Minori portati all’estero: la responsabilità genitoriale

29 Maggio 2020
Minori portati all’estero: la responsabilità genitoriale

La pena accessoria della sospensione automatica della potestà in caso di condanna per il reato di sottrazione internazionale è costituzionalmente illegittima.

I genitori litigano, si separano e uno dei due preleva arbitrariamente i figli minori e li porta con sé all’estero, contro la volontà dell’altro genitore, così di fatto impedendogli di vederli o comunque ostacolando notevolmente questa possibilità.

Questo comportamento, oltre ad essere deplorevole, costituisce reato di sottrazione di minori [1]: la norma penale stabilisce che chiunque sottrae un minore al genitore esercente la responsabilità genitoriale o al tutore, conducendolo o trattenendolo all’estero contro la volontà di questi, ed impedendo in tutto o in parte allo stesso l’esercizio della responsabilità genitoriale, è punito con la reclusione da uno a quattro anni.

Oggi, la Corte Costituzionale è intervenuta su questo delicato tema dei figli contesi con una sentenza appena depositata [2], di cui ci dà notizia l’Adnkronos, per stabilire che il giudice penale, in caso di condanna, deve «valutare caso per caso se corrisponda all’interesse del figlio che il genitore, autore del reato di sottrazione di minore all’estero, sia sospeso dall’esercizio della responsabilità genitoriale».

In questo modo, la Consulta ha dichiarato illegittimo l’automatismo della pena accessoria: la norma oggi dichiarata incostituzionale [3] prevedeva, infatti, che se i fatti sono commessi da un genitore in danno del figlio minore, la condanna comporta la sospensione dall’esercizio della responsabilità genitoriale.

La Corte ha innanzitutto osservato che «non c’è dubbio che il reato di sottrazione di minore all’estero sia particolarmente odioso e leda pesantemente i diritti del figlio, oltre che quelli dell’altro genitore, che ne è anch’esso vittima», ma ha ritenuto – poiché la pena accessoria «incide in modo marcato sul diritto del figlio a mantenere un rapporto con entrambi i genitori» – che è irragionevole considerarla «sempre e necessariamente la soluzione ottimale per il minore».

Perciò l’automatismo della sua applicazione, previsto dalla legge senza alcuna discrezionalità da parte del giudice, si rivela costituzionalmente illegittimo: per la Corte, invece, «la sua applicazione potrà giustificarsi soltanto qualora risponda in concreto agli interessi del minore, da apprezzare anche alla luce di tutto ciò che è accaduto dopo il reato».

È ben possibile, infatti, si legge nella sentenza, che «il mantenimento del rapporto con il genitore autore della sottrazione o trattenimento all’estero non risulti pregiudizievole per il minore, e anzi corrisponda a un suo preciso interesse, che lo Stato avrebbe allora il dovere di salvaguardare in via preminente rispetto alle stesse esigenze punitive nei confronti di chi abbia violato la legge penale».

Nel caso da cui ha preso spunto il giudizio di costituzionalità, una madre aveva portato con sé i figli in Austria senza l’autorizzazione del padre ma le stesse autorità giudiziarie italiane competenti nei paralleli procedimenti civili sulla salvaguardia degli interessi dei due ragazzi avevano poi deciso che il figlio minorenne potesse continuare a vivere in Austria con la madre.

La Corte ha sottolineato, infine, che spetterà eventualmente al legislatore riconsiderare, nel quadro di una sempre possibile riforma della disciplina vigente se il giudice penale sia davvero il più idoneo ad assumere una tale decisione; rimane comunque ferma la necessità di assicurare il coordinamento tra tutte le autorità giurisdizionali coinvolte – il giudice penale, il tribunale per i minorenni ed il tribunale ordinario civile – chiamate a tutelare gli interessi del minore in queste delicate situazioni.

Leggi anche potestà genitoriale: ultime sentenze.


note

[1] Art. 574 bis Cod. pen. “Sottrazione e trattenimento di minore all’estero“.

[2] C. Cost., sent. n. 102/2020 del 29 maggio 2020.

[3] La declaratoria di incostituzionalità travolge il comma 3 dell’art. 574 bis Cod. pen.


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