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Secondo l’Aiga, la mediazione obbligatoria non aiuterà i giovani

26 ottobre 2013


Secondo l’Aiga, la mediazione obbligatoria non aiuterà i giovani

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 ottobre 2013



Circa 100mila giovani avvocati potrebbero rinunciare all’iscrizione all’albo: la mediaconciliazione porta con sé il rischio dell’estinzione  dei più giovani legali.

Altro che opportunità! Il ritorno alla mediaconciliazione obbligatoria non può essere visto come un’opportunità per i più giovani che si affacciano alla carriera legale. Al contrario si tratta di un meccanismo che alza i costi della giustizia e, nello stesso tempo, non porterà gli auspicati benefici della deflazione del contraddittorio. A dirlo è Dario Greco, presidente dell’Aiga – l’Associazione italiana dei Giovani Avvocati – nel corso del convegno che si sta tenendo in questi giorni a Palermo, dal titolo “La Giustizia che vorrei”.

“La reintroduzione della mediazione obbligatoria è una vera iattura per chi chiede giustizia nel nostro Paese. La politica giudiziaria degli ultimi 10 anni non è stata indirizzata verso il miglioramento del sistema giudiziario, ma verso la riduzione delle possibilità d’accesso alla giustizia. Sia le modifiche processuali che quelle fiscali/tributarie hanno reso sempre più difficoltoso ottenere un procedimento giudiziario giusto ed equo. Se, da un lato, si possono nutrire favorevoli aspettative dall’ingresso nelle Corti di appello dei giudici ausiliari, essi non potranno in alcun modo ridurre l’arretrato civile; è, invece, necessario sopperire alla cronica carenza di organico della magistratura ordinaria”.

Greco ha anche avuto modo di ricordare come l’attuale legge forense sia estremamente pregiudizievole per quanti si sono appena affacciati alla professione o stanno per farlo: con l’obbligo di iscrizione alla Cassa, un numero di avvocati che va da 40 mila a 100 mila è a rischio estinzione e sta meditando di abbandonare la professione.

Nella legge forense – sottolinea Greco – la parola “giovane” è contenuta una sola volta, mentre quella “anziano” o “anzianità” si ripetono per ben 17 volte. “È chiaro lo spirito complessivo della riforma: non si valuta la meritocrazia, ma l’anzianità d’iscrizione all’albo”.

Greco ha anche detto: “Serve l’introduzione del numero programmato nelle facoltà di legge, perché l’avvocatura non è un ripiego per chi non supera altri corsi.

“Abbiamo delle problematiche a cui far fronte, prima fra tutte l’emergenza carceraria”, sottolinea l’avvocato Greco, “Meriteremmo di essere noi i detenuti per come trattiamo i carcerati in Italia. Urge un provvedimento di clemenza per risolvere questa situazione”.

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2 Commenti

  1. Quando Greco parla di “giudici ausiliari che non potranno in alcun modo ridurre l’arretrato civile” inserendo questa frase in un contesto di mediazione, tradisce la visione del mediatore come similare a quella di un giudice, e quindi come qualcuno che può togliere pane a chi lucra sui lunghi contenziosi. Pertanto a lui.
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    La mediazione è un fatto culturale, e per farla crescere occorre la “spintarella dell’obbligatorietà”. Se ci àncora sulle posizioni, sui formalismi e i cavilli, invece che sugli interessi e i bisogni delle persone, i conflitti si aggravano o cristallizzano. Rapporti umani e commerciali rotti anzichè recuperati o aumentati. Valore buttato.
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    Vivere la frustrazione di un salumiere o un geologo che con minima spesa e semplici doti relazionali e stratagemmi risolve conflitti sui quali ci si mangia, è comprensibile.
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    Se ci sta a cuore il principio, l’obbligatorietà potrebbe anche non essere giusta, sempre che non sia una scusa per nascondere il mancato lucro come avvocato. Se ci sta a cuore l’interesse profondo del cliente ben più del lucro personale come avvocati, invece no. E’ una scelta del proprio animo di fronte a Dio. A Lui non si può mentire. Ognuno è libero di scegliere.

  2. Che si debba fare qualcosa per abbreviare la durata dei processi intervenendo sull’organizzazione della macchina giudiziaria non è affatto incompatibile con l’utilizzo della mediazione, anzi al contrario dà un contributo importante. Sono d’accordo con Oscar sulla mediazione come fatto culturale e che abbia quindi bisogno della spintarella dell’obbligatorietà. La visione di Greco è assolutamente di parte e non riflette la necessità reale della gente di risolvere i conflitti in tempi ragionevoli. Altro discorso è rendere accessibile economicamente la mediazione civile ed su questo aspetto che bisogna intervenire a mio avviso.

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