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Spostamenti tra regioni dal 3 giugno: o tutti o nessuno

29 Maggio 2020 | Autore:
Spostamenti tra regioni dal 3 giugno: o tutti o nessuno

Domani la conferenza tra Governo e Regioni. Palazzo Chigi deciso a non fare distinzioni, altrimenti quarantena breve o rinvio di una settimana.

O il 3 giugno riaprono i confini di tutte le regioni italiane o tutto resterà così com’è (o quasi) per un’altra settimana. Questa la proposta che Giuseppe Conte farà domani ai governatori durante il vertice in videoconferenza convocato per domani. L’idea è quella di tentare il più possibile di non discriminare nessuno e di compiere questo ulteriore passo avanti nella fase 2 dell’emergenza coronavirus tutti insieme. Anche per evitare che il clima tra i presidenti delle Regioni si scaldi ulteriormente.

Molto dipenderà dai dati attesi per oggi sull’andamento dell’epidemia, ed in particolare sull’Rt, cioè il fattore che indica il tasso di contagiosità del Covid. Il monitoraggio effettuato settimanalmente dal ministero della Salute prende in considerazione 21 indicatori rielaborati da due algoritmi e tiene conto del numero dei tamponi effettuati, delle vittime, delle persone guarite e di quelle risultate positive in questi ultimi giorni. Senza dimenticare la situazione in cui versano le strutture sanitarie, cioè se sono e sarebbero pronte a reagire di fronte ad una nuova emergenza.

Tutto ciò servirà a capire come comportarsi in vista di mercoledì 3 giugno. Se non ci saranno grosse variazioni di rilievo, si potrà contare sulla riapertura generalizzata. E qui si attende un lavoro di mediazione non indifferente da parte del presidente del Consiglio con i governatori, in particolare con quelli del Sud e delle isole, non sempre disponibili ad accogliere i cittadini del Nord, soprattutto se arrivati dalla Lombardia e dal Piemonte. L’atteggiamento di chiusura del presidente della Sardegna, Christian Solinas, che pretendeva addirittura una sorta di passaporto sanitario per chi volesse sbarcare nell’isola, è solo un esempio della barriera che si vuole alzare tra Meridione e Settentrione. Ma è anche una proposta già abortita dal Governo: l’ipotesi di effettuare dei test sierologici per potersi spostare verso determinate regioni è stata esclusa.

In quel lavoro di mediazione, che per la verità è già in atto, spunta un’altra possibilità per tentare di accontentare i governatori più timorosi. È quella della quarantena preventiva in versione ridotta, cioè un isolamento di quattro-cinque giorni. Il che, se da una parte servirebbe a escludere che un ospite contagioso se ne vada in giro a spargere il virus, dall’altra scoraggerebbe a viaggiare chi vuole trascorrere fuori casa un fine settimana anche lungo: non vorrà di certo spendere i soldi per passare i suoi quattro giorni di vacanza in quarantena.

Se il muso duro prevarrà nella riunione di domani, si può ipotizzare un rinvio di una settimana degli spostamenti interregionali. Perché tra i pochi punti fermi di questa vicenda, c’è quello del «tutti o nessuno». E, a scanso di equivoci, il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, ha già messo le mani avanti: «Misure restrittive rispetto ai decreti non sono vietate, ma devono essere comunque in linea. Altrimenti – ha tagliato corto Boccia – impugneremo i provvedimenti davanti al Tar». E non sarebbe la prima volta che il Governo si rivolge con successo alla giustizia amministrativa: ne sa qualcosa la presidente della Calabria, Jole Santelli, che – a discapito del Dpcm in vigore – decise di riaprire i bar quando il resto dell’Italia era in piena quarantena. Il Tar la costrinse a fare marcia indietro.

Il Governo – ma soprattutto gli italiani e gli operatori turistici, insieme a tutto il loro indotto – guarda il cielo e prega che non si debba rimandare la riapertura. Anche perché questo aggiungerebbe a quelli già esistenti un ulteriore problema: quello dei turisti stranieri che, dal 3 giugno, possono di nuovo varcare i nostri confini dopo che saranno cadute le restrizioni nell’area Schengen. In sostanza, non sarebbe semplice spiegare ad un cittadino italiano perché un tedesco, un francese o uno spagnolo hanno più libertà di movimento di lui, che si trova a casa sua.



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