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Mattarella non scioglierà il Csm

29 Maggio 2020
Mattarella non scioglierà il Csm

Il capo dello Stato spiega perché ha evitato lo scioglimento del Consiglio Superiore della Magistratura. Sì alla riforma, ma con legge in Parlamento.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha emanato poco fa una nota diffusa dall’Ufficio stampa del Quirinale nella quale comunica che non scioglierà il Csm.

Il comunicato del Capo dello Stato è una risposta alle polemiche che hanno investito la magistratura a seguito della pubblicazione delle conversazioni intercettate nel procedimento penale a carico dell’ex presidente dell’Anm ed ex membro del Csm, Luca Palamara.

I dialoghi avevano messo in luce il coinvolgimento di altri magistrati con cariche di rilievo, tra cui l’ex presidente del Csm, Legnini, e alcuni commenti avevano riguardato anche il leader della Lega, Matteo Salvini, che insieme alle altre forze di opposizione aveva invocato proprio l’intervento diretto del presidente della Repubblica per lo scioglimento del Consiglio Superiore.

Ma stasera Mattarella ha detto ufficialmente no e nel comunicato del Quirinale ha anche spiegato le motivazioni della sua scelta.

Il Capo dello Stato ricorda innanzitutto di aver «già espresso a suo tempo, con fermezza, nella sede propria – il Consiglio Superiore della Magistratura – il grave sconcerto e la riprovazione per quanto emerso, non appena è apparsa in tutta la sua evidenza la degenerazione del sistema correntizio e linammissibile commistione fra politici e magistrati».

Il presidente della Repubblica, in quella stessa sede, aveva anche «sollecitato modifiche normative di legge e di regolamenti interni per impedire un costume inaccettabile quale quello che si è manifestato, augurandosi che il Parlamento provvedesse ad approvare una adeguata legge di riforma delle regole di formazione del Csm», per «restituire appieno allOrdine Giudiziario il prestigio e la credibilità incrinati da quanto appare, salvaguardando lindispensabile valore dellindipendenza della magistratura».

Ma ora Mattarella chiarisce che «il Presidente della Repubblica si muove – e deve muoversi – nellambito dei compiti e secondo le regole previste dalla Costituzione e dalla legge e non può sciogliere il Consiglio Superiore della Magistratura in base a una propria valutazione discrezionale».

​Il Quirinale sottolinea che il Csm «a norma della Costituzione, conclude il suo mandato dopo quattro anni dalla sua elezione e può essere sciolto in anticipo soltanto in presenza di una oggettiva impossibilità di funzionamento, condizione che si realizza, in particolare, ove venga meno il numero legale dei suoi componenti. Qualora ciò avvenisse il Presidente della Repubblica sarebbe obbligato dai suoi doveri costituzionali a convocare, entro un mese, nuove elezioni dellintero organo, ovviamente secondo le regole vigenti per la sua formazione».

Però, prosegue il presidente della Repubblica, «lattuale Csm, rinnovatosi in parte nella sua composizione, non si trova in questa condizione ed è impegnato nello svolgimento della sua attività istituzionale».

Perciò Mattarella formula un invito alle forze politiche e dice: «Se i partiti politici e i gruppi parlamentari sono favorevoli a un Consiglio Superiore della Magistratura formato in base a criteri nuovi e diversi, è necessario che predispongano e approvino in Parlamento una legge che lo preveda: questo compito non è affidato dalla Costituzione al Presidente della Repubblica ma al Governo e al Parlamento».

Ed osserva che «​Governo e Gruppi parlamentari hanno annunziato iniziative in tal senso e il Presidente della Repubblica auspica che si approdi in tempi brevi a una nuova normativa. Risulterebbe, peraltro, improprio un messaggio del presidente della Repubblica al Parlamento per sollecitare iniziative legislative annunciate come imminenti. Al presidente della Repubblica competerà valutare la conformità alla Costituzione di quanto deliberato al termine delliter legislativo, nellambito e nei limiti previsti per la promulgazione».

Invece, nel merito del “caso Palamara” Mattarella non intende prendere posizione, perché «per quanto gravi e inaccettabili possano essere considerate, sullintera vicenda sono in corso un procedimento penale e diversi procedimenti disciplinari e qualunque valutazione da parte del presidente della Repubblica potrebbe essere strumentalmente interpretata come una pressione del Quirinale su chi è chiamato a giudicare in sede penale o in sede disciplinare: la giustizia deve fare il suo corso attraverso gli organi e secondo le regole indicate dalla Costituzione e dalle leggi», sottolinea il presidente.

C’è anche una considerazione finale sull’inopportunità di sciogliere in questo momento il Csm: «Un eventuale scioglimento del Consiglio Superiore della Magistratura comporterebbe un rallentamento, dai tempi imprevedibili, dei procedimenti disciplinari in corso nei confronti dei magistrati incolpati dei comportamenti resi noti, mettendone concretamente a rischio la tempestiva conclusione nei termini previsti dalla legge».

​Dunque Mattarella ribadisce che «in merito alle vicende che hanno interessato la magistratura, il presidente della Repubblica, come ha già fatto in passato, tornerà a esprimersi nelle occasioni e nelle sedi a ciò destinate, rimanendo estraneo a dibattiti tra le forze politiche e senza essere coinvolto in interpretazioni di singoli fatti, oggetto del libero confronto politico e giornalistico».



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