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Sintomi cirrosi

23 Agosto 2020 | Autore:
Sintomi cirrosi

Una malattia degenerativa del fegato provocata da un’infiammazione cronica che determina alterazioni della sua struttura e delle sue funzioni. Le pronunce della Corte di Cassazione sulla cirrosi.

Sei piombato nell’alcolismo. A seguito di un brutto trauma, una violenza fisica e/o psicologica, un divorzio o dopo un qualsiasi altro episodio che ha inciso fortemente sulla tua vita, hai deciso di affogare i tuoi dispiaceri nell’alcol. Questo comportamento ha avuto forti ripercussioni sul tuo stato psicofisico. Da un po’ di tempo a questa parte, infatti, avverti: perdita dell’appetito, nausea, debolezza, affaticabilità. Inoltre, hai anche perso un bel po’ di chili. Hai pensato che tutto ciò sia perfettamente normale e che queste implicazioni sulla tua salute siano legate alla tua dipendenza dall’alcol e allo stress che stai vivendo in questo periodo. Quindi, non hai badato più di tanto a questi segnali.

Con il passare del tempo, però, sono comparsi disturbi un po’ più gravi come l’ittero (ingiallimento della pelle e della parte bianca degli occhi), l’ascite (accumulo di liquido nell’addome), il deterioramento delle funzioni cerebrali e l’edema agli arti inferiori (accumulo di liquido a livello delle gambe). Come mai? In tal caso, ti sei spaventato e, carico di mille preoccupazioni, hai deciso di rivolgerti al tuo medico curante. Con molta probabilità, il dottore ti dirà che si tratta di cirrosi epatica.

Ma cos’è la cirrosi? E quali sono le cause? Si tratta di una patologia degenerativa del fegato scatenata da un’infiammazione. I fattori responsabili di questa infiammazione possono essere diversi come l’abuso di alcol, alcune malattie ereditarie, le epatiti virali croniche e l’epatite associata a disturbi metabolici (la steatoepatite epatica non alcolica). Affinché l’infiammazione si trasformi in cirrosi, l’azione di questi fattori deve protrarsi nel tempo. Il processo che porta alla cirrosi, infatti, ha un’evoluzione lenta.

Durante la progressione della patologia, il tessuto epatico viene sostituito dal tessuto fibrotico (o cicatriziale); di conseguenza, il fegato non riesce più a svolgere le sue normali funzioni (come la digestione del cibo, il metabolismo dei farmaci, la produzione di proteine in grado di favorire la coagulazione del sangue, la metabolizzazione della bile e la rimozione di sostanze attive, tossine e prodotti di scarto dell’organismo).

Ma quali sono i sintomi della cirrosi? Esattamente quelli che ti ho descritto poc’anzi. Tuttavia, nella fase iniziale, la patologia può svilupparsi senza mostrare alcun segnale della sua presenza e può essere diagnosticata soltanto a seguito di indagini effettuate per altre ragioni. Nello stadio più avanzato, invece, si manifestano disturbi ben più gravi. Magari ti starai chiedendo come può essere curata questa patologia e se è possibile prevenirla. Per saperne di più, prosegui nella lettura del mio articolo.

Dopo averti fornito maggiori informazioni sui sintomi, sulle cause, sulla diagnosi, sulla prevenzione e sul trattamento della cirrosi, ti parlerò di interessanti casi decisi dalla Corte di Cassazione che hanno avuto come protagonisti alcuni pazienti affetti da questa patologia.

I sintomi della cirrosi

Come ti ho già anticipato, nelle prime fasi, la cirrosi non sempre provoca l’insorgenza di alcuni sintomi. Sebbene il fegato sia danneggiato, potrebbe funzionare normalemente.

Con il passare del tempo, potrebbero comparire i seguenti sintomi:

  • inappetenza;
  • affaticamento;
  • perdita di peso;
  • senso generale di malessere.

Nelle fasi più avanzate, il fegato non è più in grado di svolgere le sue normali funzioni e possono comparire tutti, o soltanto alcuni, dei seguenti sintomi:

  • ittero;
  • ascite;
  • sonnolenza;
  • disturbi digestivi;
  • peritonite batterica;
  • perdita di memoria;
  • insufficienza renale;
  • arrossamento dei palmi;
  • edema negli arti inferiori;
  • ingrossamento della milza;
  • emorragia gastrointestinale;
  • difficoltà di concentrazione;
  • inversione del ritmo sonno-veglia;
  • alterazioni delle unghie e della pelle;
  • atrofia (riduzione della massa muscolare);
  • diminuzione della quantità di pelo ascellare;
  • ingrossamento delle ghiandole salivari della guancia;
  • comparsa di piccoli vasi sanguigni ragniformi (angiomi stellati) sulla cute;
  • retrazione dei tendini della mano e conseguente curvatura delle dita verso il palmo (la cosiddetta contrattura di Dupuytren).

