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Avvocati in nero: rischi della nuova legge forense soprattutto per i più giovani

26 ottobre 2013


Avvocati in nero: rischi della nuova legge forense soprattutto per i più giovani

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 ottobre 2013



I giovani avvocati all’angolo per l’effetto combinato crisi-legge forense: braccati dalla cassa e dal dubbio se iscriversi all’albo o meno; intanto il presidente dell’Aiga raccomanda: “specializzatevi”!

 

L’articolo 21 che prevede l’iscrizione contestuale all’Albo e alla Cassa e la prova dell’esercizio continuo della professione si può trasformare in un cartellino rosso per un numero di avvocati che va da 40mila a 100 mila: lo denuncia l’Aiga, nel corso del congresso  dell’associazione che unisce i giovani legali e che si sta tenendo a Palermo dal 24 al 27 ottobre.

Difficile per i molti giovani che “lavorano in nero” negli studi legali mostrare la prova di “esistenza in vita” chiesta dalla legge. Altrettanto arduo rispettare l’obbligo di pagare i contributi per i circa 56mila che fino a oggi non sono approdati alla Cassa – perché sotto il tetto dei 10 mila euro.

Secondo l’Aiga la nuova legge forense allontana i giovani dalla professione, garantendo ai “vecchi” di restare arroccati in posizioni di privilegio. Per questo i giovani chiedono di prevedere un contratto per i collaboratori di studio e di aprire alle società tra professionisti. Una ventata di novità imposta da una situazione in cui il numero di legali aumenta di circa 15mila unità l’anno e il reddito scende.

I leader dell’Aiga trovano dei responsabili per l’aumento esponenziale del numero di legali: “I colpevoli sono tutti i componenti delle commissioni di esame da avvocato dal 1988 fino ad oggi ed è ingiusto e immorale pensare di espellere dalla categoria decine di migliaia di ragazzi che, con il loro lavoro, consentono agli studi legali di stare aperti, molto spesso, senza percepire un centesimo di compenso”.

Intanto, Dario Greco, presidente Aiga, ammonisce i più giovani: “Non appendete la toga al chiodo. Specializzatevi!”.

Per lavorare, il giovane avvocato deve specializzarsi in qualcosa di nuovo: diritto europeo, consulenza, puntare sulle aggregazioni professionali e contaminarsi. Gli studi multiprofessionali possono essere un’opportunità.

Le specializzazioni possono assumere un ruolo di rilancio della figura dell’avvocato per riuscire ad abbracciare nuovi ambiti di professionalità fuori dai palazzi di giustizia. “Speriamo – dice Greco – che il decreto ministeriale che dovrà regolarle non si limiti a prevedere le divisioni classiche delle aree di attività forense (penale, civile e così via), ma individui nuove branche del diritto in cui gli avvocati possano trovare nuovi spazi di mercato. Altrimenti, sarà ancora una volta un’occasione persa”.

Riguardo alla reintroduzione della conciliazione obbligatoria, Greco non pensa che essa possa essere un’opportunità per i giovani. È un organismo inutile che alza i costi di accesso alla giustizia e che porterà minimi benefici alla deflazione del contenzioso giudiziario.

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