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Danno da stress e usura per chi lavora sette giorni di seguito

28 Ottobre 2013
Danno da stress e usura per chi lavora sette giorni di seguito

Si presume un danno da usura psico-fisica nei confronti di chi lavora per sette giorni di seguito; per chiedere invece il danno per lesione alla salute necessaria una prova più rigorosa.

Può chiedere, senza grosse difficoltà, il risarcimento del danno biologico (ossia quel danno da lesioni alla sfera psico-fisica della persona) chi lavora per un lungo periodo consecutivo, senza riposi settimanali (come, per esempio, nel caso del lavoratore che venga chiamato spesso in servizio per sette giorni di seguito). L’esistenza di tale danno – e la sua fondatezza – si considera già insita nel fatto di essere stati soggetti a un ritmo così martellante e stressante di lavoro. Pertanto il lavoratore non avrà bisogno di dimostrare se ha subìto o meno tale menomazione psico-fisica. Dovrà, al massimo, dimostrare la quantificazione di tale voce, facendo valere tutte le conseguenze pregiudizievoli che ha dovuto subire.

Al contrario, se il dipendente “iper-sfruttato” vuole chiedere anche il risarcimento del danno alla salute, deve fornire una prova molto più rigorosa, fondata, per esempio, su certificati medici o quant’altro che attesti l’esistenza di una vera e propria patologia.

In entrambi i casi il lavoratore ha un termine di 10 anni per richiedere tale liquidazione del danno (cosiddetta “prescrizione”); il termine, invece, si riduce a 5 anni nel caso in cui la fruizione del riposto è invece legittima in base a norme che offrono al lavoratore benefici economici a titolo di compensazione.

A dirlo è una sentenza della Cassazione dello scorso venerdì [1].

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha condannato un Comune al risarcimento di oltre 9 mila euro nei confronti di vigile urbano costretto a lavorare per sette giorni di fila, una settimana ogni cinque.

Insomma: il lungo impiego del dipendente per sette giorni consecutivi risulta inevitabilmente in contrasto con il codice civile [2], oltre che con la Costituzione [3].

La Cassazione sottolinea: il danno da usura psico-fisica può essere presunto; al contrario, l’ulteriore danno biologico (cioè alla salute) per la mancata fruizione dei riposi settimali richiede la prova innanzitutto della sussistenza della lesione alla salute e poi del rapporto di causa/effetto tra la malattia e la condotta “sfruttatrice” del datore.


note

[1] Cass. sent. n. 24180/13 del 25.10.2013.

[2] Art. 2109 cod. civ.

[3] Art 36, terzo co., Cost.


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