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Rendite: titoli italiani ed esteri. Affrancamento

6 Agosto 2014
Rendite: titoli italiani ed esteri. Affrancamento

L’imposta sostitutiva stoppa l’aliquota del 26% in vigore da luglio.

Dal primo luglio le rendite finanziarie hanno subìto un incremento della tassazione dal 20% al 26%. L’aumento dell’aliquota applicabile ai redditi di capitale ed ai redditi diversi di natura finanziaria ha interessato la quasi totalità degli strumenti finanziari, salvo i titoli di debito emessi da enti territoriali di Stati esteri white list (oggi tassati al 12,5%).

Per evitare che la nuova tassazione colpisca in maniera integrale le plusvalenze relative a partecipazioni non qualificate (ed altri strumenti finanziari “affrancabili”) realizzate a partire dal 1° luglio e maturate prima di tale data, il legislatore ha previsto la possibilità di optare per l’affrancamento [1] dei valori dei titoli detenuti in portafoglio alla data del 30 giugno. Grazie a tale procedura, il risparmiatore verserà un’imposta del 20% sulla plusvalenza maturata e non realizzata alla data del 30 giugno 2014 e la nuova aliquota del 26% troverà applicazione unicamente con riferimento al rateo di plusvalenza maturato a partire dal 1° luglio.

Vediamo meglio di cosa si tratta.

Per i titoli detenuti in regime di risparmio amministrato, tale opzione va esercitata entro il 30 settembre 2014, inviando un’apposita comunicazione al proprio intermediario finanziario. Sarà quest’ultimo, una volta ricevuta la provvista dal cliente, ad effettuare il versamento dell’imposta sostitutiva entro il 16 novembre.

Il “risparmio fiscale” ottenibile a seguito dell’opzione per l’affrancamento non è però scontato. Nel caso di titoli detenuti nel regime del risparmio amministrato, l’obbligo di procedere al versamento dell’imposta sostitutiva del 20% – in relazione a tutte le plusvalenze latenti comprese nel singolo rapporto di custodia, amministrazione o altro stabile rapporto che il risparmiatore detiene presso il medesimo intermediario finanziario – comporta delle valutazioni di opportunità la cui complessità è direttamente proporzionale al livello di diversificazione del portafoglio detenuto dal soggetto.

GLI EFFETTI

L’opzione per l’affrancamento delle plusvalenze latenti al 30 giugno 2014 produrrà i suoi effetti esclusivamente con riferimento ai redditi diversi, senza incidere sulla tassazione dei redditi di capitale. Per questi ultimi, sia nel regime del risparmio amministrato sia in quello dichiarativo, non è ammessa la deduzione di minusvalenze.

L’affrancamento del valore di un titolo azionario, per esempio, produrrà i suoi effetti al momento della cessione del titolo stesso, in quanto la quota di plusvalenza tassata con la nuova aliquota del 26% sarà esclusivamente quella maturata a partire dal 1° luglio 2014. La quota maturata fino al 30 giugno 2014 è tassata con la vecchia aliquota del 20%.

Qualora in sede di affrancamento le minusvalenze siano maggiori delle plusvalenze latenti, non sarà possibile compensare tali componenti negativi di reddito con i futuri dividendi pagati dai titoli in portafoglio, in quanto questi ultimi appartengono alla categoria dei redditi di capitale.

Con riferimento alle plusvalenze su partecipazioni, possono essere affrancate unicamente quelle relative a partecipazioni non qualificate, in quanto le qualificate sono tassate nella misura del 49,72% del loro ammontare, anziché con l’aliquota del 26%.

La valutazione della convenienza economica dell’operazione di affrancamento è influenzata, oltre che dalla presenza e relativa consistenza di minusvalenze compensabili con le plusvalenze latenti, anche dall’aspettativa sull’andamento dei prezzi dei titoli presenti in portafoglio.

