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Medicina estetica e agopuntura: requisiti e titolo

6 Giugno 2020
Medicina estetica e agopuntura: requisiti e titolo

Sono un medico; a breve vorrei aprire uno studio privato ove erogherò diagnosi e trattamenti nell’ambito della medicina estetica e dell’agopuntura. La legge regionale mi consentirebbe di aprire senza dover richiedere un’autorizzazione né alla realizzazione, né all’esercizio. Resta l’obbligo di comunicare alla Asl competente l’apertura dello studio.

L’Asl competente mi informa dell’impossibilità ad autorizzarmi in quanto non in possesso di un titolo specifico che mi consente di esercitare nell’ambito della medicina estetica e dell’agopuntura. In realtà non mi risulta che per esercitare in questi ambiti sia necessario un titolo specifico oltre la laurea in medicina e chirurgia con relativa abilitazione ed iscrizione all’albo professionale.

Il quesito è se sono legittimato a cominciare l’attività di cui sopra pur non avendo conseguito i titoli specifici, o se l’Asl competente, una volta inoltrata la comunicazione di inizio attività, possa negarmi il nulla osta ed eventualmente procedere con altre misure.

Secondo la Corte di Cassazione (Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 22528 del 21 maggio 2003), per l’esercizio dell’agopuntura è richiesta l’abilitazione all’esercizio della professione medica: colui che la pratichi, essendone sprovvisto, commette il reato di cui all’art. 348 c.p. Infatti, l’agopuntura è una pratica terapeutica non convenzionale che richiede la specifica conoscenza della scienza medica, in quanto la stessa viene ad esplicarsi mediante atti propri della professione medica, oltre che per l’attività di diagnosi e di scelta terapeutica della malattia da curare, anche per i suoi intrinseci metodi applicativi che possono definirsi clinici.

Molte altre sentenze (sentenza n. 2652 del 25.2.1999 della Corte Suprema di Cassazione, Sez. VI; Cassazione, Sez. VI penale, sentenza n° 22528 del 21.05.2003, recentemente ribadito dalla sentenza Sez. VI, n. 34200/2007 del 20.6.2007) sanciscono che l’esercizio di agopuntura, fitoterapia e omeopatia è riservato ai medici chirurghi e odontoiatri.

A proposito dell’agopuntura e delle altre discipline complementari/non convenzionali (definite anche come MC/MNC, medicine integrative/integrate/CAM), il 20 dicembre 2012, a Roma, è stato emanato un documento da parte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome contenente la regolamentazione dell’esercizio dell’agopuntura, della fitoterapia e dell’omeopatia. Tale accordo è poi (di fatto) integralmente confluito nell’Accordo Stato‐Regioni del 7 febbraio 2013.

Nell’introduzione è dato leggere che «L’Agopuntura, la Fitoterapia e l’Omeopatia sono sancite come atto medico, sono oggetto di attività riservata perché di esclusiva competenza e responsabilità professionale del medico chirurgo e dell’odontoiatra».

La definizione di agopuntura è la seguente: «Metodo diagnostico, clinico e terapeutico che si avvale dell’infissione di aghi metallici in ben determinate zone cutanee per ristabilire l’equilibrio di uno stato di salute alterato».

Sempre nel medesimo documento v’è scritto che «A tutela della salute dei cittadini vengono istituiti presso gli Ordini professionali provinciali dei medici chirurghi e degli odontoiatri gli elenchi dei professionisti esercenti l’Agopuntura, la Fitoterapia e l’Omeopatia. Tali elenchi sono distinti per disciplina. Per la valutazione dei titoli necessari alla iscrizione di detti elenchi, gli Ordini professionali istituiscono specifiche commissioni formate da esperti nelle diverse discipline oggetto del presente accordo».

Ai fini dell’iscrizione agli elenchi istituiti presso gli Ordini professionali provinciali dei medici chirurghi e degli odontoiatri, il percorso formativo dei professionisti che esercitano l’agopuntura, la fitoterapia e l’omeopatia deve essere effettuato presso soggetti pubblici o privati accreditati alla formazione.

Secondo il predetto documento, il percorso formativo deve corrispondere ai seguenti requisiti:

  • i corsi di formazione in agopuntura, fitoterapia, omeopatia, prevedono una durata di almeno 400 ore di formazione teorica, cui si aggiungono 100 ore di pratica clinica, di cui almeno il 50% di tirocinio pratico supervisionato da un medico esperto della disciplina in oggetto;
  • a tale monte orario vanno sommati lo studio individuale e la formazione guidata;
  • la durata dei corsi di formazione non può essere inferiore ai 3 anni;
  • è fatto obbligo di frequenza minima all’80% delle lezioni sia teoriche che pratiche;
  • il percorso formativo accreditato prevede il superamento di un esame teoricopratico al termine di ciascuno degli anni di corso previsti, nonché la discussione finale di una tesi;
  • al termine del percorso formativo, verrà rilasciato dai soggetti pubblici e privati accreditati alla formazione un attestato in conformità ai requisiti richiesti, che consentirà l’iscrizione del professionista agli elenchi degli esperti delle singole discipline;
  • gli insegnamenti di tipo generale, non riferiti specificamente alla disciplina in oggetto, non dovranno superare il 20% del monte ore complessivo di formazione teorica;
  • la Formazione a distanza (Fad) eventualmente inserita nella programmazione didattica non dovrà superare il 30% delle ore di formazione teorica e dovrà essere realizzata in conformità alla normativa vigente.

