Dl Rilancio: bloccati i pignoramenti alle aziende sanitarie

28 Maggio 2020
Dl Rilancio: bloccati i pignoramenti alle aziende sanitarie

Sospese fino al 31 dicembre tutte le azioni esecutive nei confronti degli enti del Ssn: non potranno essere intraprese o proseguite.

Nel nuovo Decreto Legge Rilancio c’è una norma [1] che di fatto blocca in via temporanea, dal 19 maggio e fino al 31 dicembre 2020, i pignoramenti e in genere tutte le azioni esecutive nei confronti degli enti del Servizio sanitario nazionale [2], tra cui le aziende sanitarie locali e le aziende ospedaliere. In particolare, durante questo periodo non possono esserne avviate di nuove e non possono essere proseguite quelle già intraprese, che restano sospese.

Nella relazione illustrativa al provvedimento varato dal Governo si legge che la sospensione temporanea delle azioni esecutive nei confronti degli enti sanitari è stata disposta «per agevolare una regolare programmazione e gestione amministrativa e contabile dei pagamenti».

Contro questa norma insorge oggi il Consiglio dell’Ordine dei medici di Milano, che in una risoluzione approvata all’unanimità e diffusa attraverso l’agenzia stampa Adnkronos parla di «scudo indebito alle aziende sanitarie» e lamenta una legge fatta «contro i camici bianchi ed i cittadini».

I medici milanesi sottolineano che la norma «prevede il blocco delle esecuzioni e dei pignoramenti, in corso e futuri, nei confronti delle aziende sanitarie. In sostanza – osserva l’Omceo – le aziende sanitarie saranno le uniche a decidere quali debitori privilegiare nei pagamenti, non avendo più lo spauracchio del decreto ingiuntivo. E questo varrà per fornitori, pazienti e medici».

«È un vero e proprio scudo che, surrettiziamente, lo Stato eleva a protezione indebita delle aziende sanitarie – afferma il presidente dell’Ordine meneghino, Roberto Carlo Rossi – E attenzione che questo varrà anche contro i medici che vantassero dei diritti rispetto all’ospedale, ipotesi non certo peregrina – fa notare – per esempio in eventuali contenziosi per mancata tutela da rischio Covid».

«Tale norma – prosegue – a parte penalizzare i diritti dei cittadini e delle aziende fornitrici, avrà il più che probabile effetto di inibire e scoraggiare ogni imprenditore dal continuare ad avere rapporti di fornitura di merci con la sanità pubblica, stante la certezza di non poter ottenere neppure giudizialmente il pagamento dei propri crediti, cosa che finirebbe col danneggiare proprio gli operatori sanitari, tra i quali i medici».

«Ma ciò che più ci preme ora rappresentare quale rischio davvero concretamente prevedibile – sottolinea Giuseppe Deleo, medico legale e consigliere di Omceo Milano – è l’impatto della norma sul sistema della responsabilità sanitaria perché ogni parte lesa, nel dubbio di non vedere soddisfatto sul piano pratico il pagamento del risarcimento per una causa anche se vinta, tornerà a coinvolgere anche i medici nelle azioni di risarcimento danni per ampliare le possibilità di soddisfare il proprio credito, vanificando così i già tenui effetti della legge 24/2017 (Gelli-Bianco)».

«Né si dica – aggiunge Deleo – che tale blocco è a tempo, per ‘soli’ 7 mesi. Sappiamo che in Italia nulla è più definitivo del provvisorio». In sintesi, l’Ordine dei medici di Milano ritiene che «si tratta di un provvedimento ingiusto, già in passato censurato dal Giudice delle leggi, che crea un danno ai pazienti, ai medici e alle imprese» e chiede ora «che il Parlamento lo cassi nella legge di conversione», conclude Rossi.


note

[1] Art. 117, comma 4, Decreto Legge 19 maggio 2020, n.34.

[2] Definiti dall’art. 19 del D.Lgs. 23 giugno 2011, n. 118.


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