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Covid, l’esperta: le scuole chiuse salvano poche vite

29 Maggio 2020 | Autore:
Covid, l’esperta: le scuole chiuse salvano poche vite

Una ricercatrice italiana passa a rassegna gli studi internazionali e dimostra lo scarso indice di contagio e i rischi di non aprire gli istituti.

I bambini rappresentano una percentuale molto bassa dei casi documentati di Covid-19 e questa è una certezza. Ma qual è il loro ruolo nella trasmissione di coronavirus? Scarso. Non solo: secondo i dati raccolti finora raramente il contagio parte dai bambini, sia nei confronti dei coetanei che degli adulti. Ma quel che è più importante, per i possibili effetti sulle decisioni politiche future, è che sembra improbabile che l’apertura delle scuole e degli asili possa portare a un incremento significativo della mortalità. Di più: la chiusura delle scuole da sola sarebbe in grado di impedire al massimo il 2-4% dei decessi, molto meno di altri interventi di distanziamento sociale.

Sono alcune conclusioni degli studi scientifici sul tema passati in rassegna da Sara Gandini, direttore di ricerca presso Semm (School of Molecular Medicine) e Ieo (Istituto europeo di oncologia) di Milano, esperta di epidemiologia e statistica.

In merito al primo punto (bimbi untori o non untori), pur premettendo che tutti gli studi analizzati sono osservazionali e possono quindi avere delle fonti di distorsione o essere di bassa qualità, secondo Gandini «non ci sono casi di trasmissione da bambino a bambino o da bambino ad adulto. Qualche raro report descrive casi di contagio da bambini ad adulto, ma l’apparente precedente contagio dei bambini rispetto agli adulti potrebbe essere dovuto soltanto a un periodo di incubazione minore nei bambini».

Una conferma arriva dalle cronache, dalla vita reale: «Anche i report degli studi ‘reale life’ descrivono una diffusione molto limitata di Covid-19 tra bambini e da bambini ad adulti. Un bambino di 9 anni ha frequentato 3 scuole in Francia mentre era sintomatico con Covid, ma non ci sono evidenze che nessuno dei suoi 112 contatti scolastici abbia contratto il virus». Ancora: «Il Centro nazionale australiano per la ricerca sull’immunizzazione nel Nuovo Galles del Sud ha descritto il caso di 9 studenti delle scuole primarie e superiori e 9 membri del personale con confermato Covid-19. Queste 18 persone hanno avuto contatti con 735 studenti e 128 dipendenti, e solo 2 bambini hanno contratto il Covid-19 da questi casi scolastici iniziali e nessuno del personale». Infine, «finora non ci sono notizie di focolai di Covid-19 nelle scuole svedesi». Tutte evidenze a sostegno della tesi che, «anche se ci sono bambini asintomatici che frequentano le scuole, è improbabile che diffondano il contagio».

Gandini, inoltre, cita uno studio pubblicato il 1° maggio scorso su The Lancet Public Health in cui si sottolinea la necessità di considerare rischi e benefici della chiusura delle scuole, compreso il fatto che, senza adeguate misure di sostegno, aumenta il bisogno di assistenza all’infanzia anche da parte di genitori impegnati a gestire l’emergenza Covid-19 come operatori sanitari, annullando di fatto i benefici che la chiusura delle scuole potrebbe avere nel ridurre il numero di morti.


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