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Dito chiuso nello sportello auto: l’assicurazione risarcisce?

31 Maggio 2020
Dito chiuso nello sportello auto: l’assicurazione risarcisce?

Danno da chiusura sportello auto: l’infortunio occorso scendendo dalla macchina è coperto dalla polizza?

Un tuo amico ti ha dato un passaggio. Quando siete usciti dall’auto, però, inavvertitamente lui ha chiuso lo sportello quando ancora avevi la mano in parte dentro l’abitacolo. Non sei riuscito a toglierla in tempo. Risultato: un dito è rimasto chiuso nella portiera, causandoti, oltre a un fortissimo dolore, la perdita di un’unghia e una piccola frattura. Al pronto soccorso ti hanno “steccato” l’osso rotto. Ora, pertanto, non potrai usare più la mano, non potrai guidare, né utilizzare il computer per almeno venti giorni, fino a quando il dito non si sarà “ricomposto”.

Nel frattempo, ti chiedi se questo danno ti potrà essere risarcito. Non volendo però fare questioni al tuo amico, il tuo dubbio è se, nel caso del dito chiuso nello sportello dell’auto, l’assicurazione risarcisce. 

La medesima domanda è stata posta, proprio di recente, alla Cassazione [1]. La Corte si è espressa nei seguenti termini.

Cosa copre l’assicurazione?

L’assicurazione copre i danni derivanti dalla circolazione. Detta così, con la stessa definizione usata dalla legge, potrebbe sembrare che solo se l’auto è in movimento si può ottenere il risarcimento. Ma non è così. Nel concetto di circolazione vengono ricomprese tutte le normali fasi connesse ad essa: dall’ingresso all’uscita dall’auto, dal parcheggio alla sosta. Insomma, finché la macchina viene usata per il suo normale scopo – quello cioè di trasporto della persona – l’assicurazione deve risarcire tutti i conseguenti danni. 

Quindi, se anche il motore è spento e i passeggeri stanno uscendo, i danni eventualmente occorsi in tale frazione di tempo vengono risarciti dall’assicurazione. 

Danni al passeggero: chi paga?

Il secondo elemento necessario per comprendere se, in caso di dito chiuso nello sportello, l’assicurazione risarcisce riguarda il rapporto tra la predetta assicurazione e il cosiddetto “terzo trasportato” ossia il passeggero. Quest’ultimo ha diritto, per legge, ad essere sempre risarcito, per qualsiasi danno subito, sia esso stato causato dalla condotta colpevole del conducente che di terzi (ad esempio, altri soggetti trasportati nel medesimo veicolo oppure altri conducenti). 

La vicenda

La vicenda decisa dalla Cassazione nel caso di specie riguarda un papà che, dopo aver parcheggiato l’auto – non di sua proprietà – si era fermato a chiacchierare con un proprio conoscente. In quell’occasione, distratto dalla conversazione, si è trovato a chiudere in tutta fretta lo sportello per non far uscire dal veicolo il figlio, che, però, si ritrovava ancora con la mano sullo sportello. Di qui, lo schiacciamento del dito nella portiera, con conseguente frattura. 

Il padre e la madre del piccolo infortunato hanno così presentato richiesta di risarcimento nei confronti del titolare della vettura e della sua compagnia assicurativa. Per la Cassazione il risarcimento è dovuto posti i principi che abbiamo appena esposto in premessa di questo breve articolo. 

Il concetto di circolazione che copre i danni dell’assicurazione per il dito chiuso nella portiera

Secondo la Cassazione deve ricondursi al concetto di circolazione stradale anche la sosta del veicolo su strada pubblica. «Il risarcimento è dovuto tanto più per via del fatto che, nel caso di specie, il bambino aveva subito le lesioni mentre si trovava all’interno della vettura, che si era appena fermata su strada pubblica».

«Il concetto di circolazione stradale include anche la posizione di arresto del veicolo, e ciò in relazione sia all’ingombro da esso determinato sugli spazi addetti alla circolazione, sia alle operazioni propedeutiche alla partenza o connesse alla fermata, sia, ancora, rispetto a tutte le operazioni che il veicolo è destinato a compiere e per il quale può circolare sulle strade».    

Se non copre l’assicurazione?

Se l’assicurazione non dovesse coprire perché, ad esempio, l’episodio non si è verificato su una strada pubblica o l’auto non era assicurata, il responsabile resta l’autore del gesto che, ai sensi dell’articolo 2043 del Codice civile, deve risarcire tutti i danni prodotti a terzi per la propria condotta imprudente. A meno che il danno non sia dovuto alla responsabilità dello stesso danneggiato per aver compiuto una manovra improvvisa e imprevedibile. 

 

note

[1] Cass. ord. n. 10024/20 del 28.05.2020.

