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Documenti per occupazione suolo pubblico

22 Agosto 2020 | Autore:
Documenti per occupazione suolo pubblico

Autorizzazioni e concessioni amministrative. Costi, procedure, burocrazia, atti e provvedimenti. Le norme da rispettare per prendere possesso di uno spazio comunale.

Sei una creativa e sfrutti le tue abilità per realizzare gioielli artigianali e manufatti. La tua passione è iniziata come un hobby e, quindi, come un modo per impiegare proficuamente il tempo a tua disposizione. Con il passare del tempo, però, ti sei resa conto che i tuoi prodotti riscuotono successo tra le tue amiche. Un numero sempre più crescente di persone ti chiede di realizzare degli ornamenti su misura.

Inizi così ad assaporare l’idea di svolgere in maniera professionale quest’attività.

Perché non sfruttare la tua arte per creare un vero e proprio lavoro? Forse non diventerai ricca, ma avrai delle entrate mensili che ti daranno maggiore tranquillità.

Uno dei metodi più facili per mettere in vendita i tuoi gioielli è quello di esporli in una bancarella del mercatino che si svolge una volta a settimana nel tuo Comune. Inizi così a fare delle ricerche su Internet per capire quali sono i documenti per l’occupazione del suolo pubblico.

Sei giunta alla pagina che fa al caso tuo. Nella nostra disamina troverai le risposte ai tuoi dubbi.

Cosa si intende per suolo pubblico?

Se vuoi occupare il suolo pubblico per esporre i tuoi gioielli su una bancarella devi prima sapere quali sono gli spazi che appartengono al Comune, per il cui utilizzo è necessario presentare una richiesta. Puoi, infatti, correre il rischio di confondere una strada privata con un percorso urbano e viceversa.

In linea di massima, la questione non è di difficile soluzione. In caso di dubbi, infatti, è sufficiente rivolgersi all’ufficio competente e chiedere chiarimenti sulla situazione di questa o di quella via. Il funzionario preposto ti indicherà con esattezza la natura pubblica o meno della zona presa in considerazione.

Sul punto occorre però fare una precisazione. Con il termine suolo (o spazio) pubblico si intendono diverse realtà, ossia:

  • una zona (che comprende anche l’area sovrastante e il sottosuolo) di proprietà esclusiva del demanio comunale;
  • la strada statale e provinciale che rientra nel centro abitato;
  • l’area di proprietà privata sulla quale risulta costituita, nei modi e secondo le procedure previste dalla legge, una servitù di pubblico passaggio.

Si tratta quindi di una definizione piuttosto dettagliata che trova la sua principale fonte normativa nel Codice della Strada e nel suo Regolamento di attuazione ed esecuzione [1]. Quest’ultimo, in particolare, oltre ad aggiornare le disposizioni contenute nel Codice alle nuove esigenze della circolazione stradale, stabilisce le norme per l’uso della strada.

Quali tipi di occupazione esistono?

L’occupazione del suolo pubblico può avere diversa natura, differenti scopi e una durata più o meno lunga. In tutti i casi è però necessario seguire una specifica procedura per ottenere la concessione comunale.  Con il termine occupazione si intende, infatti, il possesso (permanente o transitorio) di una zona pubblica. Tale circostanza esclude, come conseguenza principale, la possibilità per l’ente che ne è proprietario e per la collettività di usare il bene occupato.

Ne deriva che, per essere legittima, tale condotta deve essere espressamente autorizzata dal Comune. In tutti gli altri casi si configura un comportamento abusivo che può essere sanzionato in base alle disposizioni contenute nell’apposito regolamento.

In linea di massima, la distinzione principale che bisogna tenere in considerazione è quella tra:

  • occupazione permanente: ha natura stabile, durata non inferiore a un anno e può essere accompagnata o meno dall’autorizzazione a realizzare manufatti o impianti. Non può ovviamente avere natura definitiva o indeterminata poiché in questo caso si realizzerebbe un vero e proprio passaggio di proprietà del suolo da un ente pubblico a un soggetto privato;
  • occupazione temporanea (ipotesi molto più frequente nella pratica quotidiana): può avere carattere ricorrente (e quindi essere rinnovata più volte), ma ha una durata inferiore a un anno (pensa, ad esempio, ai lidi balneari che vengono aperti soltanto nei mesi estivi).

Entrambe le occupazioni, di regola, sono soggette al pagamento di una tassa. La sua entità è definita dal Regolamento comunale e deve essere proporzionata all’effettiva superficie occupata e alla durata del possesso. La situazione, ovviamente, varia da città a città sulla base delle disposizioni adottate dall’amministrazione municipale.

Quali documenti servono per l’occupazione del suolo pubblico?

L’occupazione del suolo pubblico deve essere autorizzata. In altri termini, il Comune proprietario della strada o dell’area che intendi possedere deve adottare un provvedimento espresso di concessione. Per fare ciò tale ente ti chiede di presentare una serie di documenti che attestino le ragioni della domanda.

Se intendi occupare il suolo pubblico devi quindi depositare presso l’Ufficio protocollo del Comune di riferimento la documentazione da esso richiesta che, secondo la prassi generale, si compone di:

  • istanza di concessione all’interno della quale specifichi le tue generalità, le motivazioni della richiesta, la porzione di suolo pubblico che intendi occupare, la data e la firma in originale;
  • planimetria dei luoghi interessati con indicazione della zona di tuo interesse;
  • eventuale documentazione fotografica delle aree che vuoi occupare;
  • copia dell’avvenuto versamento dei diritti di segreteria e della tassa comunale per occupazione di suolo pubblico;
  • due marche da bollo da € 16,00.

Può capitare che il Comune al quale ti rivolgi abbia bisogno di documenti ulteriori. Conviene, allora, chiedere sempre informazioni all’ufficio competente o scaricare l’elenco completo dal sito internet dell’amministrazione.

La documentazione può essere presentata con una delle seguenti modalità:

  • personalmente al funzionario competente nei giorni e negli orari di apertura dell’ufficio al pubblico;
  • tramite pec;
  • attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno.

Secondo le norme sul procedimento amministrativo, applicabili anche al caso di cui ci stiamo occupando, il Comune ha un termine massimo entro il quale rispondere. L’assenso o il rifiuto della concessione ti deve essere comunicato entro trenta giorni dal momento della richiesta.


note

[1] D.P.R. 16.12.1992 n. 495


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