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Coronavirus: la Lombardia potrebbe non riaprire il 3 giugno

28 Maggio 2020 | Autore:
Coronavirus: la Lombardia potrebbe non riaprire il 3 giugno

I numeri dei contagi non calano: in regione, il 65% dei nuovi casi positivi. Incertezza anche sul Piemonte. Si attende il dato sul fattore Rt, poi si decide.

Saranno decisive le prossime 24 ore, ma per adesso i numeri non piacciono. E sulla Lombardia cala l’ombra di un rinvio della riapertura dei confini, prevista praticamente ovunque per il prossimo 3 giugno. Se le cose non cambieranno, se i dati sull’andamento dei contagi non presenteranno dei miglioramenti, è molto probabile che il Governo decida di lasciare le cose come stanno in quella regione almeno per una settimana.

Ieri, l’ennesima doccia fredda: dei 584 nuovi casi positivi di coronavirus, il 65% è stato localizzato in Lombardia. Una percentuale altissima, probabile conseguenza dell’atteggiamento tanto disinvolto mostrato da una parte della popolazione nei giorni scorsi. Va un po’ meglio – ma solo un po’ – in Piemonte, mentre la Liguria di Giovanni Toti sembra decisa ad aprire le porte ai turisti già il 3 giugno. A Palazzo Chigi si pensa ad una riapertura differenziata. E la parte peggiore, quella dell’ultimo della classe, potrebbe toccare, appunto, alla Lombardia e forse anche al Piemonte.

Tutto verrà deciso, come detto, quando arriveranno nelle prossime 24 ore (al massimo entro sabato) i dati sull’andamento dei contagi in questa settimana, il cosiddetto fattore Rt, e la situazione sulla capacità di reazione degli ospedali di fronte ad un’eventuale nuova emergenza. Il Governo vorrebbe evitare altri scontri con le Regioni ma anche impedire che ci sia un’importante marcia indietro sul fronte della lotta alla diffusione del virus. Riaprendo le frontiere della Lombardia, c’è da attendersi, infatti, un flusso importante sia di chi entrerà nella regione per ritrovare parenti e amici sia, soprattutto, di chi se ne andrà al mare a raggiungere la seconda casa o a prendere il sole sulla spiaggia dopo mesi di quarantena. In altre parole, c’è il rischio concreto di un elevato numero di contagi in giro per l’Italia se la situazione non è sotto controllo prima di consentire gli spostamenti da e per la Lombardia.

E questo spaventa non solo il Governo ma anche qualche presidente di Regione, come il sardo Christian Solinas, protagonista di un aspro diverbio a distanza con il sindaco di Milano Giuseppe Sala. Il primo chiederà il «passaporto sanitario» per poter entrare nell’isola, il secondo se la lega al dito e minaccia: «Ce ne ricorderemo quando sceglieremo dove andare in vacanza». Siparietti a parte, il governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, fa un appello al buon senso di tutti e invita a prendere una decisione collegiale.



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