Diritto e Fisco | Articoli

Diffamazione online e smentita: spetta il risarcimento?

27 Maggio 2020
Diffamazione online e smentita: spetta il risarcimento?

Criteri in base ai quali il giudice quantifica il risarcimento se la notizia sul sito internet è diffamatoria o inesatta. 

Sempre più spesso si sente parlare di diffamazione online. La pubblicazione delle notizie su internet avviene spesso in tempi brevissimi e i giornalisti – che a volte non sono neanche tali – non hanno il tempo per controllare le fonti o i loro stessi testi. Con conseguenti danni per la reputazione delle persone che diventano facilmente oggetto di vere e proprie gogne mediatiche. A ciò si aggiunga anche il fatto che la rapida diffusione degli articoli presenti sul web implica conseguenze ancor più pregiudizievoli per la vittima di tali condotte. 

La giurisprudenza ha ormai affermato il concetto secondo cui la punizione per la diffamazione online subisce l’aggravante del mezzo di pubblicità, proprio per la viralità che il web e i social hanno in sé. Di qui, anche la misura del risarcimento – oltre ovviamente alla pena – lievita consistentemente. 

A questo punto, l’unica àncora di salvezza per il direttore responsabile della testata giornalistica è la pubblicazione della smentita.

Di recente, la Cassazione ha analizzato il caso di una richiesta di risarcimento per diffamazione online presentata nei confronti di un sito internet, a seguito della pubblicazione di un articolo menzognero, alla quale però era seguita una precisazione, da parte del giornale stesso, con cui veniva emendato l’errore a beneficio dei lettori. Ai giudici è stato chiesto se tale ravvedimento possa giustificare – e in che misura – una riduzione del risarcimento. Insomma, in caso di diffamazione online e successiva smentita spetta il risarcimento? Ecco cosa è stato detto in questa occasione. 

Diffamazione online: risarcimento

A quanto ammonta il risarcimento per una diffamazione online? Chiaramente, questo la legge non lo dice. Il calcolo viene fatto caso per caso, dal giudice di primo e secondo grado. La Cassazione non ha il potere di rideterminare l’entità del ristoro economico ma può solo valutare se le norme, nel caso concreto, sono state correttamente interpretate. Inutile, quindi, ricorrere alla Suprema Corte se si ritiene che la misura del risarcimento sia ingiusta.

Il risarcimento viene determinata con una provvisionale dal giudice penale per poi essere liquidato in via definitiva dal giudice civile, nel corso di una successiva causa che la vittima deve intraprendere. 

A quanto ammonta il risarcimento del danno da diffamazione online?

La misura del risarcimento per una diffamazione online varia sulla base di una serie di circostanze. Eccole qui di seguito elencate.

Gravità delle affermazioni e inesattezza della notizia

Innanzitutto, viene valutata la gravità delle affermazioni attribuite alla vittima. Diffondere una notizia completamente falsa ha un impatto superiore rispetto a semplici inesattezze che potrebbero non comportare alcuna compromissione per la reputazione altrui. Leggi Notizia inesatta: è diffamazione? Ad esempio, dire di una persona che, in passato, è stata arrestata per frode, quando ciò non è vero o, quantomeno, quando la stessa è stata solo inquisita e le indagini sono state archiviate ha un peso maggiore rispetto a dire che la vittima ha ricevuto un rinvio a giudizio piuttosto che un avviso di conclusione delle indagini preliminari (inesattezza certamente molto meno grave rispetto alla prima).

Gravità delle conseguenze della notizia falsa

Viene poi valutata la gravità delle conseguenze che la diffamazione ha sulla vittima. Affermare che un professore del liceo è inquisito per pedofilia quando ancora non c’è nulla di certo può costare la reputazione in un piccolo centro urbano e costringere l’uomo a trovare un altro lavoro.

Tempo in cui la notizia resta online

Viene poi analizzato il tempo in cui la notizia resta online prima della eventuale smentita o della cancellazione della stessa.

Chiaramente, il giornale che non prenderà provvedimento e non rettificherà l’articolo o non lo eliminerà dal proprio archivio andrà incontro a conseguenze peggiori rispetto a quello che invece prende immediati provvedimenti.

Numero di visualizzazioni

A pesare sulla misura del risarcimento per la diffamazione online è, infine, il numero di visite che la pagina ha registrato. Ogni sito ha un contatore di “view” ossia di click, la cui certificazione può essere chiesta anche ai motori di ricerca o ricavata con perizie tecniche. Chiaramente, una cosa è una notizia diffamante letta da un milione di persone, un’altra una notizia visionata da 10 persone (per quanto le stesse potrebbero diffondere, a loro volta, la notizia falsa).

Proprio a riguardo di questo aspetto, la Cassazione ha di recente [2] ridotto da 60 mila euro a 5 mila il risarcimento per il professore messo dagli studenti su Facebook con abiti femminili succinti grazie a un fotomontaggio. Per la Suprema Corte, infatti, gli accessi erano stati limitati a poco più di 300 persone: “solo” tutta la scuola.

Invece, nel caso della sentenza citata in apertura, una testata giornalistica aveva affermato falsamente che una persona era morta per overdose di droga e di alcol, cosa non vera. In forza di ciò, il tribunale riconosceva agli eredi le seguenti somme a titolo di risarcimento del danno: 25.000 euro al padre della persona deceduta, 20.000 euro alla madre e 10.000 euro a ciascuna delle due sorelle. 

Ma come si fa a calcolare la misura esatta del risarcimento?

L’entità del risarcimento per il danno morale non è mai di facile liquidazione. Pertanto, secondo la Corte, spetta al giudice valutare tale danno in via “equitativa” ossia sulla base di quanto appare giusto in relazione alle circostanze concrete. Il danno deve comunque essere dimostrato, sulla scorta di elementi idonei a fornire parametri plausibili di quantificazione [3].

A tal proposito, per quando nell’operare in concreto la valutazione equitativa il giudice non sia tenuto a fornire una dimostrazione minuziosa e particolareggiata dell’ammontare del danno liquidato, egli è tenuto tuttavia a fornire adeguata indicazione del procedimento logico attraverso il quale è pervenuto a giudicare proporzionata una certa misura del risarcimento.

Smentita online e riduzione del risarcimento

Nella sentenza citata in apertura, la Cassazione ha valorizzato il fatto che il giornale, riconoscendo l’errore commesso, aveva dato ampia smentita meditante diffusione a mezzo stampa e nell’archivio online del giornale stesso. Inoltre, la smentita aveva una titolazione di immediata percezione. 

Tutte le suddette valutazioni costituiscono una motivazione chiara, non manifestamente equivocata o contraddittoria, circa la volontà di ravvedersi del colpevole e di eliminare le conseguenze negative della propria condotta. Ecco pertanto che, in questi casi, si può sperare in una riduzione del risarcimento.


note

[1] Cass. sent. n. 9683/2020

[2] Cass. sent. n. 9713/2020.

[3] Cass. sent. n. 3794/2008.

Autore immagine: it.depositphotos.com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube