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Imu coniugi separati comproprietari

1 Giugno 2020 | Autore:
Imu coniugi separati comproprietari

Tasse sugli immobili e rapporto patrimoniale. Chi paga quando la coppia si divide? Qual è la procedura da seguire?

Il tuo matrimonio è giunto al capolinea: la tensione tra te e tua moglie è altissima. Avete demandato la definizione dei vostri rapporti ai vostri avvocati, non volete assolutamente incontrarvi. Per fortuna non avete figli, ma dovete definire tutti gli aspetti patrimoniali. Siete in regime di comunione, avete uno stesso conto corrente e siete comproprietari di un appartamento. Dovete quindi capire a chi spettano i beni, come dividere i soldi e soprattutto come pagare l’Imu visto che siete coniugi separati comproprietari.

Nelle righe che seguono troverai dei suggerimenti che ti possono aiutare a risolvere i tuoi problemi con tranquillità.

Che cos’è l’Imu?

Il termine Imu si riferisce a un tributo locale che deve essere pagato dai possessori di immobili a favore del Comune. In particolare, l’acronimo indica la cosiddetta imposta municipale propria che, a partire dal 2012, ha sostituito l’Ici.

Nel 2013 essa è stata fatta rientrare, insieme alla Tasi e alla Tari, nell’ambito dell’imposta unica comunale. Si tratta, in sostanza, di tutte quelle tasse che sono relative alla proprietà di un appartamento e che devono essere versate all’amministrazione in cui ha sede l’immobile.

Con specifico riferimento all’Imu essa si applica al possesso di:

  • fabbricati;
  • aree fabbricabili;
  • terreni agricoli.

Sono esentate dal pagamento, eccezion fatta per gli appartamenti di lusso, le abitazioni principali. Queste ultime sono le unità immobiliari in cui il nucleo familiare risiede stabilmente dal punto di vista anagrafico. Il Comune ha però la possibilità di equiparare alla prima casa anche gli appartamenti posseduti da anziani e disabili che sono ricoverati in maniera permanente in strutture di assistenza e di cura.

Di regola, sono tenuti al versamento dell’imposta non soltanto i proprietari di casa, ma anche:

  • il titolare di un diritto reale di godimento: si tratta del soggetto che sul bene ha un diritto di usufrutto, di uso, di abitazione, di enfiteusi o di superficie;
  • il titolare di una concessione di aree demaniali: in tal caso si fa riferimento a un bene pubblico occupato provvisoriamente da un soggetto privato;
  • il locatario in caso di leasing: è una particolare tipologia di locazione finanziaria degli immobili già esistenti, in fase di costruzione o da costruire.

La tassa deve essere pagata in due rate con scadenza 16 giugno e 16 dicembre, ma resta ferma la possibilità per il contribuente di scegliere di saldare tutta la cifra in un’unica soluzione. Il suo ammontare varia a seconda delle aliquote applicate dal Comune in cui ha sede l’immobile.

È prevista una riduzione del 50% per gli appartamenti dati in comodato d’uso gratuito ai parenti in linea retta di primo grado che la utilizzano come abitazione principale. Si fa, quindi, riferimento alla concessione dell’immobile da parte dei genitori nei confronti dei figli. A tal fine è necessario rispettare le seguenti condizioni:

  • il contratto di comodato deve essere registrato;
  • il comodante (ossia colui che consegna il bene) deve essere proprietario di un unico immobile in Italia;
  • il comodante deve risiedere anagraficamente e stabilmente nello stesso Comune in cui si trova l’immobile concesso in comodato.

E’ prevista un’analoga riduzione per gli immobili di interesse storico o artistico e per i beni inagibili o quindi non abitabili.

Chi paga l’Imu in caso di comproprietà dell’immobile? 

Il pagamento dell’Imu non crea particolari problemi quando esiste un unico intestatario dell’appartamento. La situazione, invece, si complica quando sono presenti più comproprietari oppure sullo stesso bene gravano anche altri diritti (esempio, usufrutto). In queste ipotesi, infatti, è necessario determinare a chi spetta pagare la tassa e in quale misura. Facciamo un esempio.

La tua famiglia è molto numerosa: sette fratelli e due genitori. Tuo padre e tua madre sono proprietari di un terreno agricolo di piccole dimensioni. Quando tuo padre muore, tu, i tuoi fratelli e tua madre diventate eredi della sua quota. Da questo momento dovete consegnare al commercialista tutti i vostri documenti fiscali (atto di successione, codice fiscale e documento di identità) per pagare la percentuale di Imu di vostra spettanza.

Lo stesso ragionamento si applica in caso di diritto reale di godimento. Se, infatti, su un appartamento il figlio ha la nuda proprietà e la madre gode dell’usufrutto vita natural durante, entrambi i soggetti devono pagare la tassa per quota parte.

Identica situazione, infine, per il caso in cui vi siano più comproprietari di una casa, siano essi coniugi, parenti o amici.

In tutte queste ipotesi ciascun possessore dell’immobile, salvo diverso accordo tra le parti (ad esempio, il marito si impegna a pagare anche la quota della moglie), è obbligato a versare la propria percentuale.

A chi spetta pagare l’Imu se i coniugi comproprietari sono separati?

Il pagamento dell’Imu rappresenta un vero e proprio problema quando i comproprietari dell’appartamento sono due coniugi che si stanno separando. Si tratta, quindi, della situazione in cui versi e che dobbiamo definire.

Per capire a chi spetta pagare il tributo (e in quale misura) occorre, anzitutto, stabilire:

  • a chi viene assegnato l’immobile;
  • a quale categoria catastale appartiene il bene (ricordati che sono sempre tenuti al pagamento dell’imposta i proprietari delle case di lusso);
  • se esistono altri appartamenti in proprietà.

La regola generale è quella per cui è tenuto a pagare l’Imu il coniuge assegnatario della casa coniugale a seguito di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio. Tale disposizione non è cambiata neanche con l’adozione della legge di bilancio 2020. Questa è, quindi, la norma tutt’ora vigente.

Tuttavia, il soggetto assegnatario dell’appartamento può essere esonerato dal versamento del tributo. Ciò si verifica quando la casa viene dichiarata come abitazione familiare, a prescindere dalla proprietà del bene o dalla presenza di figli. Facciamo un esempio.

Maria e Antonino sono separati. Maria ha in affidamento i figli e il giudice le assegna la casa in cui viveva con il coniuge. L’appartamento viene definito dal giudice come sede principale del nuovo nucleo familiare, anche se la proprietà è del suocero.

In altri termini, nel caso di separazione tra coniugi il Comune non può intervenire nella definizione della casa come residenza principale. In tal caso, infatti, non spetta all’amministrazione verificare la presenza dei requisiti previsti dalla legge per l’esenzione dal pagamento. Tale valutazione viene effettuata direttamente dal provvedimento di omologa (o dalla sentenza) del giudice.



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1 Commento

  1. Buongiorno Avv. Costarella, nel caso in cui la casa coniugale, di proprietà dei suoceri, venga assegnata alla nuora, l’IMU chi dovrebbe pagarlo? I suoceri in qualità di proprietari o la nuora in qualità di assegnataria dell’immobile? Grazie

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