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Tumore al seno, l’allarme sui lunghi tempi per la diagnosi

28 Maggio 2020
Tumore al seno, l’allarme sui lunghi tempi per la diagnosi

Associazioni, pazienti e società scientifiche sui rischi che corrono le donne con questa patologia, specie durante la pandemia di Coronavirus che catalizza ogni attenzione.

È un grido corale quello per chiedere che si torni regolarmente a fare lo screening per la diagnosi precoce del tumore al seno. Uno strumento salvavita per qualcosa come cinquantamila donne che, ogni anno, si ammalano di questa patologia. La pandemia di Coronavirus, con tutte le restrizioni che ne sono seguite, ha provocato ritardi nello screening: un fatto che non è più accettabile, perché ne va della vita di molte pazienti. Lo ha scritto una lunga serie di associazioni, in un messaggio pubblicato oggi e indirizzato alle istituzioni.

Lo screening salva la vita

È firmato da Europa Donna Italia, movimento per i diritti alla prevenzione e alla cura del tumore al seno, Incontra Donna onlus, Associazione nazionale donne operate al seno, Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia, Gruppo italiano screening mammografico, sezione di senologia della Società italiana di radiologia medica e interventistica, Associazione italiana di oncologia medica, Associazione italiana tecnici di radiologia senologica e senonetwork.

Secondo i firmatari, “un intervallo prolungato tra la mammografia di screening, la conferma diagnostica e l’inizio delle terapie rischia infatti di peggiorare la prognosi”. La diagnosi del tumore al seno non può più aspettare, se si vogliono salvare le donne che si sono ammalate, perché è il miglior modo di battere il tumore sul tempo: “L’anticipazione diagnostica del tumore al seno – scrivono nel messaggio che si legge sul sito di Europa Donna Italia – è la prima strategia per ottenere le maggiori probabilità di guarigione“.

Le richieste alle Regioni

Le associazioni si rivolgono sia alle Regioni, sia al ministero della Salute. Alle prime chiedono di ricominciare l’attività di screening mammografico al più presto, “almeno entro l’estate, e la regolare attività dei centri di diagnostica senologica clinica; garantire la sicurezza delle donne e degli operatori sanitari, anche riorganizzando le attività con gli adeguati distanziamenti temporali e spaziali, e sempre all’interno di strutture di radiologia senologica con adeguati standard di qualità; stabilire le priorità in base ai livelli di rischio individuale e all’invio già effettuato della lettera di invito; informare le donne con una adeguata campagna di comunicazione“.

Le richieste al ministero della Salute

Al ministero, invece, chiedono “di vigilare affinché l’accesso a questo essenziale livello di assistenza sia garantito a tutte le donne residenti sul territorio nazionale e di collaborare con le Regioni affinché lo screening mammografico riprenda rapidamente, nel rispetto degli standard di qualità e sicurezza e dei requisiti organizzativi, strutturali e di personale previsti dalla normativa nazionale”.

L’appello alle donne

Ma una parte della lettera-appello è anche per le donne, le prime a dover combattere per vedere pienamente riconosciuto il loro diritto alle cure, nonostante il Covid, come fanno presente le associazioni, abbia “catalizzato l’attenzione di tutti negli ultimi mesi”.

A chi si è ammalata si raccomanda di “chiedere una mammografia di screening al più presto, se non hanno risposto all’invito, spontaneamente o a causa della sospensione dell’attività di screening, possibilmente entro tre mesi dalla data del controllo non eseguito; di confermare l’appuntamento o di chiederne uno nuovo, se avevano o hanno un appuntamento programmato o da programmare per approfondimento diagnostico; di chiedere subito, tramite impegnativa rilasciata dal proprio medico di Medicina generale, un accertamento radiologico e diagnostico se hanno sintomi di un possibile tumore (nodulo palpabile, retrazione della cute o del capezzolo, pelle a buccia d’arancia, secrezione dal capezzolo); di richiedere una mammografia entro un anno e tre mesi dal precedente controllo se, a conclusione delle terapie per un precedente tumore al seno, sono state inserite in un programma di follow-up.



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