Autore immagine: it.depositphotos.com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 12 dicembre 2019 – 28 maggio 2020, n. 10024

Presidente Frasca – Relatore Cigna

Rilevato che:

Gi. Co. ed An. Bo., in proprio e quali genitori esercenti la potestà sul figlio minore Fr. Pi., convennero in giudizio dinanzi al Giudice di Pace di Portici Ge. Be., proprietaria dell’autovettura Fiat Idea, e la International Insurance Company of Hannover Limited, compagnia assicuratrice della stessa, per sentirli condannare in solido al risarcimento dei danni subiti dal figlio che, quale trasportato sulla detta autovettura il 26-3-2011 in Ercolano, aveva subito lesioni (frattura terzo dito mano sinistra) determinate dalla chiusura dello sportello lato sinistro ad opera del conducente (lo stesso genitore Gi. Co.).

Il Giudice di Pace rigettò la domanda, ritenendo applicabile l’art. 2054 solo alle ipotesi di “veicolo in movimento”.

Con sentenza 534/2018 del 17-1-2018 il Tribunale di Napoli ha rigettato l’appello principale proposto da Gi. Co. ed An. Bo. e, in accoglimento del gravame incidentale della International Insurance Company of Hannover Limited, ha condannato gli stessi al pagamento delle spese di lite (ivi comprese quelle di CTU) relative al primo grado nonché a quelle del grado di appello; in particolare il Tribunale ha ritenuto non sussistere alcun collegamento causale tra il sinistro e la circolazione dell’auto, atteso che le lesioni subite dal minore alla mano sinistra per schiacciamento, erano state determinate dalla chiusura della portiera da parte del conducente del veicolo quando quest’ultimo era già in sosta, e “non per mettersi in moto o per motivi comunque collegati alla circolazione, ma solo perché era intento a parlare con un suo amico e non voleva che il figlio di sei/sette anni scendesse dal veicolo e si allontanasse; il gesto, quindi, nulla aveva a che fare con la circolazione ed era ricollegabile solo al tentativo del padre di tenere sotto controllo il figlio in tenera età.

Avverso detta sentenza Gi. Co. ed An. Bo., in proprio e nella loro qualità, propongono ricorso per Cassazione affidato ad un unico motivo.

International Insurance Company of Hannover Limited e Gelsomina Belmonte non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

Il relatore ha proposto la trattazione della controversia ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.; detta proposta, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata, è stata ritualmente notificata alle parti.

Considerato che:

Con l’unico motivo i ricorrenti, denunziando -ex art. 360 n. 3 c.p.c.- violazione e falsa applicazione degli artt. 2054 c.c. e 141 D.Lgs. 209/2005 nonché -ex art. 360 n. 5 c.p.c.- omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, sostiene che deve ricondursi al concetto di “circolazione stradale” di cui all’art. 2054 c.c. anche la sosta del veicolo su strada pubblica e si duole che il Tribunale non abbia considerato che il minore aveva subito le lesioni mentre si trovava all’interno dell’auto, che si era appena fermata su strada pubblica.

Il motivo è fondato.

Come già affermato da questa S.C. “il concetto di circolazione stradale di cui all’art. 2054 cod. civ. include anche la posizione di arresto del veicolo, e ciò in relazione sia all’ingombro da esso determinato sugli spazi addetti alla circolazione, sia alle operazioni propedeutiche alla partenza o connesse alla fermata, sia, ancora, rispetto a tutte le operazioni che il veicolo è destinato a compiere e per il quale può circolare sulle strade” (Cass. S.U. 8620/2015; che, in motivazione ha precisato che, ai fini dell’applicabilità dell’art. 2054 c.c., è sufficiente che il veicolo sia utilizzato in modo conforme allo scopo per cui esso è stato costruito, escludendo l’ipotesi in cui il veicolo medesimo sia utilizzato in modo avulso dalla sua naturale funzionalità, ancorché una situazione di circolazione abbia occasionato la commissione del fatto dannoso; ipotesi, quest’ultima, non ricorrente nella specie); in particolare è stato ritenuto afferente alla circolazione la movimentazione degli sportelli a veicolo fermo (Cass. 1284/04; 18618/2005). Il Tribunale, nell’escludere l’applicabilità dell’art. 2054 c.c. sol perché il sinistro in questione si era verificato quando il veicolo era in sosta e solo in quanto la chiusura dello sportello da parte del conducente, pur essendo avvenuta dopo la sosta, era stata determinata dall’intento di non fare uscire il minore dall’autovettura, non si è attenuta ai detti principi e va, quindi cassata.

Il ricorso va, pertanto, accolto, e, per l’effetto, va cassata l’impugnata sentenza, con rinvio, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, al Tribunale di Napoli, in persona di diverso Magistrato

P. Q. M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa l’impugnata sentenza, con rinvio, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, al Tribunale di Napoli, in persona di diverso Magistrato.

 


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