La cirrosi potrebbe anche evolvere nell’epatocarcinoma, un tumore del fegato.

Le cause della cirrosi

I fattori di rischio per lo sviluppo della cirrosi sono: obesità, diabete di tipo 2, dislipidemia, eccesso di trigliceridi nel sangue, basse HDL e sindrome metabolica.

Tra le diverse cause della cirrosi epatica vi sono:

  • l’epatite C;
  • l’epatite B e l’epatite D;
  • il consumo eccessivo di alcol: danneggia il fegato, provocando un accumulo di grasso (la cosiddetta steatosi epatica);
  • la steatosi epatica non alcolica (il cosiddetto fegato grasso) con la presenza di un’infiammazione (la steatoepatite). Compare nei soggetti in sovrappeso, diabetici o prediabetici e/o affetti da ipercolesterolemia;
  • qualsiasi patologia, sostanza o tossina che causa la fibrosi epatica;
  • malattie ereditarie come l’emocromatosi, la malattia di Wilson, le malattie da accumulo di glicogeno, la fibrosi cistica.

La diagnosi di cirrosi 

Se hai riscontrato i sintomi tipici della cirrosi che ti ho elencato nei paragrafi precedenti, rivolgiti immediatamente al tuo medico di fiducia. Il sanitario provvederà all’anamnesi, vale a dire procederà alla valutazione del tuo stato di salute, ed eseguirà la visita medica. Se a seguito di queste indagini, c’è un sospetto di cirrosi, richiederà alcuni esami del sangue, tra cui test di funzionalità epatica (Liver Function Test, LFT), per analizzare il funzionamento del fegato.

In alcuni casi, oltre agli esami del sangue, potrebbero essere indicati l’ecografia, la Tac (tomografia assiale computerizzata) e la biopsia epatica (che consiste nel prelievo di un piccolo pezzo di fegato).

Come curare la cirrosi?

Ad oggi, non c’è una cura per questa patologia ed è proprio per questo motivo che si tenta di rallentarne la progressione, individuando la causa scatenante al fine di controllare il suo sviluppo attraverso l’uso di farmaci specifici. In ogni caso, per evitare che la cirrosi progredisca, è consigliabile smettere completamente di assumere alcol, anche se questa non è la causa principale dell’insorgenza della patologia.

La cirrosi è una malattia grave. La sua progressione nel tempo e la cura dipendono dalla gravità dei disturbi.

Ad esempio, i pazienti affetti da cirrosi alcolica dovranno smettere di consumare bevande contenenti alcol. Se, invece, la patologia è stata causata da epatiti, occorrerà assumere farmaci in grado curarle.

Nelle fasi iniziali, le soluzioni terapeutiche adottate sono le seguenti:

  • trattamento dell’alcolismo;
  • perdita di peso;
  • assunzione di antibiotici per contrastare eventuali infezioni in corso;
  • assunzione di farmaci per ridurre l’accumulo di tossine nel sangue;
  • assunzione di farmaci per il trattamento dell’epatite o di altre malattie;
  • assunzione di farmaci o di integratori per favorire la riduzione dei sintomi;
  • una dieta adatta a contrastare l’accumulo di liquidi;
  • antipertensivi o interventi chirurgici per la riduzione della pressione sanguigna nel fegato o per bloccare eventuali emorragie.

Nello stadio più avanzato, l’unica cura efficace è il trapianto del fegato.

Cirrosi: la prevenzione

Come prevenire la cirrosi? Seguendo alcune semplici regole come:

  • una corretta alimentazione;
  • evitare o ridurre il consumo di bevande alcoliche;
  • usare alcuni farmaci con estrema cautela;
  • sottoporsi alla vaccinazione contro le epatiti virali;
  • astenersi dal consumo di acqua o alimenti contaminati.

Cirrosi: giurisprudenza

Dopo aver analizzato quali sono i sintomi, le cause e le terapie indicate per il trattamento della cirrosi, in questo paragrafo ti parlerò delle ultime decisioni della Suprema Corte che riguardano pazienti affetti da cirrosi.

Scopriamo insieme cosa hanno stabilito gli Ermellini in occasione dei diversi casi sottoposti alla loro attenzione.

Responsabilità professionale: trattamento dell’obesità

La Corte di Cassazione [1] ha precisato che è esente da colpa il sanitario che, dopo aver informato la paziente delle complicanze di un intervento (nel caso di specie, si trattava di by-pass gastrico) omette di monitorarne il decorso clinico per cause imputabili alla paziente stessa che non si reca ai controlli e non segue il piano terapeutico.

Il sanitario assume sì una posizione di garanzia, ma tale posizione non può estendersi fino al punto di dover ripetere insistentemente alla paziente, ormai dimessa dalla clinica, le prescrizioni e le raccomandazioni meticolosamente fornite in precedenza.

