Coronavirus, la speranza dal vaccino per la polio

27 Maggio 2020
Coronavirus, la speranza dal vaccino per la polio

La proposta del virologo Robert Gallo, co-scopritore del virus dell’Hiv come causa dell’Aids.

Il timore di Robert Gallo, virologo e immunologo americano, tra coloro che scoprirono che all’origine dell’Aids c’era il virus dell’Hiv, è che il futuro vaccino contro il Coronavirus non dia un’immunità duratura. Intanto, però, mentre si lavora al preparato artificiale che ci possa dare una mano contro il Covid, si stanno sondando vecchie terapie, lo abbiamo visto anche con i farmaci.

I vantaggi del vaccino antipolio

Gallo, oggi, in un’intervista a Sky Tg24, ha parlato proprio di una di una speranza che possa arrivare dal vaccino antipolio per via orale. “Ci sono vari fattori da considerare sul perché c’è una variazione tra le diverse zone – sostiene Gallo -: in primis il vaccino antipolio per via orale costa poco, è disponibile in grandi quantità, è semplice da assumere. Basta sciogliere una compressa sulla lingua, inoltre è ampiamente dimostrato che è sicuro e per chi ha già fatto il vaccino antipolio, come nel nostro caso in Occidente, non rappresenta quasi alcun pericolo o comunque i rischi sono estremamente bassi”.

L’immunità temporanea

Quanto al tema dell’immunità, è la sua esperienza con il virus dell’Hiv che gli fa temere una protezione solo temporanea. “Credo che saremo esposti ad altri ceppi del virus – ha dichiarato Gallo sempre nel corso della stessa intervista – e temo che l’immunità generata dal vaccino non sia duratura, perché ravvisiamo analogie tra i peplomeri di questo virus e quelli dell’Hiv. E gli anticorpi nel caso dell’Hiv non sono duraturi. Ritengo sia possibile contrarre il virus una seconda volta, a meno che l’immunità ottenuta dalla prima infezione non riesca a rispondere a tutte le varianti del virus e a meno che l’immunità non sia duratura. Se l’immunità fosse duratura, cosa che non possiamo sapere, e fosse ampia e comprendesse tutte le varianti del virus, allora non lo contrarremo di nuovo, ma non credo sia molto probabile”.

“Quello che hanno in comune il Coronavirus e l’Hiv – argomenta Gallo – sono tutti gli aspetti e gli insegnamenti di una pandemia. C’è sempre un lato positivo nella tragedia. Con l’Hiv ci sono stati molti lati positivi a livello scientifico, ma anche sociale: il maggiore coinvolgimento degli Stati Uniti con l’Africa in fatto di salute pubblica per prima cosa, poi la maggiore compressione e tolleranza verso le diversità nella sfera sessuale delle persone. Spero che questa pandemia porti negli Stati Uniti maggiore unità, spero anche che la pandemia conduca a maggiore interazione a livello scientifico e medico tra le nazioni. Finora non l’ho visto – conclude – ed è l’aspetto più deludente, specie nei nostri rapporti con la Cina“.



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