Qualora al momento della cessione dei titoli oggetto di affrancamento si verifichi un incremento della quotazione dei titoli stessi, rispetto al loro valore di mercato al 30 giugno 2014, l’imposizione complessiva gravante sulle plusvalenze realizzate risulterà sicuramente più mite nel caso in cui il contribuente abbia esercitato l’opzione per l’affrancamento. La circostanza che la quotazione dei titoli alla data della cessione degli stessi sia più bassa rispetto a quella del 30 giugno non determina, di per sé, l’insuccesso dell’operazione di affrancamento. Si pensi al caso di una plusvalenza pari a 100 euro, oggetto di affrancamento tramite il versamento di un’imposta sostitutiva di 20 euro. Se al momento della cessione di tale titolo il capital gain effettivamente realizzato risultasse pari a 77 euro, l’imposta che sarebbe stata versata in assenza di opzione per l’affrancamento, pari al 26% di 77, sarebbe stata pari a 20,02 euro. Risulta quindi evidente che vi è una soglia entro la quale l’oscillazione dei valori dei titoli affrancati non fa venire meno la convenienza dell’intera operazione.

L’opportunità di compensare in sede di affrancamento le minusvalenze pregresse ad una percentuale maggiore rispetto a quella applicabile a partire dal 1° luglio 2014 potrebbe rendere ancora più appetibile l’affrancamento (si veda l’articolo a fianco).

Infine, nel caso in cui un risparmiatore detenga più rapporti di deposito titoli presso il medesimo intermediario, ai soli fini dell’affrancamento, può utilizzare in compensazione minusvalenze derivanti dall’affrancamento di attività finanziarie detenute in un rapporto con le plusvalenze latenti presenti in un altro rapporto [2].

 

LA CONVENIENZA

Una delle principali variabili su cui va valutata la convenienza dell’affrancamento è costituita dalla consistenza delle minusvalenze in portafoglio e dalla data di scadenza delle stesse.

Nell’ambito del regime del risparmio amministrato, le minusvalenze subite in un determinato periodo d’imposta possono essere utilizzate in compensazione con i capital gain realizzati entro il quarto anno successivo a tale periodo.

L’omessa compensazione entro tale termine comporta la perdita definitiva del diritto ad utilizzare in compensazione le “vecchie” minusvalenze.

Un ulteriore vincolo all’utilizzo in compensazione delle minusvalenze pregresse deriva dal recente aumento della tassazione delle rendite finanziarie, avvenuto a soli due anni e mezzo di distanza dal precedente. Dal 1° gennaio 2012, infatti, i titoli che ora sono tassati al 26%, hanno subìto un incremento della tassazione dal 12,5% al 20%. Il doppio aumento di tassazione ha comportato la necessità di rivedere le percentuali di deducibilità delle minusvalenze subite negli anni antecedenti rispetto a quelli in cui si è concretizzato l’incremento di aliquota. Dal 1° luglio 2014, pertanto, le minusvalenze realizzate entro il 31 dicembre 2011 sono deducibili nella misura del 48,08%, mentre quelle realizzate dal 1° gennaio 2012 al 30 giugno 2014 sono deducibili nella misura del 76,92% del loro ammontare. Optando per l’affrancamento dei valori al 30 giugno 2014, è possibile invece compensare le minusvalenze pregresse con le plusvalenze latenti utilizzando le vecchie percentuali di deducibilità, che sono più favorevoli rispetto a quelle applicabili dal 1° luglio 2014.

Per le minusvalenze realizzate entro il 31 dicembre 2011, nel caso di opzione per l’affrancamento, la percentuale di compensazione è del 62,5%, mentre per quelle realizzate nel periodo 1° gennaio 2012 – 30 giugno 2014 non vi è alcuna riduzione della quota compensabile, in quanto sono componenti negativi di reddito riferibili ad un periodo in cui era in vigore l’aliquota del 20%.

Con riferimento alla problematica relativa alla scadenza delle minusvalenze pregresse, l’operazione di affrancamento ha di sicuro il pregio di eliminare dal cosiddetto “zainetto fiscale” quelle più risalenti nel tempo e quindi più vicine alla data di scadenza. Infatti, in sede di affrancamento sono prioritariamente utilizzate in compensazione (nei limiti del 62,5% del loro ammontare) quelle realizzate entro il 31 dicembre 2011. Le minusvalenze realizzate entro il 30 giugno 2014 e quelle che dovessero emergere dall’esercizio dell’opzione vengono prese in considerazione successivamente [3].

Qualora a seguito dell’operazione di affrancamento le minusvalenze oggetto di compensazione dovessero risultare superiori alle plusvalenze latenti, l’eccedenza può essere riportata in compensazione entro il quarto anno successivo a quello in in cui tali componenti negativi sono stati originariamente realizzati, nella misura del 76,92% del loro ammontare.

