-2 entra nei circuiti degli allevamenti o si diffonde fra gli animali anche domestici, si creerebbe un pericoloso travaso“.

Non solo incertezze sul virus

Capua ha parlato dell’infezione a 360 gradi affrontando anche altre tematiche ed evidenziando “qualche certezza rispetto a quello che sappiamo del virus, perché molti si divertono a dire ‘ancora non lo sappiamo’. Quello che è certo è che nell’uomo l’età è un fattore di rischio, che il virus non risparmia però i giovani, che gli assembramenti sono il pericolo principale, insieme agli spostamenti. Questa pare sia una malattia delle città, e una malattia dei movimenti, e noi dobbiamo ridisegnare un futuro altrimenti ci troveremo come ora nella prossima pandemia”.

“Io però – ha aggiunto – sono ottimista e penso che dietro le nuvole ci sia sempre il sole: bisogna usare Covid per fare ciò che nessuno vuole fare. Covid ci dice: è ora che vi mettete a lavorare insieme. Un esempio su tutti: in questo periodo di chiusura, l’inquinamento si è ridotto e sembrava qualcosa di impossibile. All’università della Florida – ha concluso – ci concentreremo, fra le altre cose, sullo studio del perché il virus colpisce meno le donne, così come sullo studio della resilienza della natura nelle dimore storiche italiane”.

Vaccino e obbligatorietà

“Sono convinta che il vaccino arriverà, ma c’è il rischio che lo useranno in pochi, a meno che non sia reso obbligatorio con quello dell’influenza, ha detto Capua. “Magari fra due anni, ma se abbiamo trovato la cura per l’Hiv, un virus difficile, sono convinta che il potenziale c’è: vaccini contro altri Coronavirus che funzionano e sono immunogeni su modello animale, ce ne sono e gli animali si comportano nello stesso modo. Bisogna metterci i fondi“, conclude.



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