Alla luce di tutto ciò sembra pacifico che, per l’esercizio dell’agopuntura, occorre una laurea in medicina e chirurgia, l’abilitazione e infine l’ottenimento del titolo (rilasciato da soggetti pubblici e privati accreditati) per questo tipo di medicina alternativa, titolo necessario per l’iscrizione presso l’apposito elenco conservato dall’ordine dei medici.

Il sottoscritto interpreta il diniego opposto dall’Asl competente come riferito all’assenza non di un titolo di laurea successivo, ma del titolo di cui abbiamo fatto riferimento sinora, cioè quello necessario per l’iscrizione in apposito elenco dei medici chirurghi che esercitano anche l’agopuntura. Senza di esso, non ritengo si possa intraprendere l’esercizio di questa particolare medicina alternativa.

Per quanto riguarda la medicina estetica, allo stato non esiste un percorso di specializzazione, se ovviamente si esclude quello di Specialista in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica che, dalla lettura del quesito, immagino non interessi.

Il medico estetico, dopo la laurea in Medicina e Chirurgia, può frequentare una scuola di formazione (in generale quadriennale) post-laurea, ma non esiste un percorso universitario formalmente riconosciuto.

A differenza dell’agopuntura, in materia di medicina estetica ho rinvenuto pochissimi riferimenti normativi; formalmente non risultano esistenti albi o elenchi speciali dedicati ai medici estetici conservati presso gli ordini dei medici; esistono invece degli elenchi relativi ad associazioni o federazioni di tipo regionale.

Tuttavia, alcuni ordini dei medici chirurghi e odontoiatri hanno istituito, per esclusiva finalità di corretta informazione e di trasparenza verso i cittadini, appositi elenchi Medici operanti nel campo degli interventi e delle attività diagnostico – terapeutiche con finalità estetiche. A questi elenchi non sono tenuti a iscriversi i medici già specialisti in Dermatologia e Venerologia o in Chirurgia plastica e ricostruttiva, in ragione del percorso formativo e/o specialistico di cui sono già in possesso.

Ad esempio, nell’elenco dei medici estetici conservato presso l’ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Napoli possono iscriversi solamente coloro che, tra gli altri requisiti:

  1. hanno una Laurea in Medicina e Chirurgia ed Abilitazione all’esercizio della professione medica;
  2. hanno un Diploma di formazione in Medicina Estetica rilasciato da una Scuola privata quadriennale con le seguenti caratteristiche:
  • almeno 800 ore di didattica nei quattro anni di Corso;
  • riferimenti didattici a Diagnostica, Clinica e Terapia in Medicina Estetica;
  • almeno il 30% di lezioni pratiche, di cui 1/3 eseguito presso ambulatori Ospedalieri (o territoriali);
  • esami da sostenere alla fine di ogni anno di Corso, con votazione espressa in trentesimi e con presenza di un rappresentante dell’Ordine all’esame finale.

In alternativa al percorso quadriennale, è sufficiente il Diploma di Master Universitario di II Livello in Medicina Estetica di durata biennale, oppure essere Direttore o Coordinatore didattico-scientifico di Master biennali universitari in Medicina Estetica o di Scuole di Formazione Quadriennali di Medicina Estetica da almeno due anni, oppure ancora essere Docente in Master biennali universitari in Medicina Estetica o in Scuole di Formazione quadriennali di Medicina Estetica da almeno 3 anni in almeno uno degli argomenti indicati dal regolamento.

Peraltro, tale speciale elenco è stato istituito (nello specifico, dall’ordine di Napoli) in ossequio ai nuovi artt. 76 e 76-bis del codice di deontologia in merito alla medicina potenziativa ed estetica: in particolare, l’art. 76-bis afferma che «Il medico, nell’esercizio di attività diagnostico-terapeutiche con finalità estetiche, garantisce il possesso di idonee competenze e, nell’informazione preliminare al consenso scritto, non suscita né alimenta aspettative illusorie, individua le possibili soluzioni alternative di pari efficacia e opera al fine di garantire la massima sicurezza delle prestazioni erogate».

Mentre per l’albo dei medici che esercitano l’agopuntura v’è una normativa molto chiara a livello nazionale, per cui occorre senz’altro la formazione post-laurea e il conseguente titolo, per i medici estetici non ho rinvenuto la stessa cosa, per cui ritengo che l’iscrizione in un eventuale elenco non sia strettamente propedeutica all’esercizio dell’attività medesima.

In definitiva, si ritiene non sia possibile esercitare la medicina alternativa dell’agopuntura senza prima aver conseguito il titolo post-laurea; per quanto riguarda la medicina estetica, non sono stati rinvenuti espliciti divieti, e gli elenchi conservati presso alcuni ordini provinciali non sembrano avere carattere di esclusività, nel senso che sembrerebbero essere istituiti solo per maggiore trasparenza nei confronti dei pazienti, e non quale condizione indispensabile per l’esercizio dell’attività.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva



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