LE REGOLE

Le regole per determinare il valore dei titoli oggetto di affrancamento alla data del 30 giugno 2014 dipendono dalla circostanza che questi siano o meno quotati su mercati regolamentati. Inoltre, visto che in passato è stata più volte prevista la possibilità di affrancare il valore di alcuni strumenti finanziari, il valore già oggetto di affrancamento può essere utilizzato, se superiore a quello determinato con altri metodi, in questa procedura di affrancamento.

Nel caso di partecipazioni non qualificate quotate, il valore da attribuire è quello dei listini azionari. Per quelle non qualificate e non quotate in mercati regolamentati si può utilizzare, in alternativa, uno dei seguenti metodi:

1. valore effettivo di mercato delle partecipazioni così come determinato da perizia giurata;

2. valore della frazione di patrimonio netto che le partecipazioni rappresentano. Per le società con esercizio coincidente con l’anno solare, il bilancio da prendere come riferimento è l’ultimo approvato prima del 30 giugno.

Se il costo della perizia fosse sostenuto dalla società, non sarebbe deducibile dal reddito d’impresa di stessa: verrebbe a mancare il requisito dell’inerenza. Se il costo della perizia venisse sostenuto dal socio, l’onere incrementa il valore fiscale della partecipazione. Nel caso in cui in un dossier titoli sia stata alienata una determinata quantità di titoli dal 1° luglio, con successivo riacquisto dei medesimi titoli in una data successiva, l’opzione per l’affrancamento determina l’aumento del costo fiscalmente riconosciuto di tali titoli alla data di esercizio dell’opzione.

LA PROCEDURA

Le modalità operative per l’effettuazione dell’affrancamento dipendono dal regime nell’ambito del quale sono detenuti gli strumenti finanziari che si desidera affrancare. Si possono presentare due casi, quello del regime dichiarativo e quello del risparmio amministrato. Per il risparmio gestito, invece, l’affrancamento non è consentito.

Nel caso del regime dichiarativo, il contribuente che intende optare per l’affrancamento dei titoli detenuti deve provvedere al versamento dell’imposta sostitutiva del 20% entro il 16 novembre 2014. Nel quadro RT del modello Unico 2015 (riferito al periodo d’imposta 2014), dovranno essere invece indicate le compensazioni tra le minusvalenze e le plusvalenze che sono arrivate a maturazione entro il 30 giugno 2014, nonché l’importo dell’imposta sostitutiva versata.

Ai fini dell’esercizio dell’opzione per l’affrancamento, che deve essere esercitata per tutti i titoli che sono detenuti nell’ambito del regime dichiarativo, non è necessario che i titoli che erano detenuti dal contribuente al 30 giugno 2014 siano ancora detenuti alla data del versamento dell’imposta sostitutiva del 20%.

Nel caso del regime del risparmio amministrato, il contribuente deve comunicare in forma scritta al proprio intermediario la sua intenzione di optare per l’affrancamento dei titoli detenuti nel singolo rapporto di deposito titoli. Questa comunicazione va data entro il 30 settembre 2014. Successivamente sarà l’intermediario, una volta che ha ricevuto la necessaria provvista da parte del contribuente, ad effettuare il versamento dell’imposta sostitutiva. Il termine da rispettare per eseguire questo pagamento è quello del 16 novembre prossimo.

La quantità massima dei titoli per la quale è possibile al contribuente esercitare validamente l’opzione di affrancamento è quella minore tra i titoli detenuti allla data del 30 giugno 2014 e quelli che erano invece detenuti alla data di esercizio dell’opzione.

Infine, nel caso del risparmio gestito, non è prevista alcuna opzione riguardo all’affrancamento. In questo caso, infatti, la tassazione dei redditi prodotti nell’ambito di tale regime avviene secondo il principio della maturazione.


note

[1] Affrancamento: l’articolo 3 del Dl 66/2014 ha introdotto l’opzione per l’affrancamento delle plusvalenze latenti. Tramite tale procedura, opzionale, a seguito del versamento di un’imposta sostitutiva del 20% sui capital gain latenti (al netto delle minusvalenze) al 30 giugno 2014, si ottiene il vantaggio di sottoporre a tassazione con la nuova aliquota del 26% solo le plusvalenze maturate a partire dal 1° luglio 2014.

[2] Circolare 19/E del 2014.

[3] Come chiarito dalla circolare 19/E del 2014.

Autore immagine: 123rf com


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