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Pensione badante con pochi contributi

19 Febbraio 2021 | Autore:
Pensione badante con pochi contributi

Quale trattamento pensionistico può ottenere la badante con pochi anni di versamenti alle spalle?

Badanti, colf e collaboratori domestici con mansioni diverse hanno diritto al versamento dei contributi presso il Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti Fpld dell’Inps, come la generalità dei lavoratori subordinati delle aziende, degli enti e dei professionisti del settore privato.

Spesso, però, i contributi accreditati nell’estratto conto delle badanti sono pochi, a causa della discontinuità delle carriere di queste lavoratrici, spesso assunte in nero, o provenienti da Paesi stranieri e da poco in Italia.

Ma quale tipo di trattamento pensionistico possono ottenere le badanti da poco in Italia, o comunque con pochi versamenti alle spalle? Si può ottenere la pensione badante con pochi contributi?

Innanzitutto è bene chiarire che, se l’interessata possiede dei contributi nell’Assicurazione generale obbligatoria, può cumularli con i contributi versati in qualità di assistente familiare, o addirittura, a determinate condizioni, ottenere un’unica pensione.

Fanno parte infatti dell’Assicurazione generale obbligatoria Inps il Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti, nel quale confluiscono anche i contributi delle badanti, la gestione dei commercianti, la gestione degli artigiani e le gestioni dei coltivatori diretti coloni e mezzadri Cd/Cm, imprenditori agricoli professionisti Iap. In pratica, si tratta di gestioni previdenziali diverse che fanno parte di un’unica forma assicurativa Inps.

Peraltro, anche qualora la badante possieda contributi presso altre forme assicurative obbligatorie (ad esempio ex Inpdap, in qualità di dipendente pubblica), può sommare gratuitamente tutti i contributi ai fini del diritto alla pensione, attraverso il cumulo o la totalizzazione. Può anche decidere di far confluire tutti i contributi presso un’unica gestione, attraverso la ricongiunzione: solitamente, però, quest’operazione è a pagamento (fatta salva l’ipotesi di computo presso la gestione Separata).

Badante con pochi anni di contributi: pensione di vecchiaia contributiva

La badante che ha pochi versamenti alle spalle può comunque ottenere la pensione, anche se non raggiunge i 20 anni di contribuzione minima richiesti per la pensione di vecchiaia? La risposta può essere positiva, ma dipende dall’anzianità contributiva dell’interessata, cioè dalla data del primo versamento.

In parole semplici, se il primo lavoro della badante è successivo al 31 dicembre 1995 e non ci sono versamenti alla stessa data (ad esempio derivanti da operazioni di riscatto), l’interessata può ottenere la pensione di vecchiaia contributiva, cioè calcolata col sistema integralmente contributivo, con un minimo di 5 anni di contributi.

Sono veramente pochi: bisogna però considerare che il trattamento non si ottiene all’età pensionabile ordinaria, pari a 67 anni sino al 2022 compreso, ma si ottiene con un’età minima di 71 anni.

E se invece la badante possiede dei contributi nell’estratto conto Inps accreditati prima del 31 dicembre 1995? In questo caso può ottenere la pensione di vecchiaia contributiva solo se opta per il computo [1] presso la gestione Separata Inps, cioè se fa confluire tutti i suoi contributi previdenziali in questa gestione. Come procedere? Basta chiedere all’Inps di trasferire tutti i versamenti alla gestione Separata? Sfortunatamente no: per avvalersi della facoltà di computo occorre soddisfare precise condizioni.

Badante iscritta alla gestione separata

In primo luogo, bisogna che la badante sia iscritta alla gestione Separata. Ma come iscritta alla gestione Separata? Avete appena detto che i contributi per colf, badanti e lavoratori domestici sono versati al Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti dell’Inps! Questo è vero, ma la badante può aver lavorato in passato con inquadramenti diversi. È sufficiente che abbia lavorato con i vecchi voucher– lavoro occasionale accessorio, oppure col nuovo libretto famiglia.

La badante potrebbe anche risultare iscritta alla gestione separata per avere in passato lavorato come collaboratrice- co.co.co., oppure come libera professionista senza cassa. Ma come? Se ha lavorato in passato contribuendo alla gestione separata vuol dire che adesso non è più iscritta! E invece no: non si viene mai cancellati dalla gestione Separata, la cancellazione non è prevista. Questo perché gli iscritti non sono obbligati al pagamento di un contributo minimo, come avviene presso altre casse di previdenza.

Requisiti per il computo presso la gestione separata

Se la badante verifica di essere iscritta alla gestione Separata, magari per un lavoro svolto diversi anni fa, questo è sufficiente per optare per il computo presso la gestione separata, quindi per ottenere la pensione di vecchiaia contributiva? Purtroppo no, per avvalersi del computo occorre soddisfare tutte queste condizioni:

  • almeno un mese di contribuzione accreditato presso la gestione Separata;
  • meno di 18 anni di contributi ma almeno un contributo accreditato al 31 dicembre 1995;
  • almeno 5 anni di contributi versati dal 1996 in poi;
  • almeno 15 anni di contributi

Come hai detto? 15 anni di contributi? Allora non si può ottenere la pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi. È vero: in teoria si potrebbe ottenere la pensione di vecchiaia contributiva con soli 5 anni di versamenti, ma in pratica, dato che il computo richiede il possesso di un minimo di 15 anni di contributi, l’interessata può pensionarsi solo se ha alle spalle almeno 15 annualità di versamenti. Fortunatamente, può trattarsi di versamenti accreditati presso qualsiasi gestione Inps.

Comunque l’operazione è sempre conveniente per la lavoratrice, che senza avvalersi di quest’opzione potrebbe ottenere il trattamento pensionistico solo con un minimo di 20 anni di contributi.

Sono quindi solo le badanti prive di versamenti anteriori al 1996 a poter ottenere la pensione con 5 anni di contributi. Oppure, le badanti extracomunitarie rimpatriate.

Pensione badante straniera

Se è la badante extracomunitaria rimpatriata a dover percepire la pensione dall’Inps, il diritto al trattamento sorge a 67 anni, senza un minimo di contributi. Deve però essere priva di contributi anteriori al 1996 per avvalersi di questo beneficio, quindi la sua pensione deve essere calcolata col sistema contributivo.

In tutti gli altri casi, le condizioni previste per la pensione sono le stesse applicate alla generalità dei lavoratori.

Pensione badante senza contributi

E se la badante non è extracomunitaria rimpatriata e non ha il minimo di anni di contributi richiesti per la pensione? In questo caso, se ha almeno 67 anni di età, può ottenere l’assegno sociale (qui la Guida all’assegno sociale), eventualmente integrato dalla pensione di cittadinanza.

In caso di difficoltà economiche, se la badante non ha ancora compiuto 67 anni può avvalersi del reddito di cittadinanza, un importante sussidio per le famiglie in condizione di bisogno economico. Per saperne di più: Guida al reddito di cittadinanza 2021.


note

[1] Art.3 DM 282/1996.


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