Danni da emotrasfusioni

La Suprema Corte si è pronunciata su un caso riguardante l’epatite HCV cronica che si è evoluta in seguito in cirrosi epatica [2]. Gli Ermellini hanno stabilito che il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno da parte di chi ritiene di aver contratto per contagio una malattia, per fatto doloso o colposo di un terzo, decorre dal momento in cui la patologia viene percepita, oppure può essere percepita, come danno ingiusto derivante dal comportamento del terzo «usando l’ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche».

Nel caso specifico, la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata che aveva individuato il termine iniziale del decorso della prescrizione nella data degli esami di laboratorio da cui era emersa la positività al virus Hiv della vittima dell’illecito, omettendo di considerare che la stessa, all’epoca, neppure aveva formulato domanda di corresponsione dell’indennizzo previsto dalla legge n. 210 del 1992. La cirrosi epatica e l’epatocarcinoma, in relazione alle quali era stata esercitata l’azione risarcitoria, costituivano lesioni nuove rispetto all’epatite da contagio, che si era manifestata a distanza di tempo dalla patologia originaria.

Prestazione previdenziale

In un’altra occasione, la Corte di Cassazione [3] ha analizzato il caso di un lavoratore deceduto per cirrosi epatica, il quale pochi anni prima aveva subito numerose trasfusioni di sangue a causa di un infortunio sul lavoro. Oggetto di contestazione in giudizio era l’ipotesi della derivazione della cirrosi e della morte causata da un’epatite contratta a seguito delle trasfusioni. Quindi, la Corte era chiamata a pronunciarsi sul caso per stabilire l’eventuale sussistenza del diritto della vedova alla rendita.

Sulla base di una valutazione medico – legale, occorreva valutare l’esistenza o meno di un nesso di derivazione causale di un evento, potenzialmente rilevante ai fini del diritto ad una prestazione previdenziale, da una determinata situazione di rischio. Valutazione in cui il riscontro di un rilevante, qualificato grado di probabilità è sufficiente per ritenere sussistente il nesso causale.

Secondo la Cassazione «Una volta accertata la possibilità sul piano scientifico della derivazione causale rilevante ai fini del diritto alla prestazione, deve essere effettuato il confronto probabilistico tra i diversi ipotizzabili fattori causali, mentre non è direttamente valorizzabile la probabilità di verificazione dell’evento nella situazione di rischio in questione, poiché rappresentano nozioni ben distinte detta probabilità e la probabilità della fondatezza di una determinata ipotesi eziologica rispetto ad un evento effettivamente verificatosi».


note

[1] Cass. Sezione 4, Penale, sent. n. 19556 del 7.05.2013.

[2] Cass. Sezione 6, Civile, Ordinanza n. 4996 del 27.02.2017.

[3] Cass. Sezione L, Civile, sent. n. 10004 del 23.07.2001.


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4 Commenti

  1. Molta gente sottovaluta i rischi e le conseguenze dell’abuso di alcol. Tantissimi giovani bevono senza interruzione e non si rendono conto che piano piano possono sviluppare gravi patologie da cui non si torna più indietro… Ai giovani, compagni dei miei figli, consiglio di fare sempre attenzione e bere responsabilmente

  2. Io forse sono l’unica astemia della mia compagnia… Praticamente, i miei amici bevono senza freni e mi sfottono dicendo che in adolescenza si possono fare certe bevute e non si sono problemi, soprattutto perché non guidiamo e ci vengono a prendere,. Ma io mi vergognerei a farmi venire a prendere dai miei genitori con l’alito che puzza di alcol oppure farmi trascinare mentre sono ubriaca come fanno certe persone che non riescono a reggersi neppure in piedi. Io non so i loro genitori come si comportano, ma i miei mi hanno sempre messo in guardia dal bere e mi hanno sempre parlato apertamente, considerando anche i rischi che si possono correre se non sei in te e qualcuno può approfittarsi del fatto che non sei lucida e sobria, quindi preferisco non bere, a meno che non sia a casa in compagnia dei miei cugini e parenti

  3. Io sono sicuro che morirò di cirrosi epatica, ma la vita è una e con i miei amici ci divertiamo a bere e a fare serata con vino, birra, cocktails. Se non ti diverti in compagnia, come trascorri il tempo libero dopo una settimana piena di impegni, nel weekend usciamo, beviamo e poi la settimana riparte, così ti ricarichi

  4. Io sono indignata! Ci si può divertire anche senza ubriacarsi per forza. Cioè si può uscire, chiaccherare e organizzare una serata in compagnia senza arrivare a perdere i sensi oppure la percezione del tempo che passa. Tanti miei coetanei e ragazzi più piccoli pensano di non potersi divertire senza l’alcol. Credete di essere più simpatici perdendo i freni inibitori con la scusa di un bicchiere di troppo? Ma è assurdo. Cercate di volervi bene e non intossicarvi appunto perché la vita è una e bisogna cercare di prevenire certe malattie consumando sì alcol, ma con moderazione e non ubriacandosi ogni sera

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