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Tumore della cervice uterina

24 Agosto 2020 | Autore:
Tumore della cervice uterina

Sintomi, cause, diagnosi, cura e prevenzione del cancro al collo dell’utero. Le ultime pronunce giurisprudenziali sui casi riguardanti le pazienti affette da questa neoplasia.

Hai notato un insolito sanguinamento vaginale, accompagnato da un dolore pelvico. Dolore che riguarda anche gli arti inferiori. Magari hai riscontrato anche l’aumento delle secrezioni vaginali. Non ti era mai capitato fino a quel momento. Insospettita e molto preoccupata da questi sintomi, hai deciso di rivolgerti al tuo medico di base o al tuo ginecologo. Con molta probabilità, il sanitario ti sottoporrà a dei test di screening (in particolare, al Pap-test). Come mai? Potrebbe trattarsi del tumore della cervice uterina. Un tumore della sfera genitale che colpisce la parte più esterna dell’utero (definita anche collo o portio).

Dopo il cancro al seno e al colon-retto, il tumore al collo dell’utero rappresenta la terza neoplasia più frequente nel mondo femminile. Qual è la causa? Un’infezione persistente da Papillomavirus umano (HPV), trasmesso sessualmente e molto frequente soprattutto tra le più giovani. Nella maggior parte dei casi, l’infezione regredisce spontaneamente. Se invece persiste nel tempo, si formano delle lesioni nel collo dell’utero che evolvendo possono trasformarsi in cancro.

Quali sono i fattori di rischio? L’insorgenza del tumore alla cervice uterina può essere legata al numero dei partner sessuali, agli stati immunodepressivi, alla contraccezione ormonale, alla giovane età di inizio dell’attività sessuale, al fumo di sigaretta, alla familiarità e, secondo alcuni studi, all’obesità.

È possibile prevenire il tumore alla cervice uterina? Quali sono i trattamenti consigliati dai medici? Per maggiori informazioni sull’argomento, ti invito a proseguire nella lettura del mio articolo. Dopo averti spiegato in maniera più approfondita quali sono i sintomi, i test per la diagnosi, le forme di prevenzione e le cure del tumore al collo dell’utero, ti parlerò degli ultimi interessanti casi portati nelle aule dei tribunali.

Tumore della cervice uterina: quali sono i sintomi?

La neoplasia colpisce il collo dell’utero, il quale mette in collegamento il corpo dell’utero con la vagina. Nelle fasi iniziali, il tumore della cervice uterina potrebbe non dare alcun segnale della sua presenza.

Tuttavia, ricorda di fare attenzione a questi campanelli d’allarme:

  • al sanguinamento vaginale: soprattutto a seguito di un rapporto sessuale. In alcuni casi, può essere accompagnato da secrezioni maleodoranti;
  • al dolore nella parte bassa dell’addome.
  • Nello stadio più avanzato, a seguito della crescita del tumore, vengono coinvolti gli organi adiacenti (vale a dire alla vescica e al retto); pertanto, possono manifestarsi i seguenti sintomi:
  • sangue nell’urina;
  • perdita di appetito e conseguente perdita di peso;
  • dolore alla schiena e alle ossa;
  • costipazione;
  • gonfiore di una delle gambe;
  • stanchezza.

Tra le complicanze che il tumore della cervice uterina può causare nella fase più avanzata troviamo:

  • dolore;
  • fistole;
  • sanguinamento;
  • insufficienza renale;
  • trombosi venosa profonda.

Tumore della cervice uterina: quali sono le cause?

Il tumore della cervice uterina ha origine da lesioni provocate dalle infezioni da Papillomavirus umano (HPV), la cui trasmissione avviene prevalentemente per via sessuale.

Il ministero della Salute evidenzia che esistono oltre 100 tipi di Papillomavirus, tra cui alcuni sono responsabili di lesioni benigne come i condilomi (HPV tipo 6 e 11), mentre altri possono causare lesioni pre-invasive (displasie) e invasive, vale a dire il tumore della cervice uterina (soprattutto i virus di tipo 16 e 18).

Solo il 10% delle infezioni può evolvere in forme tumorali, specialmente in presenza di alcuni fattori di rischio come il fumo di sigaretta. In altri casi, le infezioni sono transitorie ed è possibile guarire spontaneamente.

Il lasso di tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose è abbastanza lungo (è di circa 5 anni), mentre per lo sviluppo del tumore possono trascorrere anche decenni.

Queste tempistiche consentono di intervenire prontamente effettuando test di screening (come il pap-test e il test virale) e ottenere buoni risultati dal punto di vista della prevenzione. Aderendo al programma nazionale di vaccinazione HPV, sottolinea il ministero della Salute, è possibile aumentare il livello di protezione dall’infezione.

Tumore della cervice uterina: come avviene la diagnosi?

In occasione della visita ginecologica, lo specialista potrà esplorare il collo dell’utero. Come ti ho già anticipato, il test di screening più diffuso è il Pap-test, al cui esito è possibile stabilire l’eventuale aggressività di una lesione precancerosa.

Se il risultato è positivo, il medico potrà indicarti l’effettuazione di altri test:

  • la ricerca del Dna virale del Papillomavirus umano (Hpv);
  • la colposcopia, un esame di approfondimento diagnostico che consente di visualizzare le aree più esposte al rischio, ricorrendo all’uso di una fonte luminosa e ad un sistema di ingrandimento;
  • la biopsia attraverso cui viene prelevato del tessuto delle aree in cui si sospetta la presenza di cellule tumorali. Di solito, si effettua contestualmente alla colposcopia;
  • la tac e la risonanza magnetica che consentono di determinare precisamente l’estensione del tumore.

Tumore della cervice uterina: come si cura?

Il tipo di terapia adottato per la cura del tumore della cervice uterina dipende dallo stadio della patologia.

I tre possibili trattamenti sono essenzialmente tre:

  • la chirurgia: il tipo di trattamento chirurgico dipende dall’estensione del tumore. Se la malattia è localizzata, si può attuare la cosiddetta conizzazione, che consiste nella rimozione di una porzione di tessuto aggredita dalle cellule tumorali, senza intaccare l’intero organo. Se il tumore è di piccole dimensioni (<4cm) e risulta confinato alla portio, si ricorre all’isterectomia radicale, un intervento che comporta la rimozione di tutto l’utero e della cervice uterina, annessi, delle parti immediatamente circostanti (paramètri) e dei linfonodi regionali. Quando il tumore si estende agli organi adiacenti (alla vescica e al retto), si adottano protocolli di radio-chemioterapia e, raramente, si procede a trattamenti chirurgici ultra-radicali;
  • la radioterapia: si ricorre all’uso di radiazioni per distruggere le cellule tumorali presenti nell’organismo. È possibile somministrarla dall’esterno o dall’interno (in tal caso, nel canale vaginale, si inserisce un dispositivo in grado di emettere radiazioni verso l’area colpita dal tumore al fine di ridurre gli effetti collaterali);
  • la chemioterapia: terapia a cui si ricorre solo nelle forme più avanzate, al fine di rallentare la progressione del tumore e alleviarne i sintomi.

Come prevenire il tumore della cervice uterina?

Prevenire il tumore della cervice uterina si può attraverso la diagnosi precoce e la vaccinazione contro il Papillomavirus umano (offerta gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale a tutti gli adolescenti tra l’undicesimo e il dodicesimo anno di età).

Tumore della cervice uterina: giurisprudenza

Dopo aver esaminato quali sono i sintomi, le cause e i trattamenti del tumore della cervice uterina, a seguire analizzeremo le ultime pronunce giurisprudenziali sull’argomento.

Errata diagnosi di tumore

Il tribunale di Bari [1] ha accertato un caso di errata esecuzione della prestazione sanitaria per negligenza ed imperizia. In particolare, i sanitari avevano valutato le risultanze dell’esame (Tac) con superficialità formulando un’errata diagnosi. In mancanza della prova della sussistenza del nesso causale tra la condotta negligente dei professionisti ed il peggioramento delle condizioni di salute del paziente ed il danno che ne è scaturito, bisogna escludere la responsabilità dei sanitari.

Dunque, il tribunale ha stabilito che qualora il paziente si sia sottoposto alle cure dei sanitari ed era già affetto da una neoplasia caratterizzata dal massimo grado di malignità (con esito infausto), nel valutare se sussiste o meno il diritto al risarcimento [2], occorre verificare se il danno corrisponde ad una conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento. La responsabilità dei sanitari deve essere limitata alle conseguenze dannose che l’atto illecito o l’inadempimento è idoneo a produrre.

Gravi motivi di salute: espulsione dello straniero

La garanzia del diritto fondamentale alla salute del cittadino straniero comprende non solo le prestazioni di pronto soccorso e di medicina d’urgenza, ma anche tutte le altre prestazioni essenziali per la propria vita. Pertanto, non è possibile procedere all’espulsione del cittadino straniero che si trova nel territorio nazionale, se a seguito dell’immediata esecuzione del provvedimento potrebbe subire un irreparabile pregiudizio alla sua salute.

È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione [3]. Nel caso deciso dagli Ermellini, la ricorrente doveva osservare un rigido protocollo postoperatorio conseguente a un intervento chirurgico di asportazione di ovaie, tuba, utero e linfonodi circostanti la pelvi e l’addome a causa di un tumore.

Reato di lesioni personali colpose aggravate

Per la configurazione del reato omissivo improprio devono ricorrere tre condizioni:

  • l’esistenza di una posizione di garanzia;
  • l’omissione dell’agente;
  • il nesso causale tra omissione ed evento.

Dunque, il reato sussiste nel caso in cui l’evento non avrebbe avuto luogo o avrebbe avuto luogo in un momento successivo e con minore intensità lesiva.

In un caso analizzato dalla Suprema Corte [4] è stata confermata la decisione dei giudici del merito, i quali avevano riconosciuto un medico come colpevole del reato di lesioni personali colpose aggravate. All’esito del referto istologico, successivo ad un intervento subito da una paziente, era stato segnalato un tumore e nonostante ciò il sanitario aveva dimesso la donna con una diagnosi generica. In più, non aveva indicato l’opportunità di sottoporla a radioterapia.

A seguito della condotta omissiva del medico, bisognava intervire di nuovo chirurgicamente e soltanto in un secondo momento la paziente si sarebbe potuta sottoporre alla radioterapia.

Nel caso di specie, secondo la Corte di Cassazione, i giudici di merito non si erano soffermati sul mero dato statistico, ma avevano approfondito la vicenda anche dal punto di vista scientifico. Da qui, la convinzione che una diversa opzione terapeutica avrebbe quantomeno ritardato l’insorgenza della recidiva, causa di un nuovo intervento chirurgico.

Campagna di screening per la prevenzione dei tumori femminili

Secondo la Corte dei Conti [5], risponde di danno da disservizio, a titolo di responsabilità amministrativa, il funzionario incaricato della realizzazione di una campagna di screening per la prevenzione dei tumori femminili alla mammella e al collo dell’utero, qualora a causa di carenze organizzative a lui imputabili per colpa grave, il programma non ha mai avuto concreta realizzazione.


note

[1] Trib. Bari sez. 3 civ. sent. n. 72 del 10.01.2008.

[2] Art. 1223 cod. civ.

[3] Cass. civ. sez. VI n.13252 del 27.06.2016.

[4] Cass. pen. sez. IV n.10864 del 21.02.2012.

[5] Corte Conti sez. I n.561 del 15.12.2011.


2 Commenti

  1. La zia di una mia amica ha avuto questo tumore all’utero. Le hanno dovuto asportare l’intero utero. Fortuna che era già mamma e aveva già avuto un bellissimo bambino, altrimenti immagino sarebbe stato un colpo ancora più grande dover rinunciare alla maternità a causa di questa brutta malattia

  2. Molto interessante e completo. Nel leggere la spiegazione della sentenza del tribunale di Bari resto scioccata di come certi medici sbaglino la diagnosi. In gioco c’è la possibilità di salvare una vita oppure causare il peggioramento di una patologia grave come il cancro. I medici dovrebbero essere più precisi e puntuali nel diagnosticare una malattia e non prendere sottogamba certi segnali lamentati dai